Manovra economica, Inu: no a tagli indiscriminati di Province e Comuni

Mentre la manovra economica varata la scorsa settimana dal governo è all’esame del Senato, l’INU, Istituto Nazionale di Urbanistica, richiama l’attenzione sulla parte del provvedimento che dispone il taglio del numero dei Comuni e delle Province, con i soli criteri di riferimento del numero di abitanti e dell’estensione territoriale.

 

L’INU ritiene che la misura, così come è stata pensata, sia pericolosa per il buon funzionamento delle istituzioni locali. L’Istituto è consapevole della necessità di lavorare per dare competitività al sistema Paese, e che la questione dell’efficienza delle amministrazioni pubbliche locali non possa restare fuori dal dibattito e dall’insieme degli interventi proposti.
Tuttavia, il taglio indiscriminato di circa 30 Province e 1500 Comuni, da effettuare tramite la brutale tagliola della contabilità numerica degli abitanti e dei chilometri quadrati, non è la strada giusta. Quello che occorre è una riorganizzazione razionale del sistema delle Province e dei Comuni, da effettuare a partire dei principi guida dell’adeguatezza e dell’autonomia dei livelli di governance. Invece di tagliare il più possibile in modo indiscriminato, è necessario adottare una politica di aggregazioni e accorpamenti, tutelando l’effettivo governo dei territori, la programmazione dello sviluppo e il mantenimento della democrazia.
A questo proposito l’INU si mette a disposizione delle forze politiche e istituzionali, pronto a contribuire a quei correttivi che paiono indispensabili, a fianco degli Enti che governano i territori e a supporto delle decisioni del Parlamento e del governo.

 

L’Istituto Nazionale di Urbanistica segue con consapevolezza e preoccupazione le drammatiche vicende del nostro Paese. Già nell’aprile scorso, al nostro XXVII Congresso nazionale, avevamo evidenziato l’emergenza della crisi economica particolarmente acuta, insieme a un evidente peggioramento delle condizioni delle città, dedicando sessioni di approfondimento a risorse, governance e welfare.
Rilevammo come, in Italia, crisi economica e crisi urbana, pur seguendo logiche talvolta contrapposte, si manifestano quale prodotto di uno stesso e più generale declino e di un modello di sviluppo diventato sempre più insostenibile; e come fosse necessario affidare l’obiettivo di contrastare questa dinamica recessiva ad una azione comune, per affrontare congiuntamente le criticità manifestate dal sistema economico e quelle relative al nostro modello insediativo. Dicemmo, e ribadiamo, che per quanto riguarda l’assetto istituzionale, fondamentale per restituire competitività al sistema urbano, la prospettiva è quella di una sua organica riorganizzazione, modellandolo sulle dimensioni della metropolizzazione e dell’area vasta, sull’assetto reale, troppo spesso lontano dalle frammentazioni territoriali indotte dai confini amministrativi.
Tuttavia, questa consapevolezza non ci ha portato, e non ci porta, a suggerire, né a sostenere, la banalizzazione delle istituzioni e l’impoverimento dei profondi rapporti fra queste e i territori. Riteniamo improduttivo, ai fini del rilancio delle capacità sociali ed economiche del nostro Paese, ridurre una questione così rilevante al numero degli abitanti o all’estensione territoriale, senza verificare l’adeguatezza e l’autonomia delle singole componenti decisionali del sistema di governo, princìpi che, invece, dovrebbero essere la base di un efficace, certo necessario, progetto di riordino degli assetti istituzionali. Alle ipotesi di cancellazione o di accorpamento degli enti locali, operate in assenza di tali verifiche, ai tagli e alla cancellazione di investimenti ai quali essi saranno soggetti, seguiranno inevitabilmente degradi materiali e immateriali delle comunità locali.
Per questo, rispetto al “taglio sulla carta” di 30 Province e 1.500 Comuni, al quale non è seguita alcuna proposta di riorganizzazione efficiente e aderente alle realtà territoriali, ben più complesse rispetto al solo parametro numerico utilizzato, riteniamo maggiormente congrua l’adozione di un criterio di accorpamenti e aggregazioni in ragione della programmazione dello sviluppo e del mantenimento della democrazia nei territori, e indispensabile un progetto di riassetto che non si fermi alla cancellazione.
[…] L’INU si mette a disposizione delle forze politiche e istituzionali, pronto a contribuire a quei correttivi che ci paiono indispensabili, a fianco degli Enti che governano i territori e a supporto delle decisioni del nostro Parlamento e del nostro Governo.
Il bagaglio culturale del nostro Istituto, lontano da una riduttiva visione settoriale dei propri interessi disciplinari, ci permette di vedere le profonde connessioni fra la ripresa economica e le capacità politiche, culturali, amministrative e tecniche straordinarie, oggi necessarie, in grado di legittimare costantemente l’impiego di risorse particolarmente scarse a presidio del patrimonio territoriale e delle solidarietà istituzionali. A ciò serve un progetto politico complessivo, per il quale INU è pronto a dare il proprio apporto, che punti a rifondare il patto fra istituzioni e cittadini, a recuperare la serenità del dialogo e pari ruoli decisionali in merito all’assunzione di responsabilità, per incrementare l’efficienza e la trasparenza degli atti amministrativi e permettere la condivisione di scelte che devono mantenersi equamente distribuite”.

 

Federico Oliva
Presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica

 

Per la riorganizzazione delle Province e dei Comuni occorre un progetto politico complessivo che punti a rifondare il patto tra istituzioni e cittadini, distribuire con razionalità le responsabilità di governo, incrementare l’efficienza e le trasparenza degli atti amministrativi.

 

Per ulteriori informazioni
www.inu.it

 

Nell’immagine, il piccolo comune di Mesola, in provincia di Ferrara. Foto Federica Maietti 2009

 

Leggi anche: Istituto Nazionale di Urbanistica, Anci e Upi su taglio di province e comuni

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