Luce, Materia: Connesso quindi esisto

(di Marcello Balzani) Un po’ come accade per il cervello, la cui attività stimola gli scienziati ad imporsi percorsi di ricerca selettivi e vincolanti, anche per il binomio luce-materia le scale di grandezza non sono estranee alla comprensione degli effetti. In qualche modo probabilmente esiste una connessione tra la luce prodotta dalla scarica elettrica di una singola cellula cerebrale e la materia che la compone esattamente come accade nell’interazione energetica dei fotoni.

 

La sfida, da sempre, è analoga: studiare il cervello (come la realtà della materia) alle sue numerose scale di grandezza simultaneamente. Ci sono cose che non hanno senso da sole e che prendono significato (ed esistenza) insieme ad altre.

 

Un pomeriggio di pochi giorni fa ero intento a stimolare Laura, la mia figlia piccola, nel completare i compiti […]. Preso dallo sconforto nel non riuscire ad ottenere un tangibile risultato attraverso la mia autorità paterna, mi alzavo per andare un attimo al bagno e mentre imboccavo il breve andito nella penombra fresca della casa una luce magica ingioiellava l’aria. Una striscia multicolore di un’intensità straordinaria sgattaiolava dalla porta accostata del bagno per trasfigurare il pavimento e una parte dell’anta della porta che conduce al giardino interno. Per una coincidenza incredibile un arcobaleno splendente entrava nella mia casa. Tornato sui miei passi ho avuto una scusa nel richiamare l’attenzione di Laura su un effetto speciale della natura […].

 

Nulla può essere così bello nella materia e nella natura stessa della materia. Quando Newton attribuì il nome spectrum pensava probabilmente all’effetto di un’apparizione: inatteso e gratuito, lo spettacolo dell’interazione luce=materia vince sempre.
[…] Cosa succede quindi? Cosa viene criptato? Che è sempre sotto i nostri occhi come “il segreto della coscienza si nasconde nel rumore di miliardi di cellule cerebrali” (Carl Zimmer)?

 

Lo spettro visibile (la finestra ottica) dello spettro elettromagnetico che scorre tra il rosso e il violetto è solo una parte della radiazione elettromagnetica. È solo quella parte che possiamo vedere con i nostri occhi umani. C’è molto altro che associa la luce ai fenomeni naturali. […] Il gioco è antico in effetti perché la luce e la materia esistono da molto tempo prima della nostra venuta e prima che l’occhio, “questo congegno antichissimo forgiato nell’esplosione del Cambriano” (Andrew Parker ripreso da Sandro Modeo) apparisse nel percorso evolutivo della vita sulla terra. Da quel momento tuttavia si fa parte del gioco e si cercano le regole con cui poter giocare al meglio.

 

Il rapporto luce=materia […] appare come un potente grimaldello per aprire altre connessioni (di significato, di progetto, di energia, ecc.). Diversamente da quanto si potrebbe immaginare il segno = (di uguale), che compare nella titolazione, non è solo un lacerto di einsteiniana memoria, quanto un rapporto d’identità che, proprio attraverso la rete di significati, si compone, scompone e ricompone con molta rapidità, oggi come non mai.

 

“Amalgamare il tutto”, desiderava Feynman!
E noi che vediamo ogni giorno le nanotecnologie e l’ottica quantistica superare le frontiere del possibile in tanti settori dei processi non solo di ricerca ma anche tecnici e di produzione, forse nei prossimi decenni saremo meno cittadini esemplari di una terra di ciechi!


Il testo integrale dell’editoriale è pubblicato nell’e-zine “Luce=Materia”.


Marcello Balzani è Direttore di Paesaggio Urbano e Architetti tabloid

 

Nell’immagine, BIG – Bjarke Ingels Group, Moschea, Centro culturale islamico e Museo dell’armonia religiosa, Tirana. © BIG

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