LO-FI ARCHITECTURE. architecture as curatorial practice

LO-FI ARCHITECTURE, a cura di Mario Lupano, con Luca Emanueli e Marco Navarra è un programma di lavoro che si confronta con problemi urgenti di difficile soluzione delle città e dei territori, avvalendosi del contributo di architetti, artisti, critici, designer, curatori, studenti, amministratori e imprenditori. Il progetto, promosso dalla Fondazione Claudio Buziol, si articolerà in una serie di azioni e attività distribuite lungo l’arco di un anno: un magazine a termine, un ciclo di workshop, una serie di progetti-manifesto redatti con la complicità di committenti pubblici e privati, infine una mostra e un libro. Il progetto è stato presentato il 26 novembre scorso presso Palazzo Badoer.

LO-FI ARCHITECTURE è un programma di lavoro che si confronta con problemi urgenti delle città e dei territori e si rivolge a chi determina le dinamiche amministrative, economiche e culturali dei contesti urbani. Focalizza l’attenzione su aree problematiche o temi di difficile soluzione – che in Italia spesso sono generati dall’intreccio di molti fattori: moltiplicazioni di nuovi bisogni, pregiudizi delle committenze, rigidezze disciplinari, inerzie burocratiche, paradossi normativi – e si propone di superare gli ostacoli con modalità alternative per innescare processi virtuosi e produrre visioni mirate.

LO-FI ARCHITECTURE è un progetto che si avvale del contributo di architetti, artisti, critici, designer, curatori, studenti, amministratori e imprenditori. Si compone di una serie di azioni e attività distribuite lungo l’arco di un anno: un magazine a termine, un ciclo di workshop, una serie di progetti-manifesto redatti con la complicità di committenti pubblici e privati, infine una mostra e un libro.

LO-FI ARCHITECTURE afferma un’idea di architettura aleatoria eppure esatta, visionaria eppure pragmatica. Privilegia un procedimento progettuale che riconosce distintamente il ruolo e l’importanza dei vari soggetti e interessi da cui l’architettura dipende. Si ritrae dalle illusioni del dominio edificante e ritrova una dimensione in cui poter agire puntualmente: promuove un’architettura che si manifesta attraverso l’affermazione di nuclei circoscritti e definiti in un macrospazio che resta meravigliosamente indefinito, sfumato e aperto a sviluppi imprevisti. Nella convinzione che tali indefinitezze siano necessarie per garantire flussi di comunicazione con i destinatari dell’architettura e per l’affermazione di complicità virtuose con le committenze.

L’architettura lo-fi non vive nel culto di un’autonomia disciplinare e si produce attraverso procedimenti progettuali eterogenei, che accolgono contributi ideativi provenienti da sensibilità diverse. Tali aperture metodologiche non sono interessate a generare architettura mimeticamente dissolta nelle complessità contemporanee. Servono piuttosto ad affermare un’architettura che interpreta, sceglie e rischia in una condizione generalizzata di incertezze e di assenza di autorità culturale universalmente accettata. Architettura che si può manifestare anche attraverso l’azione del riconoscere e connettere il già dato (as found). Oppure attraverso un display inedito degli elementi in gioco. Architettura che scaturisce dal gioco delle connessioni e rivela energie latenti nei territori in cui si aziona. Connessioni salde, eppure all’occorrenza reversibili. L’architettura lo-fi è interessata ai valori della temporaneità. Punta ad affermare un’intensità temporanea capace però di innescare processi duraturi, che si propagano anche grazie all’azione di altre forze che si aggregano.
In questo fare architettonico si possono riconoscere molti movimenti progettuali propri del curating.
La pratica del curating suggerisce attitudini e strumentazioni utili per una diversa fenomenologia dell’architettura, per un diverso modo di concepire e gestire il progetto, e per trasformarlo infine in un processo critico e di modificazione fisica.
Il progetto d’architettura come pratica curatoriale dunque, per affermare un’idea di progetto fatto di movimenti non lineari, utili per cercare e trovare interazioni nel paesaggio e nelle comunità.
Un’idea di progetto che si risolve in un lavorio vario e continuato, che cerca di interpretare gli immaginari e le necessità presenti e si assume il rischio di capire quali possano essere quelli futuri.
Un lento lavorio da alimentare e sorvegliare.
L’architettura lo-fi non è necessariamente a basso costo, né a bassa tecnologia. Non è specifica per le situazioni di drammatica emergenza, e neppure per un mondo “povero”. Essa trova la sua dimensione etica in un atteggiamento di comune responsabilità.
Architettura lo-fi è un orizzonte culturale che trasforma in materiale progettuale anche le incertezze epocali del sistema di produzione dell’architettura e le difficoltà specifiche della situazione italiana.
L’attitudine lo-fi è laica e non ideologica, pragmatica, site specific, community specific, selettiva.
Coltiva l’ossessione che implica conseguenze imprevedibili. Rifugge le paralisi provocate da insistenze pianificatorie a larga scala e dai vasti movimenti strategici. Preferisce i movimenti tattici, veloci e capaci di evitare gli ostacoli. Non misura la propria efficacia attraverso la capacità di imporre un effetto, piuttosto crea le condizioni perché esso accada. Insegna a non sprecare le forze e a convogliarle nei punti esattamente utili per avviare un’azione. Coltiva le situazioni affinché diventino fruttuose.

Il progetto LO-FI ARCHITECTURE si sviluppa attraverso le seguenti azioni:

1 “lo-fi magazine”
come una rivista: strumento per la riflessione teorica e per la raccolta di materiali utili alla discussione e all’elaborazione dei progetti-manifesto.

2 workshop
un ciclo di workshop diretti dai curatori, veloci, concepiti come brain storming, aperti agli studenti di
architettura e di altre discipline del progetto. Si svolgeranno presso la Fondazione Claudio Buziol o
in altri luoghi dove si manifesta l’urgenza di risposte alternative alla prassi comune. I risultati confluiranno nel progetto di mostra finale e saranno pubblicati nel relativo libro-catalogo. I workshop con sede presso la Fondazione si terranno in tre momenti: fine gennaio, aprile, luglio
2010.

3 progetti-manifesto
ruolo fondamentale e quindi massima evidenza sarà assegnato ai progetti-manifesto. Lo-fi architecture riflette sperimentando pratiche e processi; con atteggiamento pragmatico si confronta
con le contingenze di alcuni progetti specifici che crescono e diventano manifesto. La messa a punto dei caratteri e dei modi di LO-FI ARCHITECTURE avviene attraverso alcuni progetti che si misurano con il tempo e le condizioni dei luoghi e dei committenti.

4 una mostra e un libro
la riflessione teorica e progettuale di LO-FI ARCHITECTURE assumerà infine la forma di una mostra accompagnata da un libro-catalogo. Una mostra-installazione, un dispositivo per la discussione che s’incunea tra gli eventi in contemporanea con la Mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia.

 

LO-FI ARCHITECTURE
architecture as curatorial practice

un progetto della
Fondazione Claudio Buziol

a cura di
Mario Lupano

con
Luca Emanueli, Marco Navarra

curatore associato:
Maria Luisa Frisa (intersezioni)

ricerca e contributi:
Giovanni Bonotto, Riccardo Dirindin, Denis Isaia, Carlo Ruyblas Lesi, Gianni Lobosco, Amanda Montanari, Elena Pirazzoli, Barbara Stefani, Studio NOWA, Luca Trevisani

visitors:
Aldo Aymonino, Giovanni Corbellini, Marco De Michelis, Francesco Garofalo, Luca Molinari, Alessandro Rocca, Salottobuono, Mirko Zardini,…

sede / contatti e segreteria:
Fondazione Claudio Buziol
Palazzo Mangilli-Valmarana, Venezia
Simona Casarotto [segreteria Fondazione]
Riccardo Dirindin [segreteria del progetto + coordinamento e redazione magazine]

Fondazione Claudio Buziol
Palazzo Mangilli -Valmarana
Cannaregio 4392
30121 Venezia
+39.041.5237467
info@fondazioneclaudiobuziol.org
ffw@fondazioneclaudiobuziol.org

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