L’empireo degli studi di architettura: la top 25 per fatturato (svetta Renzo Piano)

Top 25 studi di architettura

I grandi crescono, i piccoli arrancano: la solita storia che vale anche per gli studi di architettura. È stata pubblicata questa settimana sul Sole 24 Ore la classifica delle prime 25 società di progettazione in Italia allineate per fatturato nell’anno 2014. Ed il responso è luminoso: per gli studi “top” c’è stato un evidente incremento sia della produzione che degli utili rispetto all’anno precedente. Segnale tangibile che lassù, nell’empireo fatato delle “archistar” e dei mega-studi di progettazione, la crisi non si percepisce, con conseguente grande spazio di azione per la crescita del design italiano in architettura.

Il fatturato delle prime 25 società di architettura nel 2014 è cresciuto del 16,6%, con l’utile che cresce del 71%. La posizione finanziaria netta per queste realtà si conferma attiva, e migliorata di un ulteriore 37,8%, mentre il patrimonio complessivo registra un incremento del 22,3%.

Mercato estero “mon amour”
La chiave della crescita alloggia ovviamente anche nella maggiore facilità per tali realtà di penetrare i cancelli degli allettanti mercati esteri, veri e propri paradisi terrestri degli investimenti. Insomma tali cifre devono essere correttamente attribuite al fatto che a certi livelli di notorietà (ed “autorialità”) gli architetti italiani possono permettersi non solo di scegliere gli incarichi più ambiti e remunerativi ma pretendere anche ricche e cospicue parcelle.

Studi di progettazione in architettura: la classifica
Sull’ideale podio del ranking sono presenti gli studi di Renzo Piano (42,5 milioni di euro di fatturato, in crescita dell’8% sull’anno precedente), Antonio Citterio/Patricia Viel (16 milioni di fatturato e crescita di quasi il 17%) e Roberto Baciocchi (7,4 milioni in cassa). A seguire emergono altri nomi di rilievo (spesso legati anche al pianeta della moda): Pininfarina (marchio storico della carrozzeria, riconvertito all’architettura), Lamberto Cremonesi, David Chipperfield (l’architetto straniero più attivo in Italia), Matteo Thun, Michele De Lucchi, Patricia Urquiola, Daniel Libeskind, Mario Cucinella.

Non sempre è la firma del grande architetto a costituire un brand accattivante: al vertice della classifica infatti fanno capolino anche realtà costituite da formule societarie anonime. Ciò dimostra in maniera inconfutabile l’allontanamento dal concetto di tradizionale di studio professionale, oltre alla fiducia riposta nelle sigle (in linea con quanto avviene nella concorrenza internazionale). Un esempio in tale direzione è Progetto Cmr (società che ha in Massimo Roj il suo leader), mentre altre ragioni sociali nascondono nomi di architetti autonomamente creativi, come la milanese Piuarch, che unisce gli architetti Francesco Fresa, German Fuenmayor, Gino Garbellini e Monica Tricario.

Tra architettura e ingegneria
Esistono inoltre alcune realtà che si pongono in un territorio di confine tra architettura e ingegneria: aziende a tutti gli effetti senza progettisti di riferimento, con manager che incarnano il ruolo di figura predominante. Le più tipiche, in ordine di fatturato, sono Hydea (alla quale la società di ingegneria Agriconsulting partecipa per il 41,7%) e Starching (che ha architettura e ingegneria nell’acronimo).

A cura di Marco Brezza

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