Legno e sostenibilità su Paesaggio Urbano: digital landscape

Il numero 5-6.bis.2012 di Paesaggio Urbano è legato a doppio filo al suo gemello di carta (il 5-6.2012). Si tratta di gemelli eterozigoti, rimanendo nella metafora: buona parte del DNA è comune ma, oltre ai contenuti del tutto diversi, non c’è una perfetta identità.
Nel numero cartaceo il dossier è dedicato al colore, raccontando inoltre di un workshop sul tema presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara.
La redazione di una rivista digitale apre diverse strade. Oltre alla doppia opzione di apertura a doppia pagina o pagina singola per agevolare la fruizione, i molti link disseminati negli articoli sono un’utile possibilità offerta dal contesto digitale. Oltre ai link esterni e interni (dal sommario in apertura) questo numero 5-6.bis.2012 di Paesaggio Urbano include in partenza, al momento della pubblicazione, diversi video collocati fisicamente (se così si può dire…) sul canale Vimeo (www.vimeo.com/paesaggiourbano) della rivista. Future implementazioni riguarderanno, tra l’altro, applicazioni specifiche per Ipad.

 

Il legno è, con questo numero bis, anche il nostro filo verde che permette di connettere il “Paesaggio Urbano” di carta con il “Paesaggio Urbano” digitale e scaricabile nel sito www.paesaggiourbano.net e attraverso www.architetti.com: un pianeta editoriale in cui si vedono le stratificazioni e le intersezioni culturali che hanno creato la nostra rivista negli anni.
Il legno è anche la metafora, soprattutto per il settore italiano delle costruzioni, di un’idea di sostenibile che si fa strada e che cerca di trovare corrette ibridazioni per attecchire e svilupparsi tecnologicamente, tipologicamente e costruttivamente.
Guardando come il clima austriaco sia riuscito a fare sistema tra paesaggio, ambiente, tecnologie, processi costruttivi, gradi di innovazione e di come tali modelli riescano ad essere un prodotto di esportazione da un lato e di grande valorizzazione della propria identità dall’altro è notevole. L’architetto italiano che, superata la frontiera di pochi chilometri, si avvicina a queste fabbriche del costruire e del costruito in legno sente che l’aria che si respira è quella di una grande condivisione sociale, culturale e produttiva. In altre parole appare normale che accada così. E come si potrebbe fare diversamente? Non sono solo le conoscenze tecniche, tecnologiche, architettoniche a sviluppare una metodologia di utilizzo delle risorse naturali che sfrutta coerentemente ogni elemento, ma è anche quanto è stato seminato politicamente e socialmente nei comprensori produttivi a generare un clima di grande qualità. Al punto che appare oggi impossibile fare scelte diverse. D’accordo, l’Austria non è l’Italia. Ma non sarebbe possibile oggi immaginare, non certo per tutto il nostro Paese, ma per delle macroregioni altrettanto produttive una visione altrettanto coerente e consapevole? Per ottenerla non è sufficiente un buon architetto, un’abile ed onesta impresa di costruzioni e un committente illuminato. Lo sforzo titanico che tali attori oggi devono compiere per realizzare un progetto consapevolmente sostenibile è sbalorditivo (in questo numero il caso dell’housing di via Cenni a Milano ne è un esempio) se si pensa a come spesso tutto il sistema remi contro, non faciliti, rimanga ancorato a logiche d’interesse negative, perdenti e dimostrate dai fatti.

 

Dopo il sisma del maggio 2012 in Emilia-Romagna, attraverso la Rete Alta Tecnologia e la sua Piattaforma Costruzioni, si stanno sviluppando percorsi di ibridazione tecnologia tra processi costruttivi tradizionali al meglio dei requisiti antisismici (cemento armato iperstatico) e processi di produzione di componenti a pannello in legno e fibra naturale, integrati da sensoristiche si sicurezza. È il segnale di un forte cambiamento perché l’architettura divenga più sostenibile.
Il numero 5-6.2012 su carta rilancia ad un’intervista a Francesca Valan. Non si tratta di un’intervista tradizionale ma di una LI, una LEGO intervista realizzata da Patrizia Bertini con una modalità originalissima da lei sviluppata a partire dal metodo Lego® Serious Play® e descritta nel suo articolo del Dossier su carta. Naturalmente è una intervista sul ruolo del colore in architettura, la prima di una serie speriamo (è già programmata una intervista a Gianni Cagnazzo) realizzata in esclusiva grazie al contributo di Epson Italia e con il sostegno di Lego Italia. Un altro contenuto digitale per Paesaggio Urbano, quindi, presto disponibile sul canale Vimeo della rivista e di cui architetti.com darà notizia.
Molti i fili (non solo rossi!) che legano questo numero bis al suo gemello su carta.

 

L’ultima novità editoriale del numero digitale è nella lingua.
Con grande impegno Paesaggio Urbano ha cominciato ad estendere i propri confini, proiettandosi verso una dimensione internazionale. Gli abstract in inglese degli ultimi numeri stampati sono la testimonianza di questo obiettivo, così come la pubblicazione integrale degli abstract sul sito della rivista www.paesaggiourbano.net. Ma raddoppiare un testo in una pagina stampata richiede spazio e lo spazio su carta ha un costo. Già nel numero cartaceo 5-6.2012 gli autori hanno compiuto uno sforzo compositivo notevole nel comprimere e sintetizzare i contributi per dare spazio alle traduzioni integrali dei testi in inglese, entro i margini obbligati delle 32 pagine del format del Dossier. Sul questo numero digitale problemi di spazio non ne abbiamo avuti: dai pulsanti in alto a sinistra si può passare dall’italiano all’inglese, stessa impaginazione, stesso testo ma lingue differenti. Un doppio bis, potremmo dire… Questo spiega anche il documentario sulle foreste doppiato in inglese. Altri fili che si legano.

 

di Marcello Balzani e Carlo Bughi

 

Per ulteriori informazioni
www.paesaggiourbano.net

 

Nell’immagine, dettaglio dell’involucro finalizzato all’acquisizione di energia dell’Endesa Pavilion sviluppato dallo IACC all’International BCN Smart City Congress. Foto © Adrià Goula

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