Legge di Stabilità: fuori la riqualificazione energetica dal Patto di Stabilità?

Il senatore Mariniello del PDL ha presentato un emendamento alla Legge di Stabilità che chiede che agli interventi di riqualificazione energetica degli edifici non venga applicato il Patto di stabilità. Una sola condizione: se viene dimostrata la riduzione complessiva delle spese di gestione e la fattiblità tecnico-finanziaria dell’intervento di riqualificazione.

 

“È una iniziativa importante che tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione dovrebbero sostenere senza dividersi e che il Governo dovrebbe senz’altro accogliere: si tratta dell’emendamento alla Legge di Stabilità 2014 presentato dal senatore Giuseppe Marinello (Pdl), presidente della commissione Ambiente del Senato” ha dichiarato Leopoldo Freyrie, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, paesaggisti e Conservatori.

 

Dunque il Consiglio Nazionale degli Architetti appoggia in tutto e per tutto, anche perché l’emendamento Marinello accoglie semplicemente la Direttiva europea 2012/27.

 

La nuova programmazione dei fondi europei 2014-2020 che spinge l’innovazione energetica nelle città, e le Direttive 2012/27 e 2010/31 che fissano le scelte da intraprendere per fare dell’efficienza energetica la chiave per una riqualificazione diffusa del patrimonio edilizio rappresentano un’opportunità, un treno da non perdere.

 

L’intervento di riqualificazione è un modo per dare valore al futuro delle città. In un’ottica europea e europeista sarebbe assurdo remare contro l’innovazione che ci porta a vivere meglio semplicemente per rispetto del Patto di stabilità.
Per quanto riguarda le nostre città, possiamo considerarle, nella grande maggioranza e dal punto di vista dell’efficienza energetica, molto più indietro rispetto a molte altre città europee. Questa valutazione è valida sia se consideriamo i grandi centri urbani, sia se consideriamo i comuni più piccoli. Quindi, dobbiamo darci una mossa, e l’emendamento alla Legge di Stabilità, se fosse approvato, e messo in atto, sarebbe un buon inizio.
Si, perché tra approvare e applicare c’è di mezzo il mare. Ma se consideriamo gli esperimenti positivi fatti (anche) nel nostro paese in merito alla riqualificazione energetica degli edifici, allora possiamo vedere dove sta la via per svecchiare l’Italia.

 

“Serve creare un’unica struttura nazionale per coordinare gli interventi di riqualificazione delle aree urbane e metropolitane: questo fatto rappresenterebbe il primo e vero  segnale di cambiamento per affrontare davvero in modo nuovo ed incisivo il tema della rigenerazione statica ed energetica del patrimonio edilizio del Paese, per ridefinire il profilo del settore delle costruzioni nei prossimi anni e ritornare a creare lavoro”. Sono pienamente d’accordo con il Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti.

 

Il Paese è impreparato, aggiunge il presidente del CNAPPC: c’è da presentare un piano per l’efficienza energetica entro il 2014. Se scrivo che non credo che ce la faremo, vengo accusato del solito disfattismo, se scrivo che possiamo farcela, vengo accusato di essere uno che appoggia le larghe intese. Facciamo allora che aspettiamo: aspettiamo e vediamo se cade il Governo, aspettiamo se Letta e Alfano sono in grado di capire che bisogna riqualificare il patrimonio edilizio italiano, aspettiamo. Poi ci sarà Grillo che dice, in ritardo rispetto ai tempi come sempre (è questo uno dei suoi problemi: denuncia i problemi quando sono già esplosi, non è in grado di individuarli prima, anche per questo non li risolve mai), che la riqualificazione energetica è importante, si litigherà e si andrà a votare.

 

Intanto però qualche proposta interessante è venuta fuori. Bisogna:
individuare priorità e obiettivi di intervento;
– costituire un fondo nazionale di finanziamento e di garanzia;
– rendere permanenti le detrazioni fiscali per gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica e di consolidamento antisismico degli edifici.

 

Poi sorge un altro dubbio: il fascicolo del fabbricato serve a qualcosa in questo senso? Chi ha interesse a renderlo obbligatorio? La sua utilità è reale? O è un altro foglio di carta? Non sono domande retoriche. Basterebbe concretizzare gli interventi di efficientamento energetico di cui tanto si parla, e cacciare i soldi, e il paese cambierebbe  volto. E inizierebbe a respirare meglio. Per fare queste cose, peccato che ci sia sempre di mezzo la politica.


di Enrico Patti

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