Le tecnologie abilitanti per il futuro dell’architettura saranno intelligenti se cambiaremo atteggiamento

(di Marcello Balzani). Non è semplice descrivere il futuro. Il futuro si compie all’interno di una progressiva fase di avvicinamento. Come avviene per un’incessante messa a fuoco. Quando si giunge a vedere tutto chiaro, è già presente.

 

Quanto possa incidere il passato è facile comprenderlo. Nella nostra società il passato è tutto ciò che è già stato fatto, assimilato, verificato, prodotto. E offre una grande sicurezza continuare a coltivare e a proteggere qualunque tipo di passato, soprattutto quando il futuro è incerto per le trasformazioni che impone. Eppure oggi la domanda che nel nostro settore delle costruzioni e dell’architettura viene posta riguarda un processo di cambiamento che è già in atto e che non è derogabile. Se fra dieci o venti anni pensiamo a un futuro e lo vogliamo raggiungere cosa ci può servire per mettere in atto la fase di avvicinamento?

 

Quali tecnologie e quali processi dovranno essere a disposizione della più ampia platea di attori del settore perché si possa raggiungere progressivamente questo obiettivo? La domanda potrebbe anche non essere mai posta se si pensa come nell’arcipelago multiforme delle trasformazioni urbane e territoriali lo sport più di moda sia sempre quello di cavalcare la tigre dello sviluppo. Se le cose devono accadere accadranno intanto si costruisce! Se serve qualcosa per costruire di più si trova da qualcun altro che ci è già passato! Oggi questo sport è inammissibile, come probabilmente lo era anche quando le cose andavano quantitativamente bene, ma appariva un peccato mortale anche solo esprimere un ideale del genere.

 

La Commissione Europea nel 2011 lancia una strategia flessibile e dinamica, per l’innovazione e la definisce Strategia per la Specializzazione Intelligente (S3 – “Smart Specialization Strategy”). Ogni regione europea deve elaborare entro il 2013 la propria (settori o nicchie competitive, potenzialità di sviluppo imprenditoriale, vantaggi competitivi, ecc.) perché sarà fondamentale (e cogente) per avere accesso ai prossimi finanziamenti europei che le strategie vengano validate e valutate!

 

Ricordo a tutti gli architetti e all’imprese che leggono le nostre riviste e i nostri siti e prodotti digitali del settore tecnico Maggioli, che questi canali di finanziamento a cui attingeranno le Regioni, saranno gli unici su cui fare veramente affidamento dal 2014 in poi per alcuni anni e che la Commissione Europea ha messo in gioco un valore di finanziamento (anche in un momento di crisi) quasi doppio rispetto a quello degli anni scorsi! Ecco perché sarà fondamentale per tutti cambiare atteggiamento e cominciare a stare più attenti ad alcune parole!

 

Per far comprendere meglio cosa voglio intendere vi consiglio di leggere Paesaggio Urbano, nel n. 5/6_2013, in cui si propone un Dossier, curato da Federica Maietti, Direttore del sito che state leggendo, di ragionare su quali tecnologie (e processi) potranno abilitare il nostro futuro. Come ho detto è un sport difficile ma che la Regione Emilia-Romagna, per esempio, sta cercando di mettere in atto proprio per la strategia di specializzazione intelligente che è uno dei pilastri del famoso Orizzonte 2020.

 

Provando a estrarre alcuni ragionamenti dal Dossier è importante ricordare che oggi il settore delle Costruzioni è coinvolto in una crisi che colpisce sia le imprese maggiori che buona parte del tessuto di piccole e medie imprese. Tale congiuntura ha coinciso con la sempre più stringente consapevolezza del problema ambientale, con la necessità di allinearsi alle direttive europee in materia e con la conseguente necessità di porre al centro le sfide sociali del futuro, come avviene già in moti paesi europei. Tra le molteplici sfide che il settore dovrà affrontare nel breve periodo, alcuni obiettivi risultano prioritari:
– la limitazione del consumo del suolo,
– la realizzazione di un sistema energetico sostenibile e competitivo per affrontare la scarsità di risorse,
– la risposta all’incremento dei fabbisogni, in particolare quelli energetici,
– l’adattamento ai cambiamenti climatici,
– l’invecchiamento della popolazione e i cambiamenti sociali in generale, che devono trovare risposte anche in termini di accessibilità, vita autonoma, comfort, salute e benessere,
– non da ultimo, la sicurezza.

 

Il tema della sicurezza strutturale, degli edifici, delle infrastrutture e del territorio in generale, è diventato per esempio per la Regione Emilia-Romagna particolarmente urgente anche alla luce del sisma che ha colpito il territorio emiliano nel maggio del 2012, che ha evidenziato la necessità di operare un approfondito controllo sulla vulnerabilità sismica degli edifici privati e pubblici, operare sulla normativa in materia, su processi trasparenti, sviluppare tecnologie antisismiche innovative. Il tema della ricostruzione è tuttora un’emergenza regionale, che si può tradurre in direzioni operative strategiche in termini di azioni coscienti e consapevoli, applicabilità innovativa di molte risorse integrate sviluppate dalla ricerca in rapporto con le migliori imprese del settore.

 

Qualità energetica, sostenibilità ambientale e sicurezza strutturale, riqualificazione del patrimonio esistente e rigenerazione urbana, ruolo del progetto e qualità architettonica, urbana e vivibilità, riduzione del consumo di suolo, sostenibilità economica, tecnologica, progettuale e di processo: sono queste le direzioni fondamentali tracciate nell’individuazione delle traiettorie tecnologiche prioritarie per il settore regionale delle Costruzioni, analizzate in rapporto al contesto produttivo.

 

Le traiettorie delineate nel prefigurare direzioni strategiche per il comparto produttivo e della ricerca hanno inoltre preso in considerazione l’intero ciclo di vita dell’opera (Life Cycle Assessment), facendo emergere la necessità della messa a punto di indicatori, codici di calcolo e metodi di valutazione che determinino, attraverso parametri quantitativi, l’effettivo impatto che le opere di costruzioni hanno sull’ambiente nel loro ciclo di vita. Il lavoro di definizione delle traiettorie tecnologiche prioritarie per il settore delle Costruzioni è stato svolto considerando inoltre una serie di aspetti del processo complessivo che rendono il settore tradizionalmente poco ricettivo all’innovazione; si tratta di “barriere” non tecnologiche (dal punto di vista normativo, di trasferimento, cultura del progetto, gestione dei dati, comunicazione, costo di sperimentazioni e prototipi, motori socio-economici nel recepimento dei contenuti tecnologici abilitanti, ecc.) che, nel processo complessivo, impediscono a quelle innovazioni in grado di incidere in modo radicale sul settore, in senso lato, di trovare applicabilità.


Mettere al centro lo sviluppo tecnologico e d’impresa, logiche di processo verificabili e predisposte all’innovazione (trasparenza del processo e partecipazione) rappresenta una fondamentale chiave di volta per le imprese e per il mondo delle professioni (al margine dei processi di trasformazione).
La qualità del progetto e un nuovo ruolo integrato delle diverse figure tecniche, comprensive di nuove figure professionali, sono alla base della concreta applicazione di nuovi modelli di sviluppo edilizio e architettonico per il tessuto produttivo, capaci di innescare, anche sul piano tecnico-normativo, un processo di cambiamento che può investire a cascata tutti i comparti che compongono il sistema.

 

Attenzione, quindi, perché le parole contano e su queste parole si giocheranno i finanziamenti, le risorse economiche e gli interessi del nostro futuro!

 

di Marcello Balzani, Direttore di Architetti tabloid
(pubblicato anche su
Architetti 5/2013)

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