Le facce della Natura

“A Torino vogliamo comunicare l’architettura qual organismo vivente in simbiosi con l’Uomo e la Natura”.
Così Raffaele Sirica, presidente del CNA, all’inaugurazione del Congresso Internazionale degli Architetti, si esprimeva spiegandone gli obbiettivi.
Nelle intenzioni vi era la necessità di far comprendere alle persone qual era il dialogo che l’architettura sta cercando di stabilire con la natura e più in generale con l’ambiente. Una natura che, a causa dell’uomo, già da tempo ha perso la sua naturalità selvaggia per assumere una connotazione più differenziale ed artificiale. In latino natura(m) deriva da natus cioè “nato”, la creazione dell’essere, ma anche “il complesso delle cose e degli esseri dell’universo, governati da un ordine proprio e anche oggetto di contemplazione e studio da parte dell’uomo”.
Nel congresso organizzato dall’UIA il tema di natura in architettura è quindi fondamentale. Una discussione iniziata con Italo Rota, il quale affermava la centralità dell’elemento primordiale, quali le rocce degli asteroidi, poi evoluta da altri relatori definendo un quadro non concluso ma che lascia posto ad infinite interpretazioni ed applicazioni.
Due sono le correnti di pensiero che hanno presentato un’idea chiara e convincente, capace di mostrare una via critica sul rapporto che l’architettura dovrà assumere nei confronti della natura.
Il primo pensiero è riferito all’ecosostenibilità e al risparmio delle risorse energetiche. “Non possiamo risolvere i problemi se non abbandoniamo il modo di pensare che li ha creati” (A. Einstein), una frase che prepara le persone ad abbracciare questo pensiero d’architettura. C’è bisogno di nuovi modi di pianificare le città, con un progetto urbano meno succube del costante aumento demografico, come ha ricordato a distanza di due anni dalla biennale Richard Burdett. Forti investimenti statali sono necessari per eliminare piaghe, quali l’uso smisurato dei mezzi privati a scapito di quelli pubblici, come ammonisce Anui Dayal, responsabile della Delhi Metro Rail Corporation, che in dieci anni ha realizzato ben 128 km di metropolitana, nella sola città di Delhi. Altri incitamenti sono arrivati nel pensare gli edifici, attraverso un uso più sapiente della composizione architettonica e l’uso di materiali da costruzione più performanti a scapito di quelli tradizionali meno efficienti. Un esempio, in questo senso, è il progetto d’abitazioni a Settimo Torinese dell’architetto Mario Cucinella, che utilizza materiali per il risparmio energetico d’ultima generazione, integrati a sistemi attivi di produzione energetica. Questo pensiero forse è l’unico modo per ridurre il triste primato che le città detengono, nella produzione del 75% d’anidride carbonica totale.
Il secondo pensiero trova terreno nell’espressività e nel rapporto con la morfologia; “Non bisogna far violenza alla Natura, bisogna persuaderla” (Epicuro). Lo studio italo-americano Lot-ek riconosce nella natura un aspetto d’incontrollabilità, spontanea e pervasiva dell’elemento artificiale. Nella loro ricerca la “natura industriale” nasce come somma di tanti elementi semplici ed astratti ma eterogenei e imprevedibili come una spaccatura nella roccia. Italo Rota chiarisce meglio il concetto partendo dallo scheletro, l’elemento naturale che porta a nuove basi di ragionamento. Gli elementi primordiali ti ricordano perché si utilizzano certi elementi, quindi dall’asteroide, la pietra, la fame, il sasso scheggiato, tagliare la carne, si arriva al coltello elettrico, un oggetto tecnologico per azioni naturali. Rota sostiene l’idea dell’eliminazione di modelli come l’automobile o la casetta con 20 mq di giardino, a favore dell’autista, dell’aereo e del centro cittadino compatto.
Il congresso, mettendo in discussione in modo ragionato gli stereotipi e i pochi punti fermi che oramai resistevano nella progettazione architettonica, ha rimesso in discussione il futuro della progettazione architettonica. Chi vi ha partecipato non avrà notato alcuna certezza, ma anzi avrà moltiplicato la propria confusione mentale. In ogni modo uno stimolo per i progettisti, che lascia spazio alla creatività e alle buone idee, per reinventate le città e l’architettura, certi che i valori e i significati della Natura e dell’Ecologia possono essere uno strumento di dialogo e interazione con i cittadini.

 

di Igor Pilla

 

Foto Credit: Spazio FMG www.spaziofmg.com

Scritto da

The author didnt add any Information to his profile yet



Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico