‘Le definizioni di design sono tante e personali’. A Cersaie 2011 il designer Alessandro Mendini

Stamattina a Cersaie incontro tra gli studenti del territorio e il maestro del design in videoconferenza dal suo studio milanese.  Un dialogo sulla creatività, il pensiero e gli oggetti.

 

“Le definizioni di design sono tante e personali. La mia è il modo di dare forma ad ambienti ed oggetti in modo che diventino delle scene, degli spazi, degli strumenti non solo funzionali all’uso pratico, ma emozionanti, quasi religiosi. Tanto da indurre la persona a rapportarsi con le cose in una reciprocità quasi omologa. Un antropoformismo delle cose, che rende l’oggetto umano e con una tendenza poetica”. Alessandro Mendini, designer fuori dagli schemi per eccellenza, è approdato a Cersaie, scardinando i luoghi comuni sul design contemporaneo. Il maestro, in collegamento in videoconferenza dal suo studio milanese, stamattina ha risposto alle domande degli studenti che hanno affollato Il Palazzo dei Congressi della Fiera di Bologna.
Un’opportunità unica che rappresenta il secondo appuntamento delle “Lezioni alla rovescia”, dopo il successo dell’incontro dell’anno scorso con Enzo Mari. “È un grande piacere per la nostra associazione – ha detto il presidente della Commissione Formazione Scuola e Università di Confindustria Ceramica Emilio Mussini – vedere la straordinaria partecipazione dei giovani e delle scuole a questa iniziativa all’interno di Cersaie. È fondamentale affiancare momenti come questi, di conoscenza e formazione di carattere culturale, alla possibilità di toccare con mano cosa i settori produttivi producono e mettono sul mercato. Due mondi che bisogna conoscere da vicino già all’interno dei percorsi scolastici. Oggi poi i ragazzi hanno la possibilità di confrontarsi con un professionista dallo spirito libero e creativo, che non solo ha saputo tradurre nelle opere il suo pensiero ma ha anche collaborato con successo con il settore produttivo”.

 

Dopo il saluto di Rolando Giovannini, preside dell’istituto Ballardini di Faenza, ha preso il via collegamento, che si è svolto come un dialogo serrato tra il maestro e gli studenti.
Personaggio eccentrico e da sempre corteggiato dai media, è stato direttore delle riviste “Casabella”, “Modo” e “Domus”. Realizza oggetti, mobili, ambienti, pitture, installazioni, architetture e collabora con compagnie internazionali come Alessi, Philips, Cartier, Swatch, Hermés, Venini ed é consulente di varie industrie, anche nell’Estremo Oriente, per tematiche di immagine e design. I suoi lavori si trovano in vari musei e collezioni private. 

 

“Nonostante negli anni si sia imposto come personaggio irritante, piccolo ma imperturbabile – ha raccontato Fulvio Irace, architetto e professore di storia dell’architettura del Politecnico di Milano, che ha moderato la lezione – con questa sua tenacia è riuscito in 20 anni a scardinare il design italiano. Ha realizzato collaborazioni con la musica, con la moda, contaminando generi e settori, contro tutti i tabù”, ha sottolineato Irace, che ha aggiunto: “Mendini si esprime attraverso una forma di pensiero simile all’aforisma. Frasi brevi come lampi che inizialmente non si capiscano o sembrano arte di superficie ma poi, messe insieme, rivelano una grande profondità di pensiero, che richiede capacità di penetrare e andare all’essenza”.

 

“Il mio lavoro è metodico – ha raccontato Mendini – simile a quello di un operaio. Un progetto nasce diversamente a seconda dell’individuo. Io, per dare forma, devo prima avere fatto dei pensieri. Quindi prima nasce scritto, con parole, diagrammi. Poi l’oggetto diventa la dimostrazione di una teoria. Passo la vita a studiare e a cercare. Un lavoro labirintico, ma c’è di mezzo anche il sentimento, in un ping pong tra intuito e ragione”.
Il  maestro ha poi approfondito il tema del design contemporaneo: “Un designer che vuole fare fortuna deve venire in Italia, baricentro della cultura del design internazionale”, ha detto. “Ma in tutto il mondo c’è oggi un’involuzione formalistica. Così tanto design ha perso densità di pensiero, diventando styling merceologico, nell’accezione più negativa del termine merce. Sono critico nei confronti di questo design attuale, superficiale, freddo ipertecnologico: una tendenza che mi sembra molto pericolosa. Detto questo l’i-pad è un oggetto assolutamente perfetto e io potrei solo rovinarlo”.

 

Gli studenti hanno poi chiesto a Mendini di spiegare la sua idea di stile: “Io lavoro con dei segni che rappresentano un alfabeto invisibile, che io chiamo stilemi. Nel mio studio li usiamo sia in modo bidimensionale che tridimensionale. Il lavoro diventa così una letteratura progettuale. Lavoro per parole visive, anche a causa della passione che ho per la letteratura. Un progettista del resto deve avere il senso di romanzare il proprio progetto, insieme alla propria vita”.

Inevitabile poi un approfondimento sul ruolo della ceramica nel design: “È un materiale fantastico. La piastrella ha avuto un’evoluzione tecnica e tecnologica estremamente positiva e raffinata, per gli spessori, la durezza e il trattamento delle superfici. Oggi il nucleo della piastrella è completamente nuovo e la ceramica è un settore di grande fascino”.

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