Le architetture di SOM in Cina: metropoli cinese e International Style

(di Antonello Stella) L’onda lunga di SOM, Skidmore, Owings & Merrill, viene da lontano e nasce negli Stati Uniti nel 1936, ovvero nello stesso anno in cui Henry-Russel Hitchcock e Philip Johnson pubblicano il libro che conia il termine di “International Style”, considerato anch’esso come l’onda lunga del Movimento Moderno. Tale onda si è protratta di fatto sino alla fine degli anni ’70, anni in cui, sempre negli  Stati Uniti e sempre lo stesso Johnson (che poi negli anni ’90 si riciclerà ulteriormente divenendo paladino e teorico del Decostruzionismo) insieme ad altri teorici tra i quali in particolare Charles Jencks e Robert Venturi, si scaglieranno compatti contro lo stesso “International Style” visto come banalizzazione e svilimento ormai inattuale del Movimento Moderno in nome del nascente Post-Modernismo architettonico come attenzione al “Genius Loci” (termine, questo, ripreso da Norberg Schulz nel 1979) e per una fine del proibizionismo citazionistico, come dirà sempre in quegli anni Paolo Portoghesi in “Dopo l’architettura Moderna”.

 

L’onda di indignazione arriva sino a sacrificare sull’altare lo stesso Mies, considerato il capostipite dell’International Style e non a caso maestro dei SOM, con la famosa e provocatoria illustrazione contenuta nel libro di Venturi-Scott Brown “Complexity and contradiction in architetture”, vero manifesto del post modernismo architettonico, che vede uno dei suoi capolavori, l’IIT di Chicago, affondare in mare come una nave ormai alla deriva.
Il panorama americano dei grandi studi e dello star system sarà molto influenzato in questo senso, e la parabola trasformista di Johnson, da paladino del Movimento Moderno e discepolo di Mies al decostruzionismo, ben racconta di tale situazione culturale.

 

In questo contesto, al contrario, SOM ha rappresentato e tutt’ora rappresenta il filo diretto che lega la tradizione miesiana della modernità con la contemporaneità, ed i progetti cinesi […] raccontano come in realtà il rapporto tra una concezione “internazionale dell’architettura” e il genius loci, in questo caso molto particolare e legato ad una tradizione forte e molto distante dagli stilemi occidentali, ritrova un nuovo significato ed un proprio senso nel panorama della nuova urbanità di quel paese.

 

[…] L’immagine architettonica delle grandi metropoli cinesi, con la sola esclusione di Shanghai, Pechino e naturalmente Honk Kong (che cinese lo è molto meno), non è, di fatto, quella che noi vediamo veicolare attraverso gli sporadici esempi dei grandi studi occidentali chiamati a colmare un vuoto da parte della cultura architettonica cinese, che non è riuscita, se non in casi molto rari, ad interpretare il senso architettonico di tale profonda mutazione e crescita delle metropoli del proprio paese. Le ragioni stanno certo in motivazioni storiche, in primis il taglio generazionale creato dalla Rivoluzione Culturale maoista, e di dimensione del fenomeno, ovvero l’enorme crescita urbana costretta in un arco temporale di poco più di vent’anni.


La Cina è allo stato attuale il paese al mondo con più città sopra il milione di abitanti, soglia psicologica che definisce la dimensione di una metropoli contemporanea, e queste decine di città sono costellate da torri il più delle volte anonime e spesso con la classica terminazione “a pagoda” che vuole in qualche modo identificarle come appartenenti al contesto locale. Nei fatti, l’immagine più avanzata delle architetture che compongono lo skyline di tali città è proprio quello di uno “stile internazionale” e su questo si confrontano gli esempi migliori è più riusciti che vanno a costituire l’icona stessa della nascente metropoli cinese.

 

In un ambito così definito, l’approccio e le architetture delle torri di SOM (tra gli studi al mondo che vantano la maggiore esperienza in questa tipologia) appaiono quanto mai attuali nonché spunto di riflessione.
Si prendano ad esempio la Poly Real Estate Headquarters e la Shenzhen Rural Commercial Bank Headquarters; sono questi due esempi del più genuino approccio di SOM al tema della torre, ovvero l’evidenza del tema strutturale in facciata che caratterizza e fa coincidere in modo evidente la struttura con “l’evidenza formale “ dell’oggetto. In questi casi SOM rappresenta senza soluzione di continuità quel filo rosso che lega l’insegnamento di Mies fino ai giorni nostri: senza sovrastrutture e nel modo più limpido e cristallino. Lontano dagli “unicum” dello star system […] le torri di SOM contribuiscono attraverso il linguaggio universale della “genuinità strutturale” alla costituzione di un’immagine reale e non artefatta della metropoli cinese contemporanea

 

I quattro esempi riferiti al Tianjin Global Financial Center, Greenland Group Suzhou Center, Tianjin CTF Finance Centre, China Merchants Tower & Woods Park lavorano invece, pur con declinazioni diverse, su un altro tema, che vede la struttura ridursi al classico core per poi liberarsi nel tema delle quattro, o due a seconda della pianta […] facciate simmetriche trattate con dei sistemi lamellari, alludendo al tema metaforico della lanterna come riferimento in questo caso sicuramente collegato ad una volontà di contestualizzazione.
La metafora però non scade mai nell’assonanza diretta, lasciando intendere il riferimento senza mai cadere nel citazionismo […].

 

In conclusione, la riflessione incrociata che ci ha portato a illustrare l’esperienza di SOM in un contesto come quello cinese, vuole porre le basi per una più generale riflessione sul senso dello scambio tra due culture così diverse sul terreno dell’immagine della metropoli contemporanea che sembra volerci portare più sul terreno di una similitudine di fondo come valore aggiunto piuttosto che come elemento negativo. Riscossa dell’onda lunga dell’International Style di cui SOM rappresenta la punta di diamante nel panorama internazionale? Nelle prossime puntate di questa riflessione sulla città cinese contemporanea in relazione al contributo occidentale, che qui ha preso avvio, andremo a declinare i diversi scenari.


Antonello Stella, docente di Progettazione al Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara e Direttore 3TI LAB Architecture s.r.l.


L’articolo completo sulle architetture di SOM in Cina è pubblicato sul numero 5-6/2014 di Paesaggio Urbano.

 

Nell’immagine, Zhong Hong Tower, Pechino, particolare della torre. © Smilodon CG

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