Lavori pubblici, il CNAPPC a Lupi: il mercato esclude i giovani, occorre rimediare

“Aprire il mercato dei lavori pubblici ai giovani architetti e a quelli che non sono titolari di strutture professionali di notevoli dimensioni”. È l’appello che il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori lancia al neoministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, con la certezza che la sua competenza e la sua sensibilità condurranno alla identificazione di soluzioni per un settore come quello di Lavori Pubblici così fortemente colpito dalla crisi.

 

L’accesso al mercato dei Lavori Pubblici – sottolinea Rino La Mendola, vicepresidente del Consiglio Nazionale degli Architetti e presidente del dipartimento Lavori pubblici – è attualmente sbarrato per gli effetti determinati dall’art. 263 del Regolamento di attuazione del codice dei contratti, il quale prevede che le stazioni appaltanti, redigendo il bando per gli affidamenti di servizi di architettura e di ingegneria, fissino tra i requisiti tecnico-economici necessari per partecipare alla gara, non solo il fatturato che il concorrente deve dimostrare di avere maturato negli ultimi 5 anni (da due a quattro volte l’importo del servizio oggetto della gara), ma anche il personale tecnico (dipendenti o consulenti stabili) di cui il concorrente deve dimostrare di avere fruito negli ultimi tre anni (da due a tre volte il numero stimato nel bando)”.

 

“Tali stringenti e anacronistici vincoli – sottolinea La Mendola – assumono oggi effetti devastanti e allarmanti proprio perchè la crisi economica, che ha particolarmente colpito il settore negli ultimi anni, ha di fatto impedito alla stragrande maggioranza dei professionisti di conseguire o di conservare il possesso dei requisiti richiesti, determinando il rischio che il mercato dei Lavori Pubblici sia sempre più riservato ad un numero estremamente limitato di soggetti erogatori di servizi di architettura e ingegneria”.

 

Dai dati ricavati dal monitoraggio dell’Agenzia delle Entrate per l’applicazione degli studi di settore, per l’anno 2011, risulta che su 55.645 contribuenti esaminati, solo 141 hanno fruito di un numero di collaboratori (addetti) tra 5 e 10, per una percentuale pari allo 0,3%.

 

Ciò significa che, nelle gare per l’affidamento di servizi di architettura e ingegneria di importo stimato superiore a 100.000 euro, per le quali il bando pubblicato dalla stazione appaltante imponga un numero di “addetti” superiore a cinque (requisito chiesto in più del 90% delle gare bandite sul territorio nazionale), si registra di fatto la grave e inammissibile estromissione dal mercato di oltre il 99,7% dei professionisti.

 

“È una priorità – conclude La Mendola – che il Parlamento e il Governo si facciano interpreti delle esigenze della stragrande parte dei progettisti italiani imponendo una modifica della procedura in atto che alimentando la crisi economica, grava in modo particolare sui professionisti, tradendo peraltro i principi delle direttive comunitarie e dello stesso codice dei contratti, in materia di libera concorrenza”.

Fonte: www.awn.it

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