Lavorare gratis: non il futuro, ma il presente delle Professioni tecniche

Ci sono soldi per tutti, tranne che per i professionisti. Ci disse così alla fine di dicembre dello scorso anno l’ing. Salvo Garofalo, presidente dell’Inarsind, il sindacato degli ingegneri e dei liberi professionisti, in un’intervista che ci concesse in esclusiva (leggi su Ediltecnico.it Soldi per tutti, tranne che per i Professionisti: intervista a Salvo Garofalo).

 

Ebbene, purtroppo, le parole di Garofalo sembrano essere state profetiche, poiché sempre più spesso si assiste, da parte delle pubbliche amministrazioni, alla pubblicazione di bandi in cui, se da un lato si richiedono competenze tecniche e professionalità specifiche (architetti, ingegneri, geometri, ecc.), dall’altra si offre una citazione sul proprio Curriculum Vitae (quando va bene).

 

Avete letto bene: niente soldi, niente vile denaro, ma una bella riga da potere sfoggiare sul proprio curriculum. La via maestra per trovare altri prestigiosi incarichi, magari anche questi da svolgere ‘aggratis’.
Pare che in tempi di spending review e crisi economica, la pubblica amministrazione abbia trovato l’escamotage per garantirsi i servizi dei progettisti senza sganciare un euro, tracciando la via maestra per la nuova frontiera delle professioni tecniche: lavorare gratis (e in cambio avere uno “splendido” curriculum).

 

A scoperchiare il Vaso di Pandora una recente inchiesta del quotidiano La Repubblica, riprendendo una iniziativa proprio del sindacato Inarsind, che ha creato una Pagina Facebook con l’Osservatorio sugli incarichi pubblici, invitando ingegneri, architetti e professionisti tecnici a denunciare il malcostume del lavoro “per hobby”.


L’inchiesta di Repubblica ricorda alcuni casi eclatanti, come quella che coinvolge i geometri. “L’Associazione Geosport (geometri sportivi) dallo scorso 19 gennaio fornisce formazione – secondo bando del Comune di Pisa –  ai 150 giovani prescelti incassando una quota di iscrizione ai corsi pari a 600 euro cadauno”, si legge nell’inchiesta del quotidiano portata avanti dal giornalista Corrado Zunino. “In cattedra l’architetto Zavanella (lo stesso che ha progettato lo Juventus Stadium, n.d.r.), lezioni fino a giugno”.

 

Tutto bene? Non proprio, perché, continua l’inchiesta “Non solo i geometri forniranno il lavoro di base per la costruzione del nuovo stadio, ma dovranno versare all’associazione organizzatrice, un privato senza fini di lucro, 90 mila euro. Pagano per progettare lo stadio di un’archistar per un club di Prima divisione, che è comunque società per azioni”.

 

Gli esempi di questo nuovo bizzarro e inquietante costume pare affliggere le pubbliche amministrazioni di tutta Italia da Bologna a Reggio Calabria, da Roma a Catania. E proprio il “caso di Manziana”, un Comune della Provincia di Roma, aveva inaugurato questa pratica, stigmatizzata dall’Ordine degli Ingegneri di Roma. In sostanza era stato emanato un bando per il consolidamento strutturale di un edificio pubblico a titolo gratuito. Semplice, no?

 

Ma per fortuna qualcosa si muove, oltre all’iniziativa dell’Inarsind, infatti anche il centro Studi del CNI ha da poco inaugurato un appuntamento quindicinale con l’esame delle criticità (o degli inganni) contenuti nei bandi di lavori e di progettazione.

 

Speriamo solo di non dover riscrivere la nostra Costituzione: “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro … volontario”.


Di Mauro Ferrarini

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