La trappola dell’efficienza

(di Marcello Balzani) L’efficienza… tecnico-economica (oggi più che mai di moda); produttiva (perduta e quindi rincorsa per l’Italia ormai da trent’anni); energetica (dicono che sia la fonte energetica del futuro e il volano della ripresa economica); luminosa (e cambiamo tutte le lampadine!); sportiva (oltre il doping per migliorare le prestazioni); d’uso (però prima o poi si rompe!); estetica (è vintage?); sanitaria (dove mi curo?); della giustizia (un’utopia); gestionale (tra input e output o meglio di output oriented); ambientale (esiste?); dei servizi (impossibile riconoscerla!); edilizia (forse da ricercarsi nel processo); termodinamica (per l’industria delle auto è il top); del mercato (si ha l’impressione che in questo caso ci sia sempre una via d’uscita); delle istituzioni (ci vorrà una grande dieta dimagrante); del controllo (delle banche forse più che del fisco); urbanistica (dei diritti edificatori?); sessuale (dal push-up al viagra); amministrativa (autoreferenziale e burocratica); del carburante (quanto con un litro?); interna (mi faccio i cavoli miei); efficace (perché serve?) …e via così.

 

Oggi è spesso un tavolo, un master, un obiettivo, è alta! È un termine che opera con una certa dose di violenza meccanica, processuale. Chiede che si verifichino le capacità di ogni azione, che si vaglino i sistemi di produzione, sempre con la minor spesa, il più piccolo scarto e (soprattutto) il minor utilizzo di risorse e di tempo. Complementare all’efficacia (che cerca in tutti modi di dimostrare ogni capacità utile e necessaria per raggiungere l’obiettivo prefissato) l’efficienza valuta l’abilità di farlo impiegando il minimo indispensabile. E già delineando un significato dopo l’altro ci si accorge che la trappola si sta predisponendo. Efficiente è quindi soddisfacente? Efficiente sarà efficace?

 

L’efficienza economica-tecnica-allocativa si dispiega attraverso il benchmarking dell’efficienza (ma esisterà un modo di confrontarsi ancora di più tra concorrenti forti che non massacri i piccoli e i medi conglomerando aziende e reti di produzione?) e delude verificare che spesso efficienza, produttività e progresso tecnico appaiono come tre termini sinonimi, in un’ideologia del mercato che simula (tra il vapore consumistico) l’eco-efficienza.

 

Se quindi il processo di verifica (e quindi di valutazione) dell’efficienza cerca di definire una stima rispetto ad un termine di paragone considerato ottimo (la mitica best practice) o tenta di valutare i risultati medi di un campione selezionato per l’analisi […], appare molto più complesso trovare un ruolo all’efficienza che non sia solo racchiuso in sé stessa. Ad esempio il rapporto con la libertà (Milton Friedman, 1967), con l’uguaglianza (Arthur Melvin Okun, 1975), con l’equità e con la felicità pubblica (Bruni e Zamagni, 2004): sono termini che rappresentano significati altrettanto non banali, tuttavia più complessi da stimare con un calcolo economico, fisico o meccanico.

 

In qualche modo l’efficienza vive molto bene in un universo tutto redatto a propria immagine, volutamente distante anni luce dall’universo del sociale, con le galassie complesse in cui si dibattono i problemi occupazionali, delle disuguaglianze e della qualità della vita. […]
L’espressione causa efficiente deriva dal terzo principio aristotelico del divenire, che è il principio del movimento. Aristotele cerca di spiegare alcuni processi vitali e fisici attraverso la trasformazione di un essere in potenza a un essere in atto. Un principio che intuisce, proprio con il contributo della causa efficiente, come qualsiasi mutamento è un passaggio dalla potenza all’atto, che è consapevole che si è già nella condizione di poterlo fare.

 

Il bivio in cui ci troviamo richiede indiscutibilmente dei cambiamenti. Si dovrà imboccare una tracciato in cui molti comportamenti saranno non solo non ammessi per norma ma innegabilmente più impossibili nei fatti. Già ora si intuisce come certe efficienze del sistema (rivolte ad alcuni) risultano ormai sempre più insostenibili per quasi tutti gli altri.


L’energia, come la salute, la sicurezza e il comfort sono le tematiche banco di prova del processo di trasformazione nel settore delle costruzioni. Ma non potranno essere prese in esame nel quadro della mera coerenza economica. Perché l’efficienza non risulti un’affilata tagliola sociale si dovranno valutare molto bene le nuove regole etico-politiche condivise che saranno alla base del mutamento. L’architettura non è un ambito della produzione con scarso impatto sociale. La filiera produttiva di cui è un rispettato esempio motiva la propria esistenza in un intreccio complesso con il territorio e il tessuto vitale della nazione.
Forse si è già in condizione di poterlo fare. Dobbiamo essere pronti a riconoscere la potenza e trasformala in azione.


Il testo integrale dell’editoriale è pubblicato nell’e-zine “Efficiente”.


Marcello Balzani è Direttore di Paesaggio Urbano e Architetti tabloid

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