La riqualificazione urbana nel decreto sviluppo. Buzzetti lancia la rottamazione dell’usato

Il rilancio delle città è la priorità indicata dal presidente dell’Ance. Paolo Buzzetti sollecita nuovi interventi per accelerare il processo con una prospettiva progettuale di sistema per attivare i progetti di riqualificazione urbana.

 

Occorre introdurre misure fiscali mirate, che “stimolino la realizzazione di programmi di riqualificazione, coinvolgendo la più ampia platea possibile di operatori economici”.

 

Da Piano Casa a Piano Città
Il decreto 70 (il cosiddetto decreto sviluppo) ha introdotto importanti novità sul fronte urbanistico. “Il Piano casa è stata un’idea geniale perchè andava incontro alla necessità di molti italiani di ampliare e migliorare la propria casa. Certamente la legge andava affinata e in prima istanza ha trovato le giuste resistenze delle Regioni e degli enti locali che sono coloro che in questa materia devono intervenire, come prevede il Titolo V della Costituzione, che però a mio modesto parere andrebbe rivisto, dato il contenzioso che genera. (…) Dopo due anni si è riusciti ad avere una seconda generazione di Piani casa che dovrebbero finalmente attivare il meccanismo virtuoso previsto dalla legge. A rendere questo impianto normativo veramente efficace ha contribuito ora il decreto 70 che ha introdotto principi importanti e già in vigore in tutte le città europee come la demolizione e ricostruzione, il cambio di sagoma, il cambio di destinazione”.

 

Si passa da un Piano casa incentrato sulla sostituzione del singolo edificio a un Piano Città fondato su una prospettiva progettuale di sistema: l’unica in grado di attivare concretamente un processo di riqualificazione urbana. Buzzetti prosegue: “Occorre neutralizzare la variabile fiscale nei trasferimenti di immobili, finalizzati alla successiva utilizzazione edificatoria o al recupero del fabbricato esistente, per esempio, attraverso l’applicazione di imposte sui trasferimenti in misura fissa (Registro e Ipocatastali) a condizioni che, entro i 10 anni dall’acquisto in regime agevolato, vi sia l’ultimazione dei lavori”.

 

“Rottamazione dell’usato”
L’Italia dispone di un grande patrimonio edilizio, dove il 90% delle abitazioni è di proprietà delle persone fisiche. Una ricchezza che, alla fine del 2009, era di circa 4.800 miliardi di euro, 200 mila euro in media per famiglia.
Questa ricchezza può perdere valore: molti immobili sono stati realizzati negli anni della ricostruzione e poi del boom edilizio, spesso con disegni urbanistici poveri, caratteristiche architettoniche e costruttive di scarsa qualità e con carenza di reti infrastrutturali. Grazie poi alle migrazioni dall’estero, la popolazione residente in Italia risulta in aumento, e questo genera una maggiore richiesta di abitazioni. Ecco perché l’Ance vuole attivare una “campagna di rottamazione dell’usato” anche nel settore immobiliare, per rendere possibile la permuta del vecchio fabbricato posseduto con uno nuovo ad alta efficienza energetica.

 

Come riqualificare le città?
Una spinta alla riqualificazione delle città si potrebbe conseguire mantenendo le attuali agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie premiando gli acquisti di abitazioni in fabbricati completamente ristrutturati e gli interventi che producono un effettivo e complessivo risparmio energetico. Come in Francia, si potrebbero introdurre incentivi per favorire l’accesso alla prima casa (mutui a tasso zero) e rilanciare l’affitto in aree oggetto di riqualificazione.

 

Secondo il presidente dell’Ance “gli interventi di riqualificazione delle città vedono una grande opportunità nel processo di dismissione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico”.

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