La forma dell’urbano. Il paradigma vegetale

Ripensare il rapporto tra spazi urbani e rurali, sensibilizzare i cittadini per la riduzione dei consumi, promuovere politiche pubbliche per la tutela delle risorse naturali: nel libro curato da Oscar Marchisio e Daniele Ara, il punto di vista di agronomi, architetti, urbanisti e amministratori pubblici per coniugare ambiente e sviluppo economico

Chi deve progettare oggi le città, coniugando qualità ambientale e sviluppo economico? E’ questa la domanda a cui danno risposta architetti, agronomi, urbanisti, amministratori pubblici, esperti di sostenibilità ambientale e di energie rinnovabili, nel libro “La forma dell’urbano. Il paradigma vegetale”, curato dal sociologo Oscar Marchisio insieme all’agronomo Daniele Ara e pubblicato da Edizioni Socialmente.

Dal 2007, la popolazione mondiale vive in maggioranza nelle città. Gli spazi urbani si dilatano in maniera disordinata, cemento e asfalto avanzano senza orientamenti strategici, consumando territorio e risorse. Sinora patrimonio esclusivo di architetti, urbanisti e ingegneri civili, oggi con la crisi ecologica anche la forma della città deve cambiare. Serve un nuovo “know-how”, quello degli agronomi, dei giardinieri e dei designer ecologici: devono essere loro, secondo i curatori del libro, i nuovi artefici della “città-giardino”.

“E’ necessario che la città si renda conto che la scarsità delle risorse naturali è divenuta ora il fattore limitante della sua crescita economica e che è arrivato il momento di investire nella conservazione di questo capitale – scrive nella prefazione Andrea Segrè, preside della Facoltà di Agraria di Bologna -. Tali investimenti devono portare a un duplice fine, da un lato a una riduzione dell’attuale sfruttamento delle risorse naturali, dall’altro a un aumento di quelle aree capaci di rigenerarle e ricrearle”.

La città, insomma, deve ripensare il proprio rapporto con la campagna, inglobando tra le sue mura spazi verdi, giardini, aree protette. Come racconta Oscar Marchisio, non mancano, anche nel passato remoto, esempi di uso strategico del verde come strumento urbanistico: dalla dinastia dei giardinieri Zhang nella Cina del XVI secolo alla “città-giardino” progettata negli anni Venti a La Chaux-de-Fonds da Le Corbusier, dall’opera di “embellissment” che tra il 1853 e il 1858 cambiò il volto di Parigi, riorganizzandone la viabilità e creando ex-novo boschi, prati, laghi artificiali, ruscelli e cascate, fino al “Piano per la Grande Amsterdam” degli anni Trenta, il primo progetto urbanistico realizzato con una nuova sensibilità per i principi dell’ecologia.

Un importante tassello per le politiche urbane di sostenibilità può essere quello del bio-giardinaggio, un metodo per la cura del verde urbano elaborato a partire dall’esperienza maturata nell’agricoltura biologica, che permette di riqualificare parchi, prati e viali alberati, riducendo l’uso di agenti inquinanti e risorse non rinnovabili e favorendo la biodiversità.

Anche gli orti urbani possono diventare il paradigma per progettare la futura “città verde” e “per attivare politiche innovative basate sul ‘chilometro zero’ e la filiera corta”, dice Oscar Marchisio. Esemplare il caso dell’Emilia-Romagna: “può essere uno dei luoghi – continua Marchisio – per ri-disegnare la polis proprio a partire dal suo equilibrio con la campagna, in quanto sui 18 mila orti urbani presenti in Italia, quasi 14 mila sono in regione ed esprimono tessuto agricolo e coesione sociale e generazionale”.

Secondo gli autori di “La forma dell’urbano”, per progettare la città servono quindi più agronomi, ma anche più ingegneri esperti di fonti rinnovabili, efficienza energetica degli edifici, mobilità e logistica sostenibile. E servono amministratori pubblici e cittadini responsabili, perché quello del paradigma vegetale deve essere un approccio integrato, che parte dalla riduzione dei consumi e arriva alla realizzazione di politiche per la tutela delle risorse naturali.

 

SCHEDA DEL LIBRO

La forma dell’urbano. Il paradigma vegetale
A cura di Oscar Marchisio e Daniele Ara
Prefazione di Andrea Segré
20 euro, 216 pagine

SCHEDA DEI CURATORI

Oscar Marchisio, sociologo e sinologo, è nato a Genova, vive a Bologna e insegna come professore a contratto presso l’Università di Urbino. Viaggia in Cina dove lavora come consulente, frequenta l’Italia dove scrive, critica e altro. Collaboratore della Cgil in varie ricerche e studi, ha inoltre ideato e realizzato progetti nella filiera dell’agroalimentare e nel disegno del paesaggio come risorsa ambientale.

Daniele Ara, nato a Bologna, è un agronomo libero professionista. Collaboratore da anni di Prober (Associazione produttori biologici e biodinamici dell’Emilia Romagna), è attualmente responsabile dello Sportello regionale dell’Emilia-Romagna per l’applicazione della l. r. 29/02 sulla ristorazione collettiva, gestito da Prober per conto dell’assessorato all’Agricoltura della regione. Segue varie attività legate allo sviluppo del settore biologico in campo alimentare e nella gestione del verde non agricolo.

 

Socialmente
Una “fabbrica di libri” nata all’insegna di due passioni: la Cina e l’inchiesta sociale. Punto di riferimento per i professionisti e gli studiosi del continente Cina e dell’Asia in generale, è anche un osservatorio speciale sulla società italiana: dalle inchieste sulla Bologna operaia e sulla Lombardia dell’era Formigoni alla “Biblioteca di cultura sindacale” curata insieme allo Spi-Cgil.Ma il catalogo della casa editrice è aperto anche a nuovi orizzonti e nuovi autori: dai diari di viaggio del “turista per caso” Patrizio Roversi alle ricette del “giardiniere di Calvino” Libereso Guglielmi.

 

Nell’immagine, particolare tratto dalla copertina del libro

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