Ri_abitare le case

“Ci chiediamo per quanto tempo ancora l’Italia può sopportare che la burocrazia cieca e autoreferenziale, alleata con coloro che vogliono un mercato drogato, uccida la speranza di una Italia migliore” (Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, Roma, 25 giugno 2014).


(di Marcello Balzani) Con una certa costanza si torna a parlare di case. Se rileggo gli editoriali scritti per le e-zine Habitat e Housing percepisco più netto lo scorrere di questo tempo che ciclicamente torna in casa, come una motivazione aggregante, come una riconoscenza. In fondo si parla, si scrive, si progetta sempre di case, di modelli abitativi, di città, di aggregati di tecnologie che finisco per essere sperimentati nel residenziale.

 

[…] Ma la casa è anche al centro di molti dibattiti fiscali ed economici e stimola modelli di sperimentazione progettuale in tutta Europa (e non solo). Mai come ora la casa chiede di essere riabitata. È un’azione attiva indotta dal bisogno urbano di un riuso e di un recupero diffuso, che possa rimettere in gioco quello sterminato e vecchio (almeno nel nostro Paese), patrimonio edilizio abitativo esistente. È un’azione passiva che impone nuove logiche di appartenenza ai luoghi dell’abitare che va oltre il confine di proprietà. Non è solo un problema morfotipologico e tecnologico.

 

Credo che in fondo si possa dire con una qualificata certezza che tecnologicamente sappiamo già cosa e come fare. […] Il problema è soprattutto di consapevolezza. È un dato di fatto che lo stato delle cose delle case non è e non vuole essere realmente riconosciuto. […] Forse la paura risiede anche nell’attivare un processo che punti a determinare un modello di certezze sul reale valore immobiliare del mercato abitativo esistente. Un valore che può ridursi drasticamente rendendoci tutti, di colpo, ancora più poveri.


Forse è interesse di molti attori della filiera di mantenere gli equilibri in atto per non disperdere le rendite di posizione tra soggetti (pubblici, tecnici, economici, produttivi) che si passano il testimone mentre la casa prima si pensa (di ristrutturare), poi si fa, poi si vende, si compra, si abita, si consuma, si tassa, ecc. In fondo è il mantenimento di quello status quo del mercato drogato denunciato incessantemente dal Consiglio Nazionale degli Architetti.

 

[…] Basta prendere in esame l’interessante Dossier riepilogativo sulle misure di interesse del settore delle Costruzioni contenute nello schema di decreto legislativo “Semplificazioni fiscali” messo a punto da ANCE con l’introduzione dal 2015 del modello 730 precompilato, l’eliminazione della comunicazione all’Agenzia delle Entrate per ottenere la detrazione del 65% per i lavori energetici, la nuova definizione di abitazione di lusso per le agevolazioni prima casa e per la revisione della disciplina dei rimborsi IVA. Al centro del problema, come si può ben comprendere, è la casa (dalla prima a quella di lusso, secondo una schematica quanto rozza definizione utilitaristica), con quel mix di incentivazioni e adeguamenti antienergivori e fiscali che possono rendere bene l’idea del modo di affrontare politicamente il problema sempre per parti o per rattoppi.

 

Sforzi, tuttavia, che hanno dato e danno l’opportunità di avere argomenti nuovi da proporre ai proprietari di case per definire la situazione nel concreto: ovvero la consapevolezza sullo stato conservativo e prestazionale del proprio luogo di vita principale, su cui si consolida la maggioranza dei capitali immobilizzati di una famiglia e su cui si innesta, oggi in Italia, il più elevato livello di tassazione incrementale. È sufficiente prendere i dati reali e notare come le tasse sulla case sono triplicate in tre anni passando dal gettito ICI di 9 miliardi di euro del 2011 alla stretta mortale di IMU+TASI che punta, per quest’anno, alla quota record di 25 miliardi di euro. Senza entrare nel merito, poi, di quanto sta accadendo nel crollo dell’occupazione e dell’imprese afferenti al settore delle Costruzioni, calcolando i danni disastrosi dei capitali immobilizzati e delle risorse (quasi 8 miliardi di euro secondo ANCE) stanziati ma bloccati.

 

Ne siamo consapevoli?
Lo sanno sicuramente gli amministratori di condominio, che stanno vivendo un processo di evoluzione darwiniana verso un adattamento che punta ad allungare il collo sul ramo alto della tuttologia tecnologica e manageriale. Se ne rendono conto i tecnici professionisti e le imprese, anche se sembrano non possedere il desiderio di fare squadra con altri saperi del mercato dell’esistente […]. Lo cominciano a valutare le amministrazioni comunali che non hanno più la potente risorsa degli oneri di urbanizzazione generata dalla speculazione edilizia e si trovano di fronte alla necessità di invertire la fiscalità urbana, iniziando a rendere più tassato ciò che invece fino a qualche anno fa era protetto o dimenticato, anche perché sconosciuto e non documentato.

 

Lo comprendono poco o solo a pezzi i proprietari di case che fra tasse e bollette stanno avendo un risultato di riflesso sulla situazione del costo complessivo generato da un’abitazione, che comincia a costare veramente troppo per quello che prestazionalmente offre in termini di sicurezza e sostenibilità.

 

[…] Ri-abitare le case è un compito importante.


Mettere in condizioni le persone, i cittadini, i proprietari di poter ri_abitare consapevolmente le proprie case è una missione sociale ed economica di grandissimo valore per l’Italia. […] La tematica vede solo all’orizzonte per ora un altro argomento, un po’ tabù in Italia, che è quello delle demolizioni e ricostruzioni. Un argomento che sarà il caso di affrontare per gradi di consapevolezza progressiva e che potrebbe proprio essere la parte pubblica ad innescare con il buon esempio se ne avesse capacità ed autorevolezza. Demolire la case sarà una necessità a volte per ri_abitare le casa. Sembra un ossimoro, ma una casa nuova per morfotipologia e tecnologia in un tessuto consolidato esistente che cerca di rigenerarsi può costituire una di quelle nuove logiche di appartenenza ai luoghi dell’abitare che va oltre il confine di proprietà, in tutte le sue forme.

 

Non credo si possa raggiungere solo con il contributo degli architetti, ma gli architetti hanno sicuramente un ruolo importante da giocare.


Per leggere il testo integrale dell’editoriale a breve sarà possibile scaricare l’e-zine “Ri_abitare”, in corso di pubblicazione.


Marcello Balzani è Direttore di Paesaggio Urbano e Architetti tabloid

 

Nell’immagine, AR Arquitetos, Atelier Aberto, San Paolo, Brasile. Foto © Maíra Acayaba

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