La cancellazione del Festival

Il Festival “Città e Territorio”, seppure di recentissima nascita, ha saputo da subito imporsi come una tradizione.
Fra noi appassionati e cultori tanto delle questioni relative al territorio, tanto di quelle legate alla società che lo abita e lo plasma, rappresentava un appuntamento molto atteso e un’occasione di incontro e di scambio con personalità e professionisti provenienti da altre realtà.
Purtroppo questa consuetudine, che stava gettando radici così promettenti, non avrà il tempo di consolidarsi.
Dopo appena due edizioni, l’Amministrazione Comunale di Ferrara ha deciso infatti di annullare l’evento, ritenuto economicamente poco strategico nel quadro di un bilancio sempre più ristretto, anche a causa delle difficoltà imputabili alla corrente crisi economica.
A “Città e Territorio” – evento in realtà già largamente finanziato da sponsor privati – verranno preferiti eventi culturali di stampo decisamente più tradizionale e canonico, come mostre e collezioni. Queste saranno senza dubbio di grande pregio e prestigio e senz’altro sapranno muovere cospicue masse di visitatori – e relativi introiti -, tuttavia difficilmente sapranno innescare quella vivacissima rete di scambi e relazioni che il Festival era in grado di attivare.
Per non sacrificare l’aspetto economico si è scelto, in realtà, di immolare un evento portatore di un patrimonio dal valore inestimabile. Il fermento, lo scambio culturale e la conseguente prospettiva di crescita di un pensiero critico capace di valicare i limiti degli ambienti accademici e professionali costituiscono inconfutabilmente il più prezioso patrimonio per una società e meriterebbero la più ampia tutela e sostegno.
Assistiamo, invece, in questi anni, alla progressiva gambizzazione di questi valori, di cui questo caso rappresenta l’ennesimo episodio.
Alla povertà pecuniaria ne sta seguendo una ben più devastante e molto più difficilmente reversibile: quella di pensiero.
Sembra facile dimenticare che una società senza cultura e senza coscienza, per quanto agiata, non saprà né potrà mai essere una civiltà.

 

di Alessandra Gola

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