L’intervista. Marco Piva ci parla di interior design, lighting project e sostenibilità

Abbiamo intervistato l’architetto Marco Piva e gli abbiamo rivolto alcune domande su temi che ci interessano davvero, perchè davvero ci interessa il futuro dell’architettura. La sostenibilità e l’efficienza energetica sono il futuro: già giunte a un buon livello di diffusione nel mondo, in Italia devono ancora imporsi realmente. L’interior design e il contract stanno assumendo molta importanza nel lavoro progettuale degli architetti. Il lightin design e il lighting project sono sempre più di moda e, “aiutati” dal Led, rappresentano un campo che possiede, dal punto di vista teconologico e progettuale, un ampio margine di crescita e sviluppo. In questo caso, quindi, è una moda utile. Ecco perchè abbiamo parlato di queste cose con Marco Piva.  

 

1) Si parla tanto di sostenibilità, a volte anche in modo non sincero: molti progetti e molti prodotti sedicenti “sostenibili” in realtà non hanno nulla di eco-friendly. Qual è la sua opinione riguardo a questo tipo di atteggiamento ingannevole del mercato e del progetto? La sostenibilità è oggi davvero irrinunciabile?
Si, la sostenibilità è un campo di ricerca per me fondamentale, che mi vede impegnato già da diverso tempo e che sta aprendo molte opportunità per il futuro. Per quanto riguarda l’atteggiamento ingannevole del mercato, mi auguro si possano al più presto trovare le opportune soluzioni per regolamentare questo campo di attività, che comunque può già fare riferimento a sistemi di certificazione validi a livello internazionale.
Tornando al concetto di sostenibilità e di efficienza energetica, fortunatamente è in atto un processo di crescita sia tecnologica che applicativa. Come Studio, ho sempre privilegiato l’aspetto della ricerca, sui materiali e sulle nuove tecnologie. Il mio obbiettivo è quello di poter costruire edifici di certificazione garantita, dove natura e architettura si incontrino nell’ottica di sviluppo del territorio costruito, caratterizzato dal minor impatto ambientale possibile.

 

2) Nei suoi progetti per l’interior ho sempre notato una grande fantasia nell’utilizzo delle forme e del colore. Pochi altri progettisti di interni riescono a coniugarli in modo così originale. Venezia, Roma, Monte Carlo, Dubai o Russia non importa: ritrovo sempre questa caratteristica. Quando progetta, qual è il primo fattore che tiene in considerazione e che non può non essere rispettato? Quale studio invece riserva ai materiali?
Ogni progetto è un’avventura a sé nuova e stimolante, ed è giusto che vi si configurino soluzioni autonome e di volta in volta diverse, anche se i principi base del mio lavoro e il modus-operandi restano invariati.  
Il punto di partenza è trovare una radice su cui fondare tutta l’ipotesi progettuale. I riferimenti possono derivare dal territorio, dalla storia, dal costume: ho bisogno di trovare un racconto su cui articolare sia l’architettura, sia lo studio degli ambienti, che infine gli oggetti da collocare in quel contesto. E il mio impegno e quello dei miei collaboratori è tutto orientato a ottenere risultati d’eccellenza, a realizzare opere che rimangano nella memoria, per qualità e stile. Per quanto riguarda lo studio dei materiali, come dicevo prima sono molto impegnato nell’indagine relativa, siano essi naturali o artificiali, perché possano divenire strumento espressivo e tecnologico sempre più efficiente, raffinato e duraturo.

 

3) La cura della parte illuminotecnica di un progetto è un tema senz’altro molto attuale. Quanto è importante nei suoi progetti? Ritengo che presso il Move Hotel a Mogliano Veneto abbiate fatto un ottimo lavoro. Si è occupato personalmente della distribuzione della luce?
Il progetto illuminotecnico ha una posizione di primo piano nella progettazione architettonica o di interior, determinante nella creazione di suggestioni e scenografie atte ad esaltare le caratteristiche del progetto stesso. L’illuminazione di un ambiente deve consentire di variare l’atmosfera a seconda delle necessità, rendendo dinamici e intercambiabili gli spazi per ogni tipo di occasione e circostanza e secondo l’utilizzo nell’arco della giornata.
Per ottimizzare il benessere globale del fruitore dobbiamo tener conto di riferimenti di carattere tecnologico atti a soddisfare determinate esigenze legate all’uso specifico di ogni singolo ambiente e di altri più emozionali atti a creare atmosfere sempre legate all’uso specifico degli ambienti.
Ed è ciò che abbiamo fatto per il Move, dove ho avuto il piacere di occuparmi personalmente dello studio del posizionamento delle luci.

 

4) Rimaniamo in ambito contract. Se dovesse consigliare a un giovane progettista come illuminare la hall di un albergo, quali linee guida gli suggerirebbe?
Sicuramente di coniugare aspetti relativi all’efficienza luminosa ma anche quelli relativi alle necessità scenografiche dei vari ambienti. Il progetto sempre più dovrà poter essere flessibile, adeguabile al contesto, creare stupore ed emozione ed essere infine strutturato per consentire anche un risparmio energetico e per evitare sprechi.

 

5) Riguardo alle aree esterne quale sarebbe la soluzione più adatta?
Le aree esterne assumono sempre più rilevanza, ne è una dimostrazione l’attenzione del mondo del product design per questo tema. La soluzione più adatta deve essere studiata per consentire di variare l’atmosfera a seconda delle necessità, rendendo dinamici e intercambiabili gli spazi per ogni tipo di occasione e circostanza e secondo l’utilizzo nell’arco della giornata. Noi affrontiamo le aree esterne con un’attenzione puntuale al rispetto del territorio locale, e sicuramente l’elemento progettuale che più ci caratterizza è che, nei nostri progetti, esiste un’apertura dell’edificio sull’esterno e un gioco di trasparenze tra interno ed esterno.
L’edificio si apre alla città e la città entra a far parte dell’edificio. Esempi in tal senso sono il THotel di Cagliari, l’Una Hotel di Bologna, il B4 di Padova e il Neo-Inaugurato Move Hotel di Mogliano Veneto, dove città, architettura e interior sono un unico organismo articolato che si muove sul territorio.  

 

 

Leggi altre domande all’architetto Marco Piva sul progetto illuminotecnico

 

 

A cura di Giacomo Sacchetti
 

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