L’architettura di Eduardo Souto de Moura vince il Premio Pritzker 2011

L’architetto portoghese Eduardo Souto de Moura è stato proclamato vincitore del Pritzker Architecture Prize 2011 da Thomas J. Pritzker, presidente della Hyatt Foundation che sponsorizza il premio.

La cerimonia di premiazione ufficiale si terrà il prossimo 2 giugno a Washington, in uno degli edifici classici più prestigiosi, l’Andrew W. Mellon Auditorium. Annunciando la scelta della giuria, Thomas J. Pritzker ha puntualizzato: “è la seconda volta nella storia del Premio in cui viene scelto un architetto portoghese. La prima fu nel 1992, quando venne premiato Alvaro Siza”.

Lo scopo del Pritzker Architecture Prize, fondato nel 1979 dal defunto Jay A. Pritzker e dalla moglie Cindy, è di celebrare ogni anno un architetto vivente i cui edifici realizzati dimostrino una combinazione delle qualità di talento, visione e impegno e che abbiano prodotto contributi consistenti e significativi per l’umanità e l’ambiente costruito attraverso l’arte dell’architettura. Il vincitore si aggiudica un premio di 100.000 dollari e una medaglia di bronzo.

Il campo dell’architettura è stato scelto dalla famiglia Pritzker grazie al loro grande interesse per il mondo delle costruzioni e per il loro coinvolgimento nella realizzazione, in tutto il mondo, della catena alberghiera Hyatt Hotels; e infine, perché lo sforzo creativo dell’architettura non era una disciplina contemplata nel Premio Nobel. La procedura del premio è stata infatti basata su quella del Nobel, in cui la selezione finale è effettuata dalla giuria internazionale, dopo delibere e votazioni strettamente segrete. Le proposte si succedono di anno in anno con centinaia di candidati da tutto i paesi del mondo per le selezioni del premio.

La giuria che ha assegnato il Premio Pritzker 2011 è costituita dal Presidente Lord Peter Palumbo, Architectural Patron, Chairman of the Trustees, Serpentine Gallery, già Presidente del Consiglio delle Arti di Gran Bretagna, già Presidente della Fondazione Tate Gallery, ex fiduciario dell’Archivio Mies van der Rohe al Museum of Modern Art di New York, e, in ordine alfabetico, Alejandro Aravena, architetto e direttore esecutivo dello studio Elemental, Santiago, Cile; Carlos Jimenez, Professore alla Rice University School of Architecture, Carlos Jimenez Studio, Houston, Texas; Glenn Murcutt, architetto, Premio Pritzker 2002, Sydney, Australia; Juhani Pallasmaa, architetto, professore e autore, Helsinki, Finlandia; Renzo Piano, architetto, Premio Pritzker 1998, Parigi, Genova; Karen Stein, scrittrice, editor e consulente, New York; Martha Thorne, Direttore esecutivo, Decano Associato per le Relazioni esterne, Scuola di Architettura IE, Madrid, Spagna.

La giuria ha commentato in questo modo la scelta del vincitore di quest’anno: “Negli ultimi tre decenni, Eduardo Souto de Moura ha prodotto un lavoro che appartiene al nostro tempo, ma che porta anche echi delle architetture tradizionali. La sua opera è una prova convincente delle moderne potenzialità espressive del linguaggio e dell’adattabilità alle diverse situazioni locali. Sempre attenta al contesto, inteso nel suo senso più ampio, e fondata nel luogo, nel tempo e nella funzione, l’architettura di Eduardo Souto de Moura rafforza il senso della storia e nel contempo espande il potenziale dell’espressione contemporanea.

Già nei suoi primi lavori, intrapresi negli anni ’80, Souto de Moura ha perseguito un approccio coerente senza mai adottare acriticamente le tendenze del momento. In quel periodo egli era fortemente ‘fuori moda’ avendo intrapreso il suo personale percorso durante il culmine del postmodernismo. Se li osserviamo oggi, i suoi primi edifici sembrano ‘normali’, ma dobbiamo ricordare quanto ‘coraggiosi’ fossero ai tempi della loro realizzazione.

La versatilità della sua pratica è evidente dalla varierà delle commissioni che egli ha intrapreso con successo. Egli è in grado di progettare dalla scala domestica alla scala urbana. Molti dei suoi lavori eseguiti negli anni ’80 erano case unifamiliari, che rimangono tra le sue opere più influenti e determinanti. Tuttavia la portata del suo lavoro si è ampliata: lo stadio municipale di Braga, in Portogallo, progettato nel 2000, è monumentale e perfettamente integrato all’interno del paesaggio; la Torre Burgo, sempre in Portogallo, progettata all’inizio degli anno ’90 e costruita un decennio più tardi, consiste in due edifici affiancati, uno verticale e uno orizzontale, a due diverse scale, che dialogano l’un l’altro e con il paesaggio urbano circostante; il Museo Pauolo Regio, completato nel 2008, consistente in una serie di volumi intercalati agli alberi presenti nel sito, a Cascais, è sia pubblico che intimista, e proprio per questo così appropriato per l’esposizione di opere d’arte.

Nella loro apparente semplicità formale, gli edifici di Souto de Moura tessono insieme i complessi riferimenti e le caratteristiche del luogo, del paesaggio, del sito, insieme ad una più ampia storia dell’architettura. Spesso le semplici geometrie sono sottolineate da giochi di pieni e vuoti, di luci e ombre. Il restauro del Monastero di Santa Maria Do Bouro e il suo riadattamento a struttura alberghiera è stata un’operazione di reinterpretazione. Souto de Moura ha creato spazi sia coerenti con la loro storia che di moderna concezione.

L’efficacia del suo lavoro solitamente deriva dalla giustapposizione di elementi e concetti. La sua capacità unica di abbracciare la realtà mentre è impegnato nell’astrazione crea un linguaggio architettonico che trasforma la fisicità in metafisica.

Souto de Moura è un architetto affascinato dalla bellezza e dall’autenticità dei materiali. La sua conoscenza del processo costruttivo e la sua abilità nell’uso dei materiali, sono caratteristiche sempre visibili nei suoi edifici. Ha sicurezza e fiducia nell’utilizzare una pietra vecchia di un migliaio d’anni così come nel prendere ispirazione da un dettaglio moderno di Mies van der Rohe.

L’attento uso del rame, della pietra, del cemento e del legno nel Centro Culturale di Porto completato nel 1991, ad esempio, è un testamento della sua abilità nel coniugare i materiali espressivamente. Modificando marciapiedi, tessiture, percorsi e ambiti urbani per la metropolitana di Porto, ha attribuito un nuovo significato agli spazi pubblici. La ‘House Number Two’, costruita nel 2007 nella città di Bom Jesus, in Portogallo, ha raggiunto una ricchezza non comune attraverso l’utilizzo di strisce sottili in calcestruzzo sulle pareti esterne.

Eduardo Souto de Moura non è un architetto banale, frivolo o pittoresco. È intriso di intelligenza e serietà. Il suo lavoro richiede una intensa riflessione, non una rapida occhiata. E, come la poesia, esso è in grado di comunicare emozioni a coloro che si prendono il tempo di ascoltare. I sui edifici hanno la capacità unica di comunicare caratteristiche apparentemente contrastanti – potere e modestia, sfacciataggine e sottigliezza, pubblica autorità e senso di intimità – nello stesso tempo. Per un’architettura che appare senza sforzo, serena e semplice, e per la cura e la poesia che pervade ogni progetto, Eduardo Souto de Moura riceve il Pritzker Architecture Prize 2011”.

a cura di Federica Maietti

 

Per ulteriori informazioni
www.pritzkerprize.com

 

Nell’immagine di apertura, Casa a “Bom Jesus”, Braga, Portogallo, 1989-94. Foto Luis Ferreira Alves

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