Iva Professionisti: la pagano i compensi percepiti dopo la fine dell’attività

Come chiarito dalle sezioni unite della Corte di Cassazione (sentenza n. 8059 del 21 aprile 2016) e comunicato dalla rivista telematica dell’Agenzia delle Entrate, anche gli incassi percepiti dopo la cessazione della professione sono assoggettabili a Iva, anche se la partita Iva era già stata chiusa.

Ciò che ha portato il caso all’attenzione è stata l’impugnazione, da parte di un ex architetto, di un avviso di accertamento per Iva, Irap e Irpef relativamente a compensi derivanti da prestazioni professionali del 2002, anno in cui l’architetto aveva già cessato l’attività e chiuso la partita Iva.

Le Commissioni tributarie provinciale e regionale avevano confermato le ragioni dell’ex architetto, annullando così la sanzione, mentre i giudici di secondo grado avevano ritenuto gli incassi non assoggettabili a Iva perché l’attività dell’architetto era cessata in “epoca remota” e avrebbero quindi dovuto essere compresi tra i redditi diversi.

L’Amministrazione finanziaria, invece, ricorrendo in Cassazione, aveva affermato che la cessazione dell’attività non escludeva la fatturazione delle somme percepite, perché “comunque inerenti all’attività un tempo esercitata e già soggette a imponibilità al momento della maturazione del credito”, e perché “la cessazione dell’attività non coincide con quella delle sole prestazioni professionali, ma solo con l’estinzione dei rapporti giuridici e con la dismissione dei beni strumentali”. Non essendoci precedenti, i giudici di legittimità avevano rimesso la questione alle sezioni unite della Cassazione, sottolineando come le prestazioni di servizio si considerino effettuate all’atto del pagamento del corrispettivo.

Le sezioni unite hanno ora invece rilevato che questa interpretazione della norma nazionale sarebbe in contrasto con le direttive comunitarie, che vincolano l’imponibilità Iva invece al materiale compimento della prestazione. Quindi l’incasso conseguito dopo la cessazione dell’attività deve ritenersi assoggettato a Iva, perché riferito a una prestazione eseguita nel corso dello svolgimento dell’attività stessa.

In questo modo si rispetta il principio di neutralità: l’architetto durante la propria attività ha detratto l’Iva sugli acquisti, risultando quindi corretta l’applicazione dell’imposta sulla prestazione eseguita, anche laddove l’incasso sia avvenuto  dopo la  cessazione della sua attività.

 

Per tutti i riferimenti normativi si rimanda all’articolo Architetto a riposo: scontano l’Iva i compensi, anche a partita chiusa di Bilancio e Contabilità.it

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