Intervista a Carla Juacaba, vincitrice dell’arcVision Prize Women and Architecture 2013

Con il Padiglione Humanidade 2012 per Rio +20, una struttura temporanea concepita in collaborazione con l’artista Bia Lessa per ospitare eventi privati e una mostra sulla sostenibilità, l’architetto brasiliano Carla Juaçaba si è aggiudicata, lo scorso marzo 2013, l’arcVision Prize – Women and Architecture, promosso da Italcementi Group, che ogni anno premia un architetto donna che dimostri, nella sua attività di ricerca e progettazione, significativa eccellenza qualitativa e attenzione alle questioni centrali della costruzione: tecnologia, sostenibilità, implicazioni sociali e culturali.

 

Utilizzando per la realizzazione del Padiglione elementi di impalcatura di uso comune, l’architetto ha dimostrato in maniera creativa il suo grande impegno per la sostenibilità, riutilizzando materiali esistenti disponibili localmente per creare la struttura e le passerelle, lunghe 170 metri, del Padiglione. Una volta smontati, i materiali saranno completamente riciclabili e riutilizzabili. Proprio dal tema della sostenibilità comincia l’intervista all’architetto Juaçaba:


Qual è la sua visione sull’architettura sostenibile? Quali aspetti specifici in termini di sostenibilità affronta il Padiglione Humanidade?
CJ
: L’aspetto più importante da affrontare è il contesto nel quale si sta progettando: l’ambiente circostante, il clima, la luce naturale, ecc., cogliendo le potenzialità che derivano dai materiali locali. Gli elementi dell’impalcatura sono l’unico materiale in grado di sopportare il peso che il progetto del Padiglione richiedeva e che può essere attraversato dal vento e della pioggia. Uno dei principali obiettivi dell’architettura sostenibile consiste nel costruire con ciò che si ha a disposizione. I materiali che abbiamo utilizzato sono sostenibili nel senso che possono essere riciclati completamente; l’edificio è realizzato con elementi utilizzati precedentemente: l’impalcatura “muta” il suo originario utilizzo di struttura di supporto agli edifici per diventare edificio essa stessa. Un materiale che è stato, e che diventerà in futuro, altri progetti.


Da dove nasce l’idea di utilizzare le impalcature? Cosa l’ha ispirata?
CJ
: Durante il nostro primo sopralluogo al sito, io e Bia Lessa abbiamo trovato le impalcature che erano state montate in occasione di un evento. Queste strutture solitamente vengono coperte con teli di plastica. È stato in quell’occasione che abbiamo capito la vera potenzialità e le opportunità che derivano dall’utilizzare questo materiale.


Qual è la relazione tra il padiglione temporaneo, l’edificio storico del Forte di Cabana e il paesaggio urbano di Rio?
CJ
: In realtà non esiste relazione poiché il rapporto è basato sulla “negazione”.


Come definirebbe il rapporto tra Arte e Architettura alla luce della collaborazione con l’artista Bia Lessa? Quali sono stati i diversi approcci al tema del padiglione?
CJ
: Bia si occupa di allestimento e mostre di design, ed è anche scenografa e regista teatrale e, nell’ambito del progetto del padiglione, ha curato tutte le sale espositive. L’obiettivo principale era realizzare un’“architettura” e non una semplice serie di spazi espositivi racchiusi da teli di plastica. In questo senso la nostra collaborazione si è tradotta in una perfetta sinergia nel realizzare le diverse scale dimensionali del padiglione.


Cosa ha significato, dal punto di vista femminile, vincere l’arcVision Prize?
CJ
: Quello delle donne architetti è un tema complesso; non è semplice poiché si tratta di una professione ancora molto maschile e dobbiamo imporci molto per conquistare anche piccoli spazi. Ma credo non ci sia differenza tra il lavoro degli uomini e quello delle donne, ed è incoraggiante vedere donne architetti emergenti. Adoro le architetture messicane realizzate da donne.


Come descriverebbe la professione di architetto per una donna in Brasile?
CJ
: Credo che essere architetto in Brasile oggi non sia la stessa cosa per gli uomini e per le donne. Le scuole di architettura mostrano una situazione molto contraddittoria: più del 70% degli studenti iscritti sono donne, mentre nella vita professionale lavorano per lo più gli uomini. È una questione difficile da comprendere, ma nessuno ne parla. È facile parlare di uguaglianza fra i due sessi, ma la realtà dei fatti mostra che c’è ancora molta strada da percorrere.


a cura di Federica Maietti e Simona Ferrioli


Per ulteriori informazioni
www.carlajuacaba.com.br
hwww.italcementigroup.com

 

Nell’immagine di apertura, Carla Juaçaba

Scritto da

The author didnt add any Information to his profile yet



Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico