Interior design, come sarà il bagno del 2020?

Dagli scenari contemporanei al confronto tra progettisti, architetti, designer. Il convegno si è tenuto il 12 marzo a Milano, un dibattito coinvolgente e articolato da cui sono emerse 12 parole chiave su cui continuare a riflettere. A partire dai protagonisti. Le domande sono: come sarà il bagno del 2020? E come potranno – e dovranno – interagire i diversi attori del sistema per rispondere alle esigenze sempre più specifiche, differenziate e in costante evoluzione dell’utente?

Leggi gli interventi dei designer.

 

Un tema di estremo interesse, che ha riunito per un’intera e intensa mattinata un pubblico di oltre 250 persone in un affollato auditorium che ha registrato il tutto esaurito. L’attualità del focus del convegno “Il bagno che verrà” è stata confermata dall’interesse dimostrato dalla stampa, soprattutto di settore ma non solo, con il coinvolgimento di numerosi giornalisti presenti in sala.
Grande partecipazione dei relatori di fama internazionale – Marina Baracs, Andreas Haug, Nisi Magnoni, Luigi Marchetti, Carlo Martino, Roberto Palomba, Antonio Rodriguez, Marc Sadler, Michael Sieger, Giovanna Talocci – chiamati a portare il proprio contributo di esperienza e di visione, moderati da Oscar G. Colli e introdotti da Mariano Crovato di MA&MA, noto esponente del mondo della distribuzione e animatore dell’evento. Si sono alternati in riflessioni, commenti, approfondimenti, confrontandosi e interagendo in modo poco accademico e decisamente concreto e costruttivo.
Stimolati dalla brillante introduzione di Enrico Finzi di Astraricerche, che ha tracciato una vera e propria “sociologia del bagno”, hanno raccolto i tanti spunti emersi dando vita ad un confronto che ha tenuto il pubblico, attento e attivo con domande e interventi, incollato alle poltrone ininterrottamente per quasi quattro ore.

 

Lo scenario
È cambiato radicalmente il modo di vivere la casa: il bagno, insieme alla cucina, è diventato il fulcro dell’abitare contemporaneo, riflettendo mutamenti sociali e culturali del nostro Paese. Un tempo ambiente da tenere nascosto agli estranei, oggi il bagno viene vissuto come la nuova living room, dove dedicarsi alla cura di sé e al benessere. Ma in molti casi la sola idea di progettare una ristrutturazione di questa stanza è fonte di preoccupazioni su tempi, costi e risultati dell’impresa, nonostante questo sia l’ambiente in cui l’utente sarebbe disposto ad investire la maggior parte del proprio budget dedicato alla casa. A questo si aggiunge un’ulteriore criticità: il basso valore aggiunto percepito dal cliente rispetto alla figura del progettista e la crescente complessità dei singoli elementi, che costituisce un ulteriore ostacolo nel rendere omogeneo e funzionale l’ambiente bagno complicando ulteriormente il ruolo del professionista. Del resto, solo il 21% delle persone che decidono di ristrutturare il bagno ricorre all’architetto.

 

Tra realtà e desiderio
Realtà e desiderio: è tra questi due termini che si muove il sentimento degli italiani rispetto al bagno, secondo una serie di ricerche svolte negli ultimi anni. Sulla base dei dati raccolti, il sociologo Enrico Finzi ha tracciato uno scenario che appare complesso e in rapida evoluzione, anche nell’ambito dello stesso nucleo famigliare. Si passa dalla famiglia tradizionale al giovane studente fuori sede, dai singoli alla coppia, poi di nuovo alla famiglia con figli di età ed esigenze diverse, agli anziani, ai nuclei allargati o ricostruiti.
Diventa quindi fondamentale essere in grado di cogliere e comprendere cosa sta succedendo su un mercato che mantiene buone possibilità di crescita anche in un periodo di crisi, intercettandone le traiettorie e i cambiamenti in atto.

 

Il confronto
Semplificazione: pare essere questo il termine fondamentale emerso dalle parole dei relatori de “Il bagno che verrà”. Una parola che racchiude in sé la necessità di coordinamento tra le diverse parti, l’accessibilità e la tecnologia al servizio di tutti, la flessibilità delle soluzioni proposte in vista di un’evoluzione delle esigenze personali e familiari. Imprescindibile la capacità di dialogo tra industria, progettisti, designer, architetti, uffici marketing, distribuzione, installatori e utente finale. Sono infatti molti e diversi gli attori del sistema bagno che incidono sulla scelta, sulla percezione e soprattutto sulla soddisfazione del cliente, ma non parlano tutti la stessa lingua. Il mercato del bagno si sta evolvendo rapidamente, mentre le esigenze dei consumatori puntano sempre più alla semplicità e alla visione d’insieme. Nel delineare gli scenari che caratterizzeranno l’ambiente bagno del 2020 non si potrà più prescindere da un sistema integrato che soddisfi i differenti aspetti, dall’arredo alle  caratteristiche tecniche e alla funzionalità, dall’estetica al benessere del corpo e dello spirito.
Un ruolo fondamentale nell’orientare i consumatori spetta ad architetti e progettisti, irrinunciabili “integratori” delle tante diverse esigenze.

 

La metafora del pettine
Tra i diversi aspetti critici messi in luce dall’analisi di Finzi e dei relatori emerge proprio la “complessità ingovernabile” dell’ambiente bagno: un’ingovernabilità da superare, causata dai numerosi elementi che concorrono ad una adeguata funzionalità, che possa unire estetica e utilità. E’ a questo punto che si rendono evidenti i rischi di una mancanza di coordinamento tra gli attori del sistema bagno, quella difficoltà che la “prova di dialogo” fulcro del convegno vorrebbe contribuire a far superare. Usando l’efficace metafora di Enrico Finzi, le tante parti sono come i denti di un pettine, che concorrono allo stesso scopo ma, senza una opportuna base che li colleghi tra loro, diventano inefficaci a raggiungere lo scopo.

 

12 keywords
A conclusione del convegno, i molti spunti emersi dal confronto tra i relatori sono stati sintetizzati da Enrico Finzi in dodici parole chiave, che riassumono una mattinata di confronto e riflessione ma intendono anche fornire un nuovo punto di partenza per ulteriori sviluppi: gli argomenti messi sul tavolo nel corso del convegno sono molti e articolati e presuppongono nuovi approfondimenti. Queste le dodici parole chiave, commentate successivamente dai relatori che hanno partecipato al convegno:
curiosità, conoscenza, aggiornamento, dialogo, education, estetica, funzione.
semplificazione / tecnologia / innovazione / emozione / regia

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