Inaugurato a Venezia il nuovo Centro di Arte Contemporanea di Punta della Dogana

Con l’inaugurazione della mostra «Mapping the Studio: Artists from the François Pinault Collection», il 6 giugno scorso ha ufficialmente aperto al pubblico a Venezia il nuovo Centro di Arte Contemporanea di Punta della Dogana, all’interno degli spazi secenteschi dell’antica Dogana de Mar, interamente rinnovati dal progetto di restauro dell’architetto giapponese Tadao Ando, già autore del riallestimento di Palazzo Grassi nel 2006.

 

Situata all’estremità occidentale dell’isola di Dorsoduro, nel punto di confluenza tra il Canal Grande e il Canale della Giudecca, L’antica Punta del Sale, costruita nel XV secolo con funzione di nuova sede doganale e convertita in porto monumentale durante il XVII secolo su progetto di Giuseppe Benoni, ha subito negli anni numerosi interventi di trasformazione e di restauro, in particolare quelli intrapresi dagli austriaci durante l’occupazione e quelli dell’architetto Alvise Pigazzi che la ristrutturerà e l’amplierà tra il 1835 e il 1838. Nel Novecento i magazzini della Dogana subirono gravi rimaneggiamenti, tra cui alcuni lavori di adeguamento strutturale e funzionale, compiuti senza tenere in alcun conto i caratteri costruttivi dell’edificio seicentesco e incapaci di impedire il progressivo degrado e il conseguente abbandono del complesso.

 

“Un edificio di pregio architettonico e di collocazione strategica, abbandonato da tempo e avviato al degrado, è stato salvato e recuperato, nel più rigoroso rispetto degli spazi originari, grazie alla sensibilità del progettista e alla perizia di Dottor group, e viene ora riutilizzato e valorizzato, con una destinazione che arricchisce l’offerta culturale e il patrimonio artistico di Venezia”, ricorda Massimo Cacciari.

 

Vincitore del bando di concorso indetto nel 2006 dalla Città di Venezia, per la creazione di un centro d’arte contemporanea a Punta della Dogana, François Pinault ha affidato il restauro dello storico complesso del XVII secolo all’architetto giapponese Tadao Ando. Nel pieno rispetto della natura originaria dell’edificio, Ando ha rinnovato gli spazi rendendoli idonei ad accogliere una selezione di opere dalla François Pinault Foundation, una delle collezioni di arte contemporanea più importanti al mondo.

 

“In seguito alla ristrutturazione di Palazzo Grassi, – racconta Tadao Ando – ho avuto la fortuna di ricevere l’incarico per un altro importante progetto a Venezia, la ristrutturazione di Punta della Dogana. Sono sinceramente onorato di avere avuto l’opportunità di lavorare ancora con François Pinault e con i Veneziani, fra cui il sindaco Massimo Cacciari. L’edificio di Punta della Dogana è caratterizzato da una struttura semplice e razionale. Il volume crea un triangolo, diretto riferimento alla forma della punta dell’isola di Dorsoduro, mentre gli interni sono ripartiti in lunghi rettangoli, con una serie di pareti parallele. Con profondo rispetto per questo edificio emblematico, tutte le partizioni aggiunte nel corso delle ristrutturazioni precedenti sono state diligentemente rimosse, al fine di ripristinare le forme originali della primissima costruzione. Riportando alla luce le pareti in mattoni e le capriate, lo spazio ritrova  la propria energia e rimanda alle antiche usanze marinare. Al centro dell’edificio, uno spazio quadrato occupa due navate, conseguentemente a una ristrutturazione precedente. In via eccezionale, abbiamo mantenuto questa struttura, in cui è stata inserita una “scatola di calcestruzzo” che trasforma considerevolmente lo spazio. Grazie all’incontro e alla giustapposizione di elementi antichi e nuovi, l’edificio sa riunire il passato, il presente e il futuro. Il nostro approccio di base alla ristrutturazione esterna dell’edificio ha previsto inoltre un attento recupero delle facciate originali, fatte salve le aperture, che sono state completamente sostituite. Il design delle nuove porte e finestre, nonostante la modernità degli elementi in acciaio e in vetro, attinge di fatto all’artigianato veneziano tradizionale.” Da qui la scelta di affiggere griglie sulle alte porte affacciate sui fronti acquei modellate come esplicite citazioni di quelle realizzate da Carlo Scarpa, per stabilire un dialogo tra vecchi e nuovi elementi e creare un legame tra la storia antica dell’edificio, il suo presente e il suo futuro.

 

 

Nonostante le polemiche originate dalla scelta del cemento come materiale dominante della nuova immagine architettonica degli spazi interni, il progetto, terminato in soli 15 mesi, è riuscito a restituire alla città un importante testimonianza storico-architettonica, riportando allo splendore originario gli straordinari spazi del complesso monumentale e trasformando i vincoli imposti dalle preesistenze in occasioni di confronto sensibile tra tradizione ed innovazione.

 

“I progetti di restauro di architetture storiche – prosegue Ando – raramente procedono secondo i programmi stabiliti in fase iniziale. Le difficoltà e i vincoli che emergono in corso d’opera sono innumerevoli. Credo tuttavia che questo confronto, questo dialogo tra Vecchio e Nuovo, rappresenterà nell’immediato futuro una forza trainante che determinerà il futuro della città. Da parte mia, sono fermamente deciso a trattare di questo tema per tutta la mia carriera di architetto”.

 

La prima esposizione, curata da Alison Gingeras e Francesco Bonami, coinvolge simultaneamente Punta della Dogana e Palazzo Grassi, a testimonianza dell’impegno della François Pinault Foundation nei confronti della città di Venezia e della cultura contemporanea.

 

“A Punta della Dogana, Venezia ha ritrovato quel coraggio di “farsi laboratorio” che l’ha contraddistinta nei momenti più alti della sua vicenda urbana, e la sua funzione, “esemplare” per tutte le città antiche, alla ricerca di un equilibrio, ancorché mai definitivo, tra memoria del passato ed esigenze del presente, tra museo diffuso e luogo del vivere quotidiano”. – sottolinea Massimo Cacciari – “La restituzione alla Città di Venezia del complesso monumentale di Punta della Dogana […] segna un momento decisivo per il futuro di Venezia. Il ventaglio dei diversi aspetti che si fondono nell’inaugurazione del centro d’arte contemporanea nel recuperato complesso di Punta della Dogana documenta la bontà del disegno della città “possibile”, per costruire una Venezia capace di combinare in sé memoria e innovazione, capace anzi di far sì che sia il massimo dell’innovazione – e non il vincolo sterile – ad assicurare il massimo della conservazione”.

 

Nel video, Time Lapses – Punta della Dogana and Tadao Ando, Palazzo Grassi TV

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