Il verde e l’incessante lotta tra vivo e morto

(di Marcello Balzani) Componente ambientale complesso e fortemente interrelato a metodiche e co­noscenze interdisciplinari, botaniche e forestali, il verde rappresenta nel paesaggio un ambito di ricerca per molti aspetti ancora da riscoprire.

 

La riscoperta risiede nel fatto che le conoscenze interdisciplinari, soprattutto per quanto concerne l’universo botanico, erano un tempo largamente possedute dagli architetti e dai progettisti, che non delegavano a tecnici specializzati le scelte delle essenze, le tecniche di piantumazione e l’organizzazione generale della progettazione ambientale. L’attenzione rivolta all’oggetto architettonico ha fatto perdere la prospettiva d’insieme che comprendeva i bisogni dell’ambiente e organizzava ambiti di appartenenza, percorsi di avvicinamento, relazioni nel paesaggio, delegando forse solo esclusivamente alla programmazione urbanistica le risposte ai desideri di integrazione e di armonia.

 

Se da un lato il lampione stradale ha sostituito l’albero nella costruzione del ritmo lungo una strada, scacciando il filare per una funzionale organizzazione di supporti per illuminare la scena urbana, dall’altro all’interno dei propri stretti e interclusi orticelli (giardini a frammenti), ogni cittadino cerca di ritrovare, appena può, brandelli e ruderi di un destino troppo forzosamente estraniato.

 

Contemporaneamente sostantivo e aggettivo complementare nell’analisi e nel progetto della scena urbana, il verde diviene spesso lo strumento di un alibi, che tende a nascondere, dietro improvvisazioni ecologiche, i guasti di una prassi operativa in cui non vengono mai considerate le componenti ambientali direttamente connesse agli esseri viventi che condividono il territorio assieme all’uomo.
Il termine verde rappresenta efficacemente, nei significati e nelle abitudini d’utilizzo, la crisi di concetti e di valori che affligge la logotecnica […].

 

La complessità dell’argomento deriva direttamente dal tentativo di comparare le variazioni e le qualità di uno o più organismi viventi con gli effetti e i risultati delle azioni umane, attraverso delle sintesi concettuali che estrapolano dalle conoscenze acquisite in botanica forestale una serie di concetti e di elementi che possono risultare essenziali nell’organizzazione dell’analisi e del rilievo per il progetto. “Nell’accostamento di albero ed opera edilizia due mondi si scontrano, il mondo della natura e il mondo del manufatto che discende dal pensiero dell’uomo attraverso la trasformazione di materiali duri, inorganici. (…) Allora, naturalmente, dal contrasto fra il corpo costruttivo duro, cristallino e le morbide forme organiche dell’albero si sviluppa quella tensione interna che conferisce a entrambi maggior forza, che arricchisce di significati albero e casa, quasi fossero un tutto” (J. Kräftner). E in questa incessante lotta tra vivo e morto si innesta anche il ricordo di un’affinità temporale con i modelli e il costruito dell’architettura storica, capace di adattarsi alle modificazioni e di invecchiare, perché in sintonia con il mondo naturale; contrariamente alle architetture d’oggi che “non sanno invecchiare né morire” e che “si fanno sempre più sgradevoli con l’uso, sino a perdere, alla fine, ogni fascino” (K. Lynch).

 

In questo quadro di riferimento, che vede da un lato il bisogno di recuperare una corretta sensibilità di approccio e dall’altro la necessità di riconsiderare lo studio delle unità botaniche all’interno delle ricerche sul costruito, si tenta, allora, di definire un opportuno spazio critico in cui il verde possa essere continuamente correlato nelle metodiche di analisi e di lettura con ogni elemento dell’ambiente architettonico acquisendo anche una propria autonomia di contenuti e di significati attraverso opportuni modelli di rappresentazione. È opportuno, quindi, ricordare come nell’analisi del verde compaiono due possibili criteri di osservazione, fortemente distinti, ciascuno dei quali ritrova poi una propria ragion d’essere in appropriate operatività progettuali:
– il primo individua le specie e la loro presenza estensiva sul territorio attraverso un’analisi che è volta a identificare il tipo di vegetazione;
– il secondo pone l’attenzione del rilievo al singolo individuo, nelle sue particolarità di attecchimento, di crescita e sviluppo, generate dal contesto ambientale, mostrando le qualità specifiche di un essere vivente attraverso una lettura morfologica di alcune sue parti componenti.

 

Risulta facilmente comprensibile come tra questi due criteri di osservazione, che pur rimanendo distinti si completano vicendevolmente, si delinei un’immagine della vegetazione con un’accentuazione ancora particolarmente astratta, interessata ad avvicinarsi all’individuo botanico quasi esclusivamente sul piano fitopatologico mentre si mantengono calibrate distanze ogni qualvolta si attribuiscono valutazioni omnicomprensive come manto erboso, copertura vegetale, prati incolti, ecc.

 

Le modellistiche e le indagini più interessanti, al proposito, non sono quelle che certamente privilegiano le oasi naturalistiche, in cui si cerca di mantenere un climax appropriato in condizioni di protezione e di scarsa influenza antropica, quanto piuttosto quelle degli ambienti urbani e delle situazioni di margine tra edificato e zona agricola e nelle fasce sul mare. Sono ambienti artificiali in cui il verde viene interpretato come puro e semplice dispositivo di arredo e di risposta a un’esigenza funzionale (fare ombra), oppure, nei casi più raffinati, come strumento di intervento biotecnologico. In realtà, a parte una serie di prescrizioni regionali acquisite anche localmente che elencano le specie autoctone da utilizzare e proteggono alcune specie rare, il verde, nelle sue specificità paesaggistiche, non è mai oggetto d’indagine. Il censimento del patrimonio vegetale viene spesso interpretato come la sintetica ricerca di un valore indicativo, un indice medio di riferimento a cui far riferire uno standard qualitativo (per abitante).

 

Lentamente, anche se ancora una volta innescati dagli approfondimenti di ricerca sviluppati nei centri e nuclei antichi così come nei parchi e nei giardini di valore storico-ambientale, sta attecchendo una sensibilità più aggior­nata, volta a documentare meticolosamente ogni tipologia, a selezionare i diversi individui e le loro condizioni, attraverso la costituzione di banche dati che difficilmente riescono però ancora a rappresentare e a descrivere le relazioni con il tessuto urbano.

 

Il testo integrale dell’editoriale è pubblicato nella e-zine n. 31 “Green”

 

Nell’immagine, dettaglio del progetto per Plaza Bolívar a El Valle, Caracas, Alejandro Haiek Coll, LAB.PRO.FAB.

 

Marcello Balzani è Direttore di Architetti tabloid e Paesaggio Urbano

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