Il restauro conservativo delle facciate del Palazzo dell’Agenzia delle Entrate a Genova

Localizzato in via Fiume, a fianco della Stazione Brignole, l’edificio fu realizzato nel 1931, ed è parte integrante del grandioso piano urbanistico fascista del Parco delle Vittorie, che si conclude con l’Arco della Pace di Marcello Piacentini. Schiettamente razionalista, l’architettura ne presenta tutti i caratteri di monumentalità e modernità, ma anche i difetti, che si riassumono proprio nel carattere ancora sperimentale di alcune delle tecniche utilizzate, destinate a fallire spesso a breve distanza di tempo. Nel caso del palazzo dell’Agenzia delle Entrate, a creare i problemi più impellenti era lo stato di precarietà del calcestruzzo delle parti in aggetto e decorative, causato dall’avanzata corrosione delle armature in ferro.
Circa quindici anni fa le facciate, che presentano un rivestimento in lastre sottili di travertino, porzioni ad intonaco lavorato a finto travertino e un ricco apparato di cementi decorativi in aggetto, erano state ripulite con idrolavaggio, seguito da una ripresa sommaria delle parti lapidee e dell’intonaco. Il risultato era un aspetto disomogeneo, con pesanti tracce dell’intervento.
Il prospetto sul retro, pur affacciandosi su uno slargo non percorso dal traffico veicolare, appariva nelle peggiori condizioni di conservazione, a causa della posizione battuta dal vento di Tramontana, che comporta maggiori fenomeni di dilavamento e di sbalzo termico, con conseguente formazione di croste nere e disgregazione dei materiali.
Le decorazioni ad aggetto, i timpani e le colonnine dei balconi, realizzati in calcestruzzo cementizio e finiti con legante di calce idraulica, aggregato calcareo di frantoio e sabbia di Voltri, erano, per la quasi totalità, interessati da distacchi.

 

Lo stato di conservazione
I diversi materiali che costituiscono le facciate, intonaci decorativi a finto travertino, travertino, pietra artificiale e stucchi, si presentavano degradati, fortemente decoesi, anneriti e disgregati dai fattori di deterioramento tipici dell’area urbana (inquinamento atmosferico, esposizione a forti variazioni termo-igrometriche, al vento e alla pioggia). Ma le forme di alterazione prevalenti e più vistose erano correlate alla presenza di biodeteriogeni, microrganismi autotrofi e piante vegetali profondamente penetrati nelle microfratture o sotto i frammenti già parzialmente staccati. Erano infine presenti notevoli quantità di guano di piccione.
La presenza di anidride solforosa e carbonica, le variazioni termoigrometriche e le piogge acide avevano provocato effetti di cristallizzazione salina all’interno dei materiali, variazioni di stato e aumento di volume con conseguenti fratture e sollevamenti in scaglie, distacchi di croste superficiali e invasione di efflorescenze saline.
Tutta la superficie esterna mostrava la presenza di diffuse croste nere, variamente coerenti e aderenti al supporto, principalmente nelle zone più riparate dal dilavamento.

 

Il progetto di intervento
Il progetto di restauro delle facciate si è proposto di riqualificare la valenza architettonica e artistica del palazzo, ripristinando la continuità strutturale degli elementi degradati e ristabilendo le originarie capacità di resistenza strutturali.
In via prioritaria sono state eseguite delle analisi per valutare lo natura e lo stato dei materiali, verificare le cause del degrado e selezionare i più opportuni prodotti e metodologie.
Le differenti modalità di pulitura sono state selezionate in seguito all’analisi delle superfici e del loro degrado: per la rimozione dal travertino di croste nere, incrostazioni calcaree, ridipinture e vegetazione si è fatto ricorso al sistema Jos, che trasformando l’energia cinetica dell’aria compressa in energia di rotazione, crea un vortice di tipo elicoidale a bassissima pressione e non invasivo, anche per le pietre più delicate. Come inerte sono stati utilizzati il quarzo sferico alluvionale e il carbonato di calcio, secondo il grado di pulitura occorrente.
Le superfici a intonaco e pietra artificiale sono state trattate con il Gommage, il cui principio è basato sull’espulsione dell’inerte a bassa pressione da un ugello a cono, che permette di realizzare un impatto molto uniforme sulla superficie. Le vecchie integrazioni strutturali in malta cementizia sono state rimosse con martelli e scalpelli manuali.
La presenza di cristalli di sale è stata eliminata con impacchi desalinizzanti a base di dimetilchetone, miscelato in acqua in rapporti variabili da 1:5 a 1:10, supportato da carta giapponese e polpa di cellulosa. L’utilizzo di questo solvente altamente volatile permette di solubilizzare i cristalli, evitando che migrino all’interno della muratura.
Dopo la pulitura, le sostanze eterotrofe sono state eliminate con l’applicazione di un prodotto biocida applicato in più mani a pennello e seguito da risciacquo con acqua per eliminare tutte le spore. Un’ultima stesura è stata applicata come prevenzione.

 

Tutte le parti pericolanti sono state staccate per procedere al trattamento di bonifica dei ferri di armatura: spazzolatura mediante abrasivi metallici per eliminare l’ossidazione superficiale; stesura a  pennello di un antiossidante; ricollocazione delle porzioni originali con resina bicomponente; stuccatura delle mancanze strutturali.
Le porzioni di materiali decoesi sono state consolidate con silicato di etile steso a pennello sino a rifiuto; si sono anche resi necessari interventi puntuali di consolidamento profondo tramite iniezione di resine acriliche in soluzioni acquose e maltine da iniezione a base di calce.
L’integrazione delle porzioni di maggiori dimensioni ha richiesto un graduale processo di ricostruzione: imperniatura con viti filettate di acciaio inossidabile, filo di costruzione zincato, arriccio di malta di calce a granulometria grossa, finitura con materiale cromaticamente affine all’originale.
Le lacune sono state integrate con composti di legante e inerti in rapporto di 3 a 1 (3 parti di sabbia, polvere di marmo ecc., 1 di calce) in relazione alla natura del materiale originale.
L’intervento cromatico su tutte le superfici è stato eseguito con colori ai silicati che sono stati preferiti a quelli a calce per la maggiore resistenza ai raggi UV e alle piogge acide, e per la caratteristica idrorepellenza unita alla traspirabilità del supporto. La stesura a velatura delle tinte ha permesso di conferire una piacevole unità cromatica a tutte le superfici, che sono state in seguito protette con un prodotto a base di silossano.

 

Le ricette per l’Agenzia delle Entrate
Per la formulazione delle malte di risarcimento delle lacune è stato realizzato un accurato studio dei materiali che ha portato alla formulazione di ben sei composti di stuccatura differenti.
Per i cementi decorativi si è utilizzata una malta composta da 1 parte di polvere di marmo Botticino, 1 parte di polvere di marmo di Verona, 1 parte di sabbia di fiume fine e 1 parte di calce romana. Le cavillature invece sono state chiuse con un composto di 2 parti di polvere di marmo di Verona, 1 parte di sabbia di fiume fine e 1 parte di calce romana.
L’intonaco a finto travertino è stato ricostruito con una malta costituita da 1,5 parte di polvere di marmo bianco di Verona, 1,5 parte di sabbia di fiume fine e 1 parte di calce idraulica bianca. Per quanto riguarda le cavillature è stata utilizzata la stessa malta utilizzata per i cementi decorativi.
Le lastre in Travertino sono state stuccate con un composto costituito da 2,5 parti di polvere di marmo bianco di Verona, 0.5 parte di sabbia di fiume fine e 1 parte di calce idraulica bianca.
Per quanto riguarda la Pietra di Finale la malta era composta da 0,25 parte di polvere di marmo rosso di Verona, 0,75 di polvere di marmo bianco di Verona, 0,5 di polvere di marmo giallo oro, 0,5 di sabbia di fiume fine e 1 di calce idraulica bianca.
Infine le lacune nella pietra artificiale costituente la recinzione esterna sono state ricostruite con un composto di 2 parti di polvere di marmo bianco Botticino, 1 parte di polvere di marmo bianco di Verona, 0,5 di calce idraulica romana e 0,5 di calce idraulica bianca.

 

di Flavia Trivella

 

Altre immagini del progetto

 

SCHEDA PROGETTO

 

Progetto
AICOM – arch. Miria Uras

 

Direzione Lavori
AICOM – ing. Lorenzo Pagliazzi

 

Impresa esecutrice
Trivella Spa – Cinisello Balsamo (Milano)

 

Direttore del cantiere
geom. Paolo Maggi

 

Direzione restauri
ARC Ippogrifo di Elena Astolfi e Raffaella Giacomini

 

 

Nell’immagine, viste generale della facciata del Palazzo dell’Agenzia delle Entrate a Genova al termine dei lavori. Il restauro è stato inaugurato nel mese di maggio 2009

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