Il progetto di Maurice Nio per l’ampliamento del Centro Pecci di Prato

Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci è la prima istituzione museale italiana con una sede costruita ex novo esplicitamente per presentare, collezionare, documentare e promuovere gli sviluppi delle ricerche artistiche più avanzate. Collocato sulla direttrice viaria tra Firenze e Pistoia, in prossimità dell’ingresso est di Prato, ne testimonia il carattere intraprendente, dinamico, proprio di una città industriale attenta alla ricerca e all’innovazione sia in ambito economico che culturale.
Sorto alla fine degli anni Ottanta per volontà del Cavaliere del lavoro Enrico Pecci e donato alla città in memoria di suo figlio Luigi, scomparso prematuramente, è stato realizzato con il supporto di vari soci fondatori, tra i quali spiccano il Comune di Prato, l’Unione industriale pratese e la Cassa di Risparmio di Prato, su progetto originale dell’architetto fiorentino Italo Gamberini, esponente di spicco del movimento razionalista toscano.

 

La vasta attività espositiva prodotta e ospitata al Centro Pecci, che ha proiettato Prato nel panorama delle maggiori realtà artistiche contemporanee, rispecchia un modello affermato negli anni Ottanta finalizzato a contenere “eventi” di grande risalto e in rapida successione. Alla concezione del Centro come “palazzo delle esposizioni” o kunsthalle associato a servizi di documentazione, informazione ed educazione, si aggiunge oggi l’idea che “il fondamento e la ragion d’essere del museo” (secondo una recente definizione dell’ICOM – International Council of Museums) risieda nella presenza oltreché nella “cura e gestione delle collezioni”.
Il ricco patrimonio di opere in costante espansione ha stimolato negli ultimi anni un’attenta riflessione sulla centralità della collezione e su attività fondamentali come la catalogazione e la conservazione, da affiancare stabilmente all’organizzazione e presentazione di mostre temporanee.
L’adeguamento definitivo degli spazi tecnici al piano interrato e il potenziamento dello spazio espositivo dedicato alla collezione, considerati quali sviluppi necessari del processo di funzionalizzazione avviato negli anni scorsi, ha indotto la direzione del Centro a prevedere la possibilità di un ampliamento dell’edificio esistente e la famiglia Pecci a proporne concretamente la realizzazione commissionando il progetto a Maurice Nio, figura tra le più interessanti dell’innovativa scena architettonica olandese. In tal modo la famiglia Pecci ha voluto rilanciare la sfida culturale proposta alla città oltre vent’anni fa, accolta come allora con favore dal Comune di Prato che promuove e sostiene la nuova costruzione insieme alla Regione Toscana.

 

Il progetto ad anello proposto da Nio tende a sottolineare il carattere specifico dell’edificio esistente, intimamente raccolto verso il proprio interno, abbracciandolo esternamente e integrandosi ad esso per effetto di un’eco che si propaga alla fabbrica moderna, quindi alla piazza umanistica e al teatro classico evocati nell’architettura di Gamberini. Del resto la nuova forma circolare si trova già tracciata nel viottolo pedonale in cotto che circonda l’attuale edificio.
Il progetto di Nio è inoltre conseguente alle reali esigenze di visibilità, funzionalità e flessibilità della macchina museale. Con la sua forma circolare e la copertura metallica scintillante è deciso a stagliarsi nell’ambiente circostante e con la sua alta torre zigzagante ad affermare il ruolo di “sensore” del museo, pronto a ricevere gli stimoli culturali provenienti dall’esterno e a diffondere le proprie proposte al territorio (Sensing the waves è il motto coniato a questo proposito da Nio). Attraverso la trasparenza dei locali posti al piano terra propone di proiettare e rendere fruibili anche all’esterno i vari servizi che offre al pubblico. Con l’ampiezza del nuovo piano espositivo, di altezza variabile e suddiviso in due ali che si restringono e si collegano alle attuali sale museali, potrà inoltre garantire varie soluzioni e modulazioni spaziali adatte alle caratteristiche delle opere d’arte contemporanea. Posto così a cingere la “fabbrica di cultura” di Gamberini, l’avveniristica architettura disegnata da Nio sintetizza al meglio la nuova centralità che il museo intende assumere in un contesto urbano che, a sua volta, si sta espandendo e trasformando (mentre nel 1988 la città aveva qui il proprio margine periferico), dichiarando la propensione del Centro ad aprirsi e irradiarsi all’esterno.
Disponendo simultaneamente di servizi al pubblico completamente rinnovati e di vari spazi espositivi organici fra loro, nei quali alternare senza interruzioni le mostre temporanee e la presentazione della collezione permanente, il Centro potrà finalmente rappresentare e promuovere l’immagine di una città e di una regione in cui, oltre a lunghe tradizioni culturali e grandi civiltà artistiche del passato, hanno sede anche significativi esempi e molteplici sviluppi d’arte contemporanea.

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