Il progetto complesso e sostenibile nel territorio e nell’architettura

Introduzione di Gabriella Padovano. La rivista, bimestrale e bilingue (italiano e inglese), “Complessità e sostenibilità: il territorio e l’architettura” – edita da Polidesign Milano dal 2004 al 2006, in forma digitale, nei suoi primi dieci numeri, e da Gangemi Roma, nei successivi dieci, dal 2007 al 2009, in forma cartacea e digitale, diretta da Gabriella Padovano – documenta il profondo mutamento che l’avvento della “modernità liquida” introduce nello spazio territoriale e architettonico, attraverso materiali sulle frontiere avanzate della ricerca internazionale, relativa alla progettazione complessa e sostenibile.
Nello Speciale “Complessità e Sostenibilità, Territorio e Architettura” di Architetti.com riportiamo scaricabili i primi dieci numeri della rivista. Di seguito l’introduzione del Direttore Gabriella Padovano.

 

La rivista propone uno sguardo su possibili direzioni di ricerca in grado di aprire nuovi orizzonti, dai quali traspare la possibilità di progettare risposte concrete, secondo una razionalità aperta, con cui ripensare la nostra cultura.
L’obiettivo centrale è quello di favorire, attraverso la visione di opere e progetti della contemporaneità, un ripensamento radicale dello spazio da progettare e il concepimento di una nuova visione, osservando come la complessità sostenibile creativa costituisca la possibilità di sviluppare nuove strategie progettuali.

 

Da diverso tempo viviamo una palese contraddizione tra la “società reale”, in rapida trasformazione, che si configura come magma aperto, e la “società istituzionale” in sostanziale immobilità, che si caratterizza come sistema chiuso. La società istituzionale risulta refrattaria ai mutamenti ed è in grado di accettare soltanto quei cambiamenti, che garantiscono la continuità e consentono di salvaguardare i principi vigenti.
Dalla dissoluzione dei riferimenti teorici, che hanno dominato il paradigma della progettazione degli ultimi due decenni, può derivare una sorta di “diluvio culturale”, che tenti la ri-definizione di un programma di ricerca, capace di superare la progressiva delegittimazione delle progettazioni, che vengono realizzate dalla generalità degli operatori accademici e professionali, e in grado di indicare nuovi orizzonti corrispondenti alle reali necessità di una società aperta e interattiva. L’immaginario disciplinare e l’immaginario collettivo hanno, infatti, bisogno di una  prospettazione, il cui tema centrale sia l’esplorazione di una nuova visione del progetto, radicata sull’idea della complessità, della sostenibilità e della creatività.

 

Al contrario della tradizione disciplinare, imperniata sul pensiero statico e dello spazio definito, la progettazione complessa e sostenibile, vede il prevalere del pensiero del tempo e del mutamento, appare legata al vissuto, si fonda sulla coscienza di un mondo che muta, sulla consapevolezza che non si possono fissare modelli e che si è sempre in stato di ricerca.
Lo spazio territoriale e architettonico dell’indeterminatezza è in tal modo lo spazio corrispondente alla molteplicità di presenze e alla complessità e sostenibilità dei rapporti, che generano incertezza, mutazioni e innovazioni, elementi fondativi di un linguaggio progettuale innovativo e di una spazialità adeguata alla nuova società delle trasformazioni. La progettazione dovrebbe divenire la capacità di generare spazi, in grado di riflettere le interazioni con il mondo della vita: è la formazione di situazioni nelle quali sono gli scopi, le mete a orientare il soggetto nella selezione degli aspetti, che egli ritiene significativi.

 

Gli esempi di complessità sostenibile creativa, illustrati nella rivista, consentono di osservare alcuni dei punti fondamentali emergenti in tale processo di progettazione:
– la consapevolezza dello spazio di interazione tra le diversità, quale matrice della complessità sostenibile creativa;
– le linee di forza dell’organizzazione spaziale, quali direttrici protese a penetrare il contesto;
– gli spazi interni fluidi e interconnessi che si proiettano verso l’esterno, mentre le componenti naturali e fisiche  penetrano all’interno;
– le relazioni di stretta connessione tra le parti, strutturate sulla fluidità.

 

Il tentativo, perseguito con la pubblicazione della rivista, è quello di superare il modello culturale dominante, con le sue aspirazioni alla specializzazione, alle visioni totalizzanti, alla razionalità e alla tecnica, attraverso un nuovo sistema di valori, che, facendo riferimento all’attuale società “liquida”, generi nuove configurazioni inaspettate e imprevedibili.
L’orizzonte, verso il quale la rivista ha cercato di procedere, può essere espresso dalle parole di Feyerabend: “Abbiamo bisogno di un insieme di assunti alternativi o, dal momento che questi assunti saranno del tutto generali, di costruire  un intero mondo alternativo, abbiamo bisogno di un mondo di sogno al fine di scoprire i caratteri del mondo reale in cui pensiamo di vivere”.

 

di Gabriella Padovano

 

Scarica il n. 1 della rivista

 

 

Nell’immagine di apertura il Porsche Museum a Stoccarda (Germania). Progetto: Delugan Meissl Associated Architect

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