Il padiglione mobile di Diego Perrone per la Fondazione Ermanno Casoli

Il perimetro del lavoro è l’ombra della sua immagine e si muove col sole. Questo il titolo della scultura mobile progettata dall’artista Diego Perrone, la cui immagine accompagnerà l’attività artistica della Fondazione Ermanno Casoli per tutto il 2009.

 

La Fondazione Ermanno Casoli non ha una sede fissa e, attualmente, non c’è l’intenzione di realizzarne una. Ogni anno il Direttore Artistico Marcello Smarrelli invita un artista di fama internazionale a progettare un padiglione mobile capace di spostarsi sul territorio per seguire virtualmente l’attività della Fondazione. La forma e il significato di questo padiglione, che rimarrà allo stato di progetto, daranno il tema su cui lavorerà la Fondazione nel corso dell’anno. “Pensiamo che avere una sede fissa – come dice il Vicepresidente della Fondazione Francesco Casoli – sia una soluzione per farsi guardare dentro e noi invece dobbiamo e vogliamo guardare fuori. Il talento, la scintilla possono manifestarsi ovunque. Noi vogliamo essere in quel posto dove ciò accade!”

 

Il progetto per il 2009 è stato affidato a Diego Perrone, che ha ideato una scultura mobile dal titolo Il perimetro del lavoro è l’ombra della sua immagine e si muove col sole e accompagnerà la Fondazione Ermanno Casoli per tutto l’anno attraverso una riflessione sul tema dell’ambiguità tra l’immagine e la sua ombra. Come dice Mario Perniola: “L’arte, oggi più che mai, lascia dietro di sé un’ombra, una sagoma luminosa in cui si ritrae quanto di inquietante ed enigmatico le appartiene. Quanto più è violenta la luce con cui si pretende di investire l’opera e l’operazione artistica, tanto più l’essenziale di essa si ritrae e si protegge nell’ombra”.

 

Il padiglione progettato dall’artista è composto da una superficie piegata che cambia aspetto in base alle immagini e agli oggetti che di volta in volta ospita. Le ombre create dalla scultura mutano di continuo, delineando un perimetro sempre diverso che si fonde con la forma, diventando un corpo unico. 

 

“Quasi una citazione da Il Sangue e il Mare – afferma Diego Perrone, riferendosi al racconto tratto dall’opera Cosmicomiche di Italo Calvino – dove il personaggio principale ricorda quando le prime forme di vita, nate nell’acqua, erano costituite da un sistema circolatorio esterno per ricavare energia dall’acqua stessa. Il loro corpo assimilava energia dal contatto con l’acqua, quindi maggiore era la loro superficie e maggiori i benefici che ne ricavavano”.

Allo stesso modo, in base all’estensione della superficie, il padiglione potrà sempre trasformarsi, portando con sé nuove forme e nuovi oggetti, creando nuovi spazi e geometrie. La sua possibilità di assumere posizioni diverse è ottenuta grazie all’uso di una serie di cerniere e cardini che consentono di regolarne l’inclinazione.
L’ombra, dunque, diventa spazio fisico, parte integrante e estremamente mobile dell’opera. L’immagine attualmente esposta nel padiglione, ripetuta tre volte, è quella di un monumento situato nel centro di una rotonda nella capitale iraniana Teheran, fotografato dall’artista.

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