Il design è salvo nel Decreto sviluppo

Sul Decreto sviluppo si voterà la fiducia questa mattina. Anche il design è coinvolto. “Considerato l’alto numero di emendamenti presentati e la ravvicinata data di scadenza del provvedimento che deve passare dall’altro ramo del Parlamento, pongo la questione di fiducia”, ha detto Elio Vito, ministro per i Rapporti con il Parlamento. Attendiamo nel corso della mattinata il risultato. Ma sappiamo che è stata abrogata la norma che non concedeva il diritto d’autore alle opere e ai complementi d’arredo realizzati prima del 2001.

 

Tutta la vicenda legata al design industriale ha preso il via nell’estate del 2010 con l’entrata in vigore (lo ha voluto la Lega Nord) del decreto legge che modificava una normativa del 2005 sul Codice della proprietà industriale: la norma introduceva la retroattività del diritto d’autore in relazione alla proprietà industriale di disegni e modelli di industrial design.
È stato abrogato quel comma che rivedeva il Codice prevedendo che la tutela del diritto d’autore sul design non si estendesse alle opere e ai complementi d’arredo realizzati prima del 2001.
La norma avrebbe introdotto una sanatoria per chi ha fabbricato o commercializzato, nei 12 mesi antecedenti al 19 aprile 2001, prodotti allora diventati di pubblico dominio per la scadenza degli effetti della registrazione.
Si tratta del comma 10 dell’articolo 8 del Decreto Sviluppo avrebbe introdotto, secondo le aziende, un colpo di spugna alla tutela del diritto d’autore.

 

Comma 10, Articolo 8, Decreto Legge 13/5/2011
“10. L’articolo 239 del decreto legislativo 10 febbraio 2005 n. 30, come modificato dal comma 1 dell’articolo 123 del decreto legislativo 13 agosto 2010 n. 131, e’ sostituito dal seguente: La protezione accordata ai disegni e modelli ai sensi dell’articolo 2, n. 10), della legge 22 aprile 1941, n. 633, comprende anche le opere del disegno industriale che, anteriormente alla data del 19 aprile 2001, erano divenute di pubblico dominio a seguito della cessazione degli effetti della registrazione. Tuttavia i terzi che avevano fabbricato o commercializzato, nei dodici mesi anteriori al 19 aprile 2001, prodotti realizzati in conformita’ con le opere del disegno industriale allora divenute di pubblico dominio a seguito della scadenza degli effetti della registrazione non rispondono della violazione del diritto d’autore compiuta proseguendo questa attivita’ anche dopo tale data, limitatamente ai prodotti da essi fabbricati o acquistati prima del 19 aprile 2001 e a quelli da essi fabbricati nei cinque anni successivi a tale data e purche’ detta attivita’ si sia mantenuta nei limiti anche quantitativi del preuso”.

 

E’ stato definito “Un colpo al cuore alla creatività”, una “Norma incostituzionale”, ma ora il rischio è stato scongiurato. Il dietrofront rispetto alla nuova versione della legge di riforma del diritto della proprietà industriale varata nell’agosto 2010, che adeguava la normativa italiana alla direttiva Ue del 1998, si è di nuovo trasformato in una possibilità di sentirsi riconoscere il proprio lavoro.
FederlegnoArredo e di Indicam hanno protestato, e forse è stato utile. Sono impegnate nella lotta contro la contraffazione, da sempre: la sanatoria per chi copia avrebbe violato la Convenzione di Berna e sarebbe stata quindi incostituzionale, non in linea con i principi della Carta.
Le aziende coinvolte avevano già predisposto le contromosse attraverso i legali. 

 

Riportiamo una, ma significativa, testimonianza del 13 giugno 2011.
“Il Governo non può fare dietro front sulla modifica al codice di proprietà industriale inserita nel decreto per lo sviluppo economico. E’ un intero territorio che lo chiede, decine di aziende che rischiano di chiudere, centinaia di lavoratori che rischiano di perdere il lavoro. Solo a Poggibonsi le attività che direttamente e indirettamente subiranno questa decisione sono oltre novanta. La preoccupazione torna di nuovo altissima. Le pressioni di alcune forze di Governo e di grandi multinazionali puntano all’eliminazione dell’articolo 239 modificato al codice di proprietà industriale. Se la modifica viene stralciata le nostre aziende non avranno nessun tipo di copertura e questo significherà crisi per centinaia di piccole imprese, crisi che si aggiunge alla crisi. Da allora la politica, le Istituzioni, le associazioni di categoria si sono mobilitati e hanno fatto fronte comune a tutela del territorio, riuscendo ad ottenere un importante risultato che adesso viene messo di nuovo in discussione dal Governo. Questo è insostenibile e inaccettabile. Siamo di fronte a un problema enorme che interessa tante imprese valdelsane e centinaia e centinaia di imprese in tutto il territorio nazionale. Come ha detto Stefano Casprini, socio Confindustria Firenze e presidente di Consorzio Origini, che da solo rappresenta oltre 700 piccole e medie imprese italiane del comparto, ‘noi non siamo contraffattori, siamo produttori di opere di design disponibili a tutti e grazie a questa norma in linea con l’Europa oggi siamo pienamente nella legalità'”. (Lucia Coccheri, Sindaco di Poggibonsi).

 

Questa testimonianza è significativa poichè Poggibonsi (Siena) è uno dei distretti pià importanti per il design italiano. La norma è stata abrogata, il design e l’industrial design sono salvi!

 

Nell’immagine di apertura Segis, azienda di Poggibonsi: un prodotto del 2009, Highway, designer Bartoli Design

 

A cura di Giacomo Sacchetti

Scritto da

The author didnt add any Information to his profile yet



Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico