Il CNAPPC appoggia Renzo Piano sulla qualità architettonica e asfalta il lavoro quotidiano degli altri architetti

Il Consiglio Nazionale degli Architetti si è schierato con Renzo Piano a supporto dell’iniziativa legata al recupero delle periferie avviata dall’architetto. Esalta l’importanza del progetto, dice il CNAPPC. Un’esternazione poco rispettosa del lavoro quotidiano di (quasi) tutti gli architetti.

 

“Finalmente il tema dell’importanza del progetto e del ruolo dell’architettura, nel suo essere al servizio della società civile, torna ad essere di attualità, mostrando la sua fondamentale importanza”. Grande enfasi riposta dal Consiglio nazionale degli Architetti sul concetto di qualità architettonica, quindi, dopo che Renzo Piano ha alzato un dito. Il virgolettato è infatti di Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori ed è stato pronunciato in occasione della presentazione del primo rapporto annuale dedicato alle Periferie, realizzato dal Gruppo di lavoro G124 guidato da Renzo Piano.

 

“Iniziative come questa dimostrano la funzione che l’architettura può svolgere nel nostro Paese, recuperando, attraverso progetti di rigenerazione, il rapporto con i bisogni dei cittadini, forse dimenticato dopo anni di architettura magniloquente, e il confronto con le comunità. Dimostrano anche  nella giornata in cui i lavoratori delle costruzioni sono tornati nelle piazze per chiedere interventi incisivi contro la gravissima crisi del comparto, la direzione verso cui deve andare il settore per poter agganciare la ripresa”.

 

Sicuramente non tutti gli architetti che progettano hanno in mente che il progetto deve essere di qualità. Ma quelli che ce l’hanno ben presente sono molti. Ogni giorno gli architetti lavorano sul progetto di qualità e queste dichiarazioni non riconoscono il loro lavoro. Il comune di Rimini ha approvato un Piano per la propria città ritenuto esemplare da molti altri comuni, perché è un mezzo per studiare razionalmente spazi di qualità, di condivisione e “belli”.

 

Questo è solo un esempio, ce ne sarebbero altri utili alla nostra tesi. Non c’era bisogno di Renzo Piano, per quanto il suo progetto di recuperare le periferie sia posititvo (in Italia circa il 90% degli abitanti delle città vive in periferia), per capire che l’architettura e la progettazione devono essere di qualità. Rilanciarne il valore sfruttando l’importanza di Piano per fare arrivare più lontano la propria voce va bene, ma “Finalmente il tema dell’importanza del progetto e del ruolo dell’architettura, nel suo essere al servizio della società civile, torna ad essere di attualità, mostrando la sua fondamentale importanza” non sono le parole giuste per dire quello che bisognava dire, cioè che molti progettisti sanno già che la qualità è importante e che Renzo Piano l’ha solo RILANCIATA.

 

Sul “Gruppo di lavoro G124”, Freyrie sottolinea che “l’attenzione e la sensibilità che il senatore Renzo Piano ha dimostrato e dimostra nei confronti dei giovani architetti deve essere di stimolo per far ripartire al più presto la proposta di legge sulla qualità dell’architettura che premia la realizzazione delle opere pubbliche attraverso concorsi di progettazione o di idee, aprendo in tal modo ai giovani la strada del mercato della progettazione dalla quale sono oggi esclusi”. Su questo abbiamo già espresso un parere

 

Una legge sulla qualità dell’architettura sarebbe davvero utile? I suoi contenuti sdarebbero mirati a dotare la progettazione e la realizzazione di opere pubbliche di strumenti utili a valorizzare il concorso di idee, la creatività e soluzioni innovative ancorate alle peculiarità e alla tipicità del territorio e dei centri urbani. Il problema è sostanzialmente riconducibile all’importanza del concorso; la qualità e la creatività del progetto dipendono dalla capacità del progettista che lo presenta. Le Commissioni devono saper valutare questi elementi. Tutto ruota intorno al percorso, centro di un dibattito piuttosto acceso negli ultimi anni, portato avanti anche dal CNAPPC.

 

Allora non serve un altro decreto, ma bisogna aggiustare e blindare il funzionamento dei concorsi pubblici.

 

di Enrico Patti

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