Il Bando per la Catalogazione dei Beni Culturali che ha scatenato l’inferno

Breve riassunto: il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha pubblicato un bando di concorso per selezionare 500 giovani laureati da formare nelle attività di catalogazione e digitalizzazione del patrimonio culturale italiano, come previsto dal decreto “Valore cultura”. Moltissime sono state le proteste, alcune delle quali condivisibili.


La nostra critica ai criteri
Criterio 1
. Verranno scelti solo laureati con 110/110, sotto i 35 anni al 9 agosto 2013. Wow! Posso presentarmi anch’io. Ah, no, non ho preso 110. Per quale motivo il Ministero ha limitato a coloro che hanno portato a casa solo il massimo dei voti? Non è che per forza bisogna essere super intelligenti per svolgere un lavoro di catalogazione… Forse il Ministero voleva premiare i più meritevoli ma, sinceramente, mi sembra che il gioco non valga la candela. Cioè: in questo caso, si potevano accettare anche i laureati con qualche punto in meno. Il bando non era per trovare talenti che devono inventare il collegamento wi-fi tramite il pensiero.


Criterio 2. Bisogna sapere bene l’inglese. Vabbé, ci sta. Anche se sono convinto che questo criterio di scelta l’abbiano inserito perchè i dinosauri che lavorano al Ministero non sanno l’inglese e almeno una persona che lo parla ci voleva.

 

Servono giovani leve che cataloghino il “patrimonio culturale italiano”: un descrizione più imprecisa dell’attività da svolgere non potevano trovarla. Cosa vuol dire “catalogare o da digitalizzare il patrimonio culturale italiano”? I monumenti? I libri? I reperti archeologici? Tutto questo insieme? A giudicare da quanto è generico il campo di lavoro preannunciato, si, tutto questo insieme. Come si svolge la formazione per la catalogazione di un patrimonio culturale così grande e vario? È complessa.


Criterio 3. Il lavoro dura un anno. Un anno? E Dopo? Non abbiamo la certezza che un anno di lavoro sarà un investimento, potrebbe essere anche solo tempo speso. E stop.


Criterio 4. Le ore settimanale di lavoro sarebbero tra le 30 e le 35, il compenso di 5000 euro all’anno, per catalogare il “patrimonio culturale italiano”, un lavoro che richiede impegno, dedizione e tempo. Al di là di tutte le polemiche sul fatto che questoo stipendio è basso a prescindere, lo stipendio è basso in particolare per il tipo di lavoro richiesto. 5000/anno significa prendere 417 euro/mese. Lordi? Netti? Non si sa. Vabbè. Poniamo che si facciano 30 ore a settimana (considerando il minimo di ore possibili per non fare troppo le vittime): significa fare 6 ore al giorno. Il che ti occupa buona parte della giornata, hai tempo per fare altro; ma 417 euro al mese è la metà di uno stipendio medio part time (4 ore al giorno) in un’azienda. Se lo stipendio non è sufficiente, ti devi trovare un altro lavoro. Con 6 ore già occupate, è più probabile trovare un lavoro serale, molte sere a settimana. Si può fare, ma non tutti possono permetterselo, se sono stati fuori quasi tutta la giornata.

 

Fin’ora ho sempre prestato più attenzione alla “catalogazione” e non alla “digitalizzazione” del “patrimonio culturale italiano”. E ho sbagliato. Perché anche la “digitalizzazione” merita una riflessione. Il patrimonio culturale italiano è costituito, immagino, da un sacco di carta. “Digitalizzarlo” significa avere lavoro fino alla fine dei nostri giorni. Poi, per esempio, anche i Fori Imperiali fanno parte del “patrimonio culturale italiano”. Cosa vuol dire digitalizzare i Fori Imperiali? Stamparli in tridimensione? Esistono le stampanti 3D, ma vi immaginate il nostro Ministero che si mette a lavorare con le stampanti in 3D. Comico.


Criterio 5. Il lavoro non prevede ferie o malattia: se uno salta una giornata di lavoro, viene decurtata dallo stipendio. Quindi, ti può succedere di prendere anche meno di 417 euro al mese.

 

Rimane il fatto che  417 euro mese sono comunque meglio di un calcio nel sedere.


Quindi, se vi interessa
Il termine per l’iscrizione è il 21 gennaio 2014, ore 14.00. La domanda deve essere inoltrata attraverso l’applicazione disponibile dal 14 dicembre 2013. Bisogna scegliere la regione per cui si concorre. Dopo una preselezione sulla base dei titoli, ci sarà un test con quiz a risposta multipla. Gli ammessi saranno formati presso gli istituti e i luoghi della cultura statali, nella catalogazione e digitalizzazione del patrimonio culturale.

 

Dai, che andiamo a fare un po’ di fotocopie del Colosseo.

 

di Enrico Patti

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