IKEA Disobedients, manifesto e performance architettonica sulla dimensione politicamente attiva dell’abitare

Il Dipartimento di Architettura e Design del MoMA – Museum of Modern Art di New York ha recentemente acquisito IKEA Disobedients, progetto di Andrés Jaque Architects / Office for Political Innovation. Si tratta della prima “performance architettonica” che il museo incorpora nelle sue collezioni.
IKEA Disobedients
sarà presentata per la prima volta in forma di video nell’ambito della mostra 9+1 Ways of Being Political: 50 Years of Political Stances in Architecture and Urban Design, a cura di Pedro Gadanho, in corso al MoMA fino al 25 marzo 2013. Sempre come parte della mostra, la performance IKEA Disobedients si è tenuta ieri, 16 settembre 2012, e si ripeterà il prossimo 23 settembre al MoMA PS1.

 

Una vita ordinaria e depoliticizzata è incoraggiata ovunque la sfera privata e quella pubblica siano segregate. La casa è stata spesso concepita e immaginata come uno spazio di distacco dal conflitto e dibattito pubblico, come il luogo in cui è lecito dimenticarsi del resto del mondo; come il luogo in cui si incontra solo ciò che è famigliare. Il progetto/performance di Andrés Jaque invita a riflettere sulla concezione di un modo diverso di costruire la vita quotidiana, un modo in cui la casa diventi luogo di scontro e incontro con tutto ciò che è diverso, non famigliare o controverso, contemplando tutti quei processi in cui, nella dimensione privata delle nostre abitazioni, ci distinguiamo come cittadini politicamente attivi.
La proposta di Andrés Jaque Architects è di disobbedire alle “imposizioni” IKEA, un insieme di regole che comprimono le interazioni sociali all’interno di apolitiche case-enclaves scollegate dalla vita pubblica e politica. Jaque lo fa attraverso una diversa idea urbana di domesticità. Non uno spazio neutrale, ma un luogo in cui controversia, disaccordo e impegno sociale coesistano con la dimensione affettiva.


Il manifesto di IKEA Disobedients
IKEA è un fornitore di strutturazione sociale
Il 98% delle persone ritratte nel catalogo IKEA sono giovani
Il 92% di loro sono biondi
Sono tutte persone dotate di un qualche tipo di vita famigliare
Tutti hanno figli o sono impegnati a fare figli
Tutti i prodotti IKEA sono finalizzati a trasformare la sfera domestica in un luogo felice, solare, apolitico, abitato da persone felici, sane e giovani
Ma il senso della casa o della vita famigliare può anche essere costruito giorno per giorno secondo modalità completamente diverse
Non tutte le persone sono sane
Non tutte sono giovani
Non tutte stanno per avere figli

 

La performance offre una panoramica su persone che hanno scelto di organizzare la loro vita domestica non in luoghi depoliticizzati e “scollegati”, ma in modalità che diventano il centro stesso dei loro vincoli alla collettività e ai conflitti che sono parte di essa. Sono vite domestiche, e modi di viverle, che non vogliono dimenticarsi del mondo che li circonda ma che vogliono avere la possibilità di cambiarlo e migliorarlo.
Ecco allora Rael Michael Clark, il cui appartamento in affitto nel Queens è anche il luogo in cui conduce il suo lavoro di ricerca e invenzione su un sistema auto-regolato per produrre cibo. Rael può sostenere i costi di questi esperimenti consentendo ad altre persone di utilizzare il laboratorio per altre attività. O Greg Newton e Donnie Jochum, che con Maja Leonardsen Musum e Corentine Bohl costituiscono un nucleo formato da due coppie che condividono l’appartamento. Greg e Donnie raccolgono libri portando avanti il loro progetto di aprire, in futuro, una libreria LGTB oriented. La loro cucina è un luogo in cui interagiscono con persone che non sono né parenti né familiari. È anche il luogo in cui manifestano il loro impegno di cittadini, in cui esprimono una posizione sui problemi di pubblico interesse. La loro casa è un’arena, che produce contributi al bene comune al di fuori delle relazioni di intimità familiare.


Mama Gianna racconta di essere cresciuta nella cucina del Manducatis, il ristorante che i suoi genitori gestiscono ancora in Jackson Avenue. Ora lavora al Manducatis Rustica, a meno di sei minuti da là. I suoi figli trascorrono la maggior parte del tempo nel ristorante, giocando o chiacchierando con i clienti e il personale dopo la scuola. I bambini considerano il ristorante casa loro, per la quantità di tempo che vi trascorrono. L’appartamento di Mama Gianna, quello dei suoi genitori e i due ristoranti costituiscono una frammentata domesticità che si estende nell’arco di due isolati. Nel loro quotidiano non esiste una netta distinzione tra vita intima/privata e dimensione pubblica/comunitaria. La loro vita domestica è una “urbanità” costituita da spazi frammentati collegati attraverso il modo in cui vengono vissuti ogni giorno.
Frank Traynor
ha portato una capanna in legno nella zona settentrionale di New York e ha organizzato un accampamento in un giardino appartenente a due amiche designer schiacciato tra i palazzi di Brooklyn. Le designer sono soddisfatte del modo in cui Frank ha abbellito giardino, rendendolo un luogo vivace e aperto, che favorisce diversi tipi di relazione sociale. Il giardino attira i passanti nel negozio dove Frank vende ogni sorta di oggetto trovato e riciclato. Lui non paga alcun affitto, ma offre il suo contributo nel migliorare la vita quotidiana degli altri. Il comfort non scaturisce dalla “familiarità” in senso stretto, ma dalla possibilità di associazione risultanti dall’inclusività.
Moddy Harding
vive con suo marito in una casa nella periferia di Long Island. Ha trasformato il soggiorno in un informale negozio di parrucchiera, dove taglia e acconcia i capelli degli abitanti locali. La “bolla collettiva” creata dal negozio è il centro della sua casa. La sua vita famigliare è organizzata attorno al negozio, ed è qui che ha cresciuto i suoi due figli e si è presa cura del cane Chuey e del gatto Michini. La casa funziona come punto di interazione, uno spazio al tempo stesso famigliare e pubblico. Il centro della vita comunitaria del quartiere non sono la piazza o le strade, ma gli spazi come il negozio di Moddy, luoghi che riflettono la vita di periferia, dove la gente si reca per incontrare gli altri.
Denish Kinariwala
durante le vacanze estive occupa un appartamento lasciatogli da un amico. Il resto dell’anno vive in una International House, una casa dello studente. La sua casa non è un luogo. Denish abita la possibilità di decidere, in ogni momento, in che modo vivere la sua vita. Alla domanda “in quale luogo ti senti a casa?”, Denish risponde “suonando il sarod nel parco”. La “ridondanza” della città gli offre la possibilità di spostarsi da un luogo all’altro. L’inefficiente disponibilità di alternative è il luogo in cui trovare il comfort che Denish insegue. Casa per lui non è un contenitore fisso e ben progettato con “viste” sulla città, ma la sensazione di essere provvisto di opzioni disponibili.


a cura di Federica Maietti


SCHEDA PROGETTO
IKEA Disobedients

di Andrés Jaque Architects / Office for Political Innovation


Con la collaborazione speciale di
Corentine Bohl, Gianna Bone-Teola, Moddy Harding, Donnie Jochum, Denish Kinariwala, Maja Leonardsen Musum, Rael Michael Clark, Greg Newton, Frank Traynor


Produzione
Ruggero Agnolutto, Roberto González García, Michal Just, Jorge López Conde, William Mondejar, Daia Stéeová, Claudia Suárez, Silvie Talackova, Enrique Ventosa, Javier Vidal


Ricerche sociologiche
Silvia Rodríguez


Direttore delle ricerche a New York
Ana Peñalba


Voce
JM Pen


Per ulteriori informazioni
www.andresjaque.net

 

Nell’immagine, vista della performance IKEA Disobedients di Andrés Jaque Architects / Office for Political Innovation

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