Houzz e Cocontest, i marketplace per architetti sviliscono la professione?

Houzz e Cocontest sono i primi due marketplace per architetti: sono il luogo in cui si fa intermediazione tra offerta e domanda del lavoro di progettazione. Si sta preparando a farlo anche Amazon che già vende servizi di progettazione in quattro Stati americani.

Houzz, come dice sul sito, «aiuta architetti, designer e imprese edili a costruire il proprio brand, mettendoli in contatto con gli utenti». Secondo i dati forniti Houzz vanta 35 milioni di utenti unici mensili e fornisce una vetrina a un milione di professionisti nel mondo (in Italia 65 mila).

Cocontest è una startup italiana trasferitasi nella Silicon Valley ricevendo menzioni e fondi: chi ha bisogno di un’idea per ristrutturare la propria abitazione o l’ufficio mette i dati sul sito, parte un concorso e il cliente sceglie il progetto che per qualità e costi. Propone anche pacchetti di offerta che variano in base alle misure della casa/ufficio.

Secondo l’indagine sullo stato della professione di architetto conclusa dal Cresme su commessa del Consiglio nazionale in questi giorni, il reddito medio dei 90 mila architetti italiani liberi professionisti rimanere sotto la quota di 17 mila euro (-41% rispetto al pre-crisi). Nel 2015 un architetto su quattro ha subito una forte flessione del fatturato. Il 45% degli intervistati butta il cuore oltre l’ostacolo e sostiene di aver in mente di lavorare all’estero ma, in realtà, due terzi del totale non riesce ad avere clienti oltre il proprio Comune e la propria provincia. Solo il 6% lavora con l’estero.

L’on line rappresenta il driver della professione, questo è chiaro. Ci sono però alcune sfumature nelle opinioni che è opportuno sottolineare. Almeno il 28% del campione del Cresme è convinto che lo sviluppo di un sito web e di un brand riconoscibile siano la forma di promozione da privilegiare. Il 42% li ritiene inevitabili ma dannosi in quanto in grado solo di aumentare la concorrenza, di ridurre i compensi e svilire le prestazioni intellettuali riducendole a prodotto commerciale.

L’architetto capace di vincere sul web un concorso dalla parte opposta del mondo.
Il professionista locale che agisce come un service, mette in opera la progettazione di altri e assicura il rapporto con le amministrazioni locali.
Queste sono, semplificando un po’, le possibili realtà esistenti.

Un successo di mercato delle piattaforme come Houzz e Cocontest cambierebbe i meccanismi di incontro tra domanda e offerta. Si tratta di un’innovazione disgregatrice e disturbatrice: un architetto si muove sostanzialmente seguendo il suo sistema di relazioni e questo delimita il suo mercato e nella maggioranza dei casi si tratta di un network non aperto ai mercati internazionali. L’arrivo delle piattaforme digitali crea condizioni e problemi nuovi soprattutto in materia di compensi, come ha commentato Leopoldo Freyrie, presidente uscente del Consiglio nazionale degli architetti.

Come fa una legislazione nazionale a imporre a un gigante come Amazon di rispettare là tariffe?” ha detto Freyrie. Ma è davvero impossibile far vincere la qualità della progettazione di fronte al prezzo più vantaggioso? Anche quando l’Attestato di Prestazione viene svenduto on line, poi il progettista che ha accettato di farlo deve assumersi le proprie responsabilità di fronte all’Ordine. E potrebbe anche essere radiato. Dall’altro lato, il cliente deve sapere (e sa) che un APE venduto a un prezzo stracciato non potrà mai avere la qualità di un APE realizzato al giusto prezzo. Sta anche nel cliente scegliere ciò che è più sicuro per se stesso.

Il discorso si può ampliare a Houzz e Cocontest * (* ndr: il discorso che si può ampliare a questi marketplace è quello relativo ai costi, non certo alla radiazione dall’Albo: se partecipi a Houzz o Cocontest non rischi di essere radiato).

Un progettista che chiede molto poco non è una “bazza” ma offre un servizio scadente, per ovvi motivi: perchè serve tempo, per esempio, per progettare e un architetto, se gli dai poco, anche se è quello che chiede lui, non potrà mai dedicarti molto tempo. Non potrà mai dedicare molto lavoro al tuo progetto se lo paghi poco, perchè ne ha altri da fare, perchè magari c’è qualcun altro che lo paga di più, o perchè in ogni modo quello che fa per te gli rende talmente poco che lo fa superficialmente. Lui potrebbe pagarne le conseguenze, il cliente le paga di sicuro, perchè un servizio scadente ha come conseguenza un lavoro fatto male, il che significa “beghe” a posteriori per il cliente stesso.

Vale per tutti i professionisti, non solo per gli architetti.

Chi certifica le piattaforme? Chi garantisce il consumatore non solo sul prezzo della prestazione? Potrebbero essere gli Ordini a svolgere questo ruolo, continua Freyrie.

Cocontest se ne è andato dall’Italia proprio di fronte a contestazioni su questo punto e a una formale denuncia all’Antitrust.

 

di Enrico Patti

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