Guerrilla Garden

“Guerrilla Garden” è un termine coniato nei primi anni ’70 a New York per designare l’attività indipendente e “non autorizzata del gruppo Green Guerrilla di Liz Christy”, per la riappropriazione di spazi degradati e dimenticati della città. Gruppi volontari autogestiti realizzano veri “attacchi verdi” clandestini che prendono di mira, spesso con il favore del buio, quella vasta famiglia di frammenti indeterminati facenti parti dell’urbano – dalla fioriera da marciapiede vuota agli orti e lotti dismessi -, riscattandoli dal loro stato di spazi di rifiuto e scarto per trasformarli in episodi di biodiversità e bellezza.
La pratica del “Guerrilla Gardening” approda ufficialmente in Italia nei primi anni del 2000, e si propone come atto dimostrativo spontaneo, positivo e propositivo, che in virtù del proprio fondamentale connotato di indipendenza sa farsi carico di messaggi di diversa natura, che spaziano dalla necessità di abbellimento del paesaggio urbano quotidiana, alla protesta a sostegno di problematche politiche e sociali.
In quest’ultimo caso appartiene il più recente episodio di “squatting” verde, avvenuto all’ombra dello stadio di San Siro a Milano il 7 marzo scorso: in contemporanea allo svolgimento della partita di calcio Inter-Genoa, a Piazzale Türr è spuntato un fazzoletto di giardino realizzato da volontari e mamme del quartiere a supporto della campagna “Fame” di Action-Aid per il diritto alla terra per le donne del mondo.
Il risultato, qualsiasi sia il motivo dell’azione di guerriglia, costituisce sempre il regalo alla comunità di un nuovo spazio, da adottare e curare, ma anche un’occasione di aggregazione e scambio fra cittadini, un invito alla partecipazione ed alla riappropriazione autonoma dello spazio urbano come bene pubblico e collettivo.


Il recente episodio di “squatting” verde, avvenuto all’ombra dello stadio di San Siro a Milano il 7 marzo scorso a supporto della campagna “Fame” di Action-Aid per il diritto alla terra per le donne del mondo

 

a cura di Alessandra Gola

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