Gli scavi di Aquileia

Con il concorso di idee per l’ex Fondo Cossar, la Fondazione per Aquileia ci dona l’occasione per riprendere il tema del rapporto fra identità di un luogo e criteri e indirizzi di tutela e di valorizzazione.
L’ex Fondo Cossar è una delle aree di scavo più importanti di Aquileia per le pavimentazioni musive, fra cui quelle di una domus scomparsa, immediatamente a nord di Piazza Capitolo e contigua alla pista ciclabile Grado-Palmanova appena realizzata. Vi si accede dall’angolo nordest di Piazza Capitolo, fiancheggiando l’ex stalla Violin, anche questa inserita nell’area di concorso.
Il concorso, motivato formalmente dalle ragioni d’urgenza per la protezione di pavimentazioni musive esposte alle intemperie da decenni, ripropone l’accoppiata tutela-valorizzazione cui era improntata anche l’opera dei responsabili precedenti alla Fondazione, ma su nuove basi rispetto a questi.
È appropriato dunque interrogarsi sugli aspetti culturali di questo primo atto dalla giovane Fondazione per Aquileia.

 

La cultura di riferimento
Sarebbe difficile sostenere che esista una cultura unitaria e condivisa circa i metodi da osservarsi negli interventi di tutela e valorizzazione di aree storico-archeologiche […]. L’unico metodo che gode di un’accettabile codificazione è l’anastilosi (ad Aquileia emerge l’esempio delle colonne del Foro). Tutti gli altri appaiono in generale frutti stagionali, di cui la stessa Aquileia offre un ampio campionario, come per esempio la mimesis in corso di applicazione in piazza Capitolo, in particolare con il volume parallelepipedo di protezione dei mosaici sul lato sud del Battistero.
Per delineare in qualche modo la cultura di riferimento del bando ex Cossar, che non si rifà ad alcuno dei metodi elencati, non c’è di meglio che avvalersi delle parole del bando stesso con cui la Fondazione, richiedendo  un ampio ventaglio di idee su un’ipotesi di struttura di protezione in unità modulari articolate in forma di domus romana, motiva il proposito di superare con ciò i criteri puramente restaurativi ed espositivi dal Brusin in poi. Lo scopo è “aumentare l’attrattività e la fruibilità degli scavi integrandoli con il percorso archeologico cittadino e i punti nodali d’interesse (basilica, museo archeologico, punto informativo, ecc.) pensando inoltre al modo più appropriato di utilizzo della ‘stalla Violin’ (un edificio tradizionale all’ingresso dell’area, ndr) con tutti gli apprestamenti di arredo, tecnici e tecnologici” per rendere il luogo “accessibile e riconoscibile” (sistemazione degli accessi, pannelli informativi, accessibilità disabili, integrazione con la pista ciclabile, ndr), “interessante, organizzato e fruibile dal punto di vista culturale” (percorsi notevoli, opere di protezione e valorizzazione degli scavi replicabili altrove, copertura della domus, riqualificazione delle strutture murarie recenti, riposizionamento di mosaici, valorizzazione di antichi volumi residui, audiovisivi di ricostruzione virtuale, illuminazione notturna d’effetto, ndr), “piacevole e accogliente” (punti di sosta, verde, anche di mascheramento, servizi per i visitatori, ndr), “ecologicamente sostenibile” (materiali di basso impatto, pannelli fotovoltaici per l’illuminazione notturna, verde di ridotta manutenzione, ndr).
[…] L’idea centrale, su cui si richiede il massimo sforzo creativo, è la copertura – reputata quale unica garanzia per la tutela dei mosaici – come occasione per la restituzione della domus tramite un sistema modulare articolato in modo da richiamare “le volumetrie e gli andamenti delle coperture e degli ambienti originari in maniera da consentire la comprensione della struttura complessiva della domus, anche in rapporto alla viabilità antica. Particolare cura dovrà essere posta alla restituzione del peristilio e della sua vasca centrale”.
Non basta: si richiede, in aggiunta, che le proposte modulari per l’area di concorso siano replicabili anche in futuro per casi analoghi accertati qua e là nel compendio archeologico aquileiese. Circa la tipologia, la forma e i materiali della domus che si elevava sul piano di spiccato dei reperti planimetrici giunti fino a noi, consistenti essenzialmente in pavimenti e basi murarie, l’Amministrazione del bando, in assenza di qualsiasi documentazione storica, non ha potuto fornire alcuna ipotesi, demandando l’intera questione alla cultura e all’inventiva dei concorrenti. In ogni caso il bando […] postula il ricorso a tutta la gamma delle trasparenze e leggerezze delle architetture odierne, come acciaio, alluminio, vetro, plexiglass, plastica, spot. Sembra evidente la volontà di escludere, anche se non in assoluto, un impiego significativo di materiali tradizionali.
Questo indirizzo assunto dalla Fondazione per Aquileia potrebbe essere definito di tipo omologante, in perfetta coerenza con i miti e i comportamenti indotti dalla globalizzazione.
[…] Sarebbe difficile sostenere che una disseminazione casuale di luccicanti manufatti di questo tipo possa tradursi in un’espressione appropriata dell’identità di Aquileia. In generale, si nutrono forti perplessità sull’idoneità di tali impostazioni a diventare massima per la tutela e valorizzazione di un patrimonio archeologico della specie dell’ex Fondo Cossar […] per questioni attinenti alla stessa filosofia di fondo del bando, che sembra introiettare il diffuso sentimento contemporaneo di rifiuto di tutto quanto possa ricondurci alla coscienza della caducità delle cose. Rifiuto che si vorrebbe compensare con la ricerca di un’illusoria garanzia di durata, possibilmente eterna, con ogni mezzo artificiale, dal falso architettonico ai virtuosismi illuminotecnici alle magie del virtual design, usati in modo intensivo ed esaustivo […]. Lo stesso rilievo dato dal bando a concetti quali piacevolezza, accoglienza, fruibilità […] lo dimostra: un mondo di beati senza sofferenza,  sempre giovani, “liftati” come in quei film di fantascienza dove poi si scopre che dietro la felicità beota di una popolazione bionda e con gli occhi azzurri c’è una tirannide liberticida e sanguinaria. Alle spalle di una tale impostazione, va da sé, non può esserci alcuna attenzione per l’identità intrinseca del luogo, quella che non ha bisogno di essere spiegata, perché sentita nell’immanenza della sua storia, delle sue ferite, della sua polvere. Quella che consente di selezionare i criteri e i mezzi in relazione al caso, senza pretendere di guarirlo dandogli in un colpo solo tutte le medicine. Quella che consente di dare a  ciascuno il suo.

 

Questioni aperte
Nel bando per l’ex Fondo Cossar si sente la mancanza di un piano strategico e ciò ne spiega in buona parte le criticità, in termini sia di obiettivi, sia di metodo, sia di contenuti. La Fondazione avrà delle buone ragioni per la scelta effettuata: se tuttavia un motivo è che sarebbe dannoso, soprattutto per le opere prioritarie e urgenti, attendere che tutto sia pianificato alla perfezione prima di fare qualsiasi opera, a causa dei tempi lunghi di formazione di un piano, si osserva che l’azione della Fondazione non cade nel deserto ma è stata preceduta, da almeno un quarto di secolo, da progetti e realizzazioni utilizzabili per abbreviare i tempi di formazione di un piano strategico. Se un secondo motivo è l’urgenza di tutelare i mosaici, uno o anche due anni non avrebbero aggiunto danni significativi a strutture che stanno all’aperto da decenni.
Se si intende la pianificazione strategica non solo come uno strumento tecnocratico di finanziamenti e priorità, ma anche e soprattutto come momento privilegiato di crescita culturale non unilaterale, con riguardo all’interpretazione dell’identità, del ruolo e delle potenzialità di un luogo, alla valutazione delle qualità, la rinuncia ad essa obbliga alla navigazione a vista, alla scelta caso per caso, all’assoggettamento alle mode di stagione, come ci dimostra la stessa Aquileia con il campionario variegato degli interventi di tutela e valorizzazione già realizzati e, con l’ex Cossar, comporta il rischio dell’appiattimento più o meno consapevole sulla sottocultura  globalizzante del Grande Fratello.

 

Prospettive
Dopo la consegna dei progetti alla data stabilita (complessivamente 25), si attende l’opera della commissione giudicatrice per l’istruttoria delle proposte e la proclamazione dei fortunati vincitori. Sarebbe un segnale di gran maturità culturale se, fra questi, ci fosse anche chi non abbia avuto alcun timore nell’immaginare una linea di soluzione in controtendenza rispetto agli indirizzi del bando.
Il lavoro della Commissione e la mostra dei progetti potrebbero diventare, dando spazio a culture alternative, un’occasione di gran rilievo, se la si vorrà assumere, ai fini della crescita della cultura della tutela e della valorizzazione, per riflettere serenamente sugli errori e per pensare meglio a quello che serve veramente al paesaggio italiano e alla sua storia.
Durante l’attesa dei risultati del concorso si auspica che le osservazioni di quest’articolo, volutamente provocatorie, siano considerate ai fini di un dibattito dedicato a questo tema, preordinato ad una convergenza fra le forze culturali e istituzionali, affinché la storia privilegiata di Aquileia si traduca in vantaggi concreti per i suoi abitanti, e formi una città esemplare, frutto di una sintesi urbanistica complessa, progettuale e non solo scientifico-settoriale, fra archeologia, architettura e ambiente.

 

di Amerigo Cherici

 

Articolo pubblicato sulla rivista La Panarie n. 166, marzo 2010, La Nuova Base Editrice.

 

Nell’immagine, area del bando ex Fondo Cossar, veduta nord. Fonti: CTR – Fondazione per Aquileia

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