Gli Architetti sono sempre più vecchi, e se sono giovani sono sempre più poveri

La distribuzione anagrafica degli iscritti agli albi inizia a spostarsi verso le fasce più anziane: la percentuale di architetti con meno di 40 anni si è ridotta dal 39% a meno del 33% tra 2010 e 2013. Nello stesso periodo la quota di architetti ultracinquantenni è passata dal 30 a oltre il 33%.
I livelli di disoccupazione degli architetti sono arrivati a un livello record. In più, in Italia c’è un sistema welfare-lavoro che non li tutela, scarse possibilità reddituali e instabilità.

 

Per i circa 49 mila giovani architetti con meno di quarant’anni le cose non vanno meglio: continuano ad aumentare le difficoltà di inserimento occupazionale in un mercato sempre più ristretto e competitivo; aumenta la frequenza di contratti atipici (contratti di collaborazione, contratti a progetto, formazione lavoro, ecc.); cresce il fenomeno delle partite IVA “subordinate”, aumenta il divario reddituale con i meno giovani e aumentano le situazioni irregolari.

 

Ma parliamo dei redditi dei giovani architetti.
Innanzitutto individuiamo chi è un giovane architetto: quello che ha 32 anni.
Poi vediamo com’è la sua situazione di reddito.

 

A cinque anni dal conseguimento del titolo di secondo livello, il reddito mensile netto risulta di circa 1.200 euro, contro una media generale di 1.383 euro, un dato inferiore anche alle medie di geologi, biologi e agronomi.
Ma vediamo il confronto con il reddito medio dei laureati in ingegneria.

 

 

A cinque anni dal titolo, il reddito netto dei giovani architetti (valutato a valori costanti 2013), si è ridotto tra 2008 e 2013 del 19%, passando da 1.400 a meno di 1.170 euro al mese.

 

Un’indicazione confermata dalle statistiche della cassa previdenziale, che misurano una riduzione del reddito medio dei più giovani dell’ordine di duemila euro annui tra 2008 e 2012. Queste statistiche permettono anche di confrontare la discrepanza reddituale tra giovani e meno giovani. Considerando come riferimento il reddito medio complessivo è evidente come la crisi abbia in qualche modo ridotto il gap, impattando di più sul reddito professionale autonomo e sui fatturati più cospicui. Eppure, ancora nel 2012, la differenza reddituale tra giovani e meno giovani rimane estremamente marcata, con il massimo reddituale di carriera (nel 2012 circa 30 mila euro, ma erano oltre 43 mila nel 2008), che si raggiunge non prima dei 55-60 anni.


Architetti: i redditi sono sempre più bassi
Tra 2008 e 2013 la contrazione reale dei redditi professionali è stata, secondo i dati della Cassa Previdenziale, del -30% (il 35% in termini di fatturati). Risultato confermato, nelle dimensioni anche dall’ultima indagine CNAPPC/Cresme (-39% nello stesso periodo).

 

 

Sono stati anni in cui la dilatazione dei tempi di pagamento, l’aumento delle insolvenze o la sempre maggiore concorrenza (leggi anche Gli Architetti si pestano i piedi: troppa concorrenza, tra loro e con gli altri Tecnici) hanno impattato molto duramente sull’attività degli architetti italiani. E non sorprende come la riduzione del fatturato abbia imposto ai professionisti di intervenire in maniera decisa sulle spese nel tentativo di ridurre i costi di attività, e lo si può dedurre anche dai dati della cassa previdenziale rapportando redditi e volume d’affari.

 

 

Il confronto dei redditi medi, calcolati sulla base dei dati dell’Agenzia delle Entrate, indica, per gli architetti liberi professionisti, valori decisamente poco gratificanti, non solo rispetto alla media complessiva di tutte le professioni (24 mila euro contro 48 mila euro), ma anche rispetto alla media delle professioni tecniche (28 mila euro), un dato caratterizzato dal contributo degli ingegneri, che dichiarano un reddito annuo medio di oltre 36 mila euro, con un peso del 29% in termini di contribuenti.

 

La base contributiva tornata omogena (dal 2012 sono rientrati nelle statistiche dell’Agenzia delle entrate anche gli ex-minimi) permette un confronto temporale rispetto al 2007. Si evince come per i circa 70 mila studi di architettura italiani l’impatto della crisi sia stato decisamente più negativo che per le altre professioni tecniche. Il calo dei redditi (misurato a valori costanti 2013) è stato, in cinque anni superiore al 27% (-26% il calo del volume d’affari), da comparare con il -20% degli studi di ingegneria o il -16% dei geometri.

 

Fonte: Osservatorio Professione Architetto (Cresme/CNAPPC)

Scritto da

The author didnt add any Information to his profile yet



Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico