Gli Architetti si pestano i piedi: troppa concorrenza, tra loro e con gli altri Tecnici

Continuiamo l’analisi dell’Osservatorio Professione Architetto realizzato dal Consiglio Nazionale degli Architetti e dal Cresme per l’anno 2014. Dopo aver evidenziato il problema delle spese che più incidono negativamente sul bilancio degli Studi di Architettura (al terzo posto c’è la Previedenza, dopo tasse e burocrazia), un altro dato (purtroppo) negativo: gli architetti sono in troppi, si pestano i piedi tra loro e in un contesto di crisi non è per niente una buona notizia. È una cosa che sapevamo già, ma è utile vedere i dettagli della questione.

 

“Il rapporto professionisti/popolazione fornisce un’indicazione (sommaria) del rapporto tra domanda e offerta: abbiamo in Italia 2,6 architetti ogni mille abitanti, contro gli 1,65 che si registravano nel 2000. Un mercato quindi, quello italiano della progettazione, sempre più inflazionato, a maggior ragione se si considera la presenza, altrettanto cospicua, di altre figure professionali con competenze sovrapponibili, ovvero geometri, ingegneri e agronomi (al 2010, considerando anche gli architetti, un totale di oltre 490 mila professionisti).

 

 

 

Se si guarda al contesto europeo l’Italia è il paese con il più alto numero di architetti in attività sia in termini assoluti, sia in termini relativi. Gli architetti italiani rappresentano oltre il 27% del totale europeo (includendo anche la Turchia). In Germania, il secondo paese in Europa, gli architetti sono poco più di 100 mila (il 34% in meno); in Francia e Regno Unito appena 30 mila.

 

 

Se si considera il rapporto tra architetti e popolazione, gli oltre 5 progettisti ogni duemila abitanti che operano in Italia rappresentano, di gran lunga, il numero più elevato tra tutti i Paesi europei, dove, in media, il numero di architetti si aggira intorno a 1 ogni mille abitanti.

 

 

Le cose non cambiano se si utilizza una stima più precisa della domanda di progettazione, ottenuta a partire dagli investimenti annui nel settore delle costruzioni. Tralasciando le altre figure concorrenti, gli architetti italiani, nel 2012 (ultimo anno disponibile per le statistiche internazionali), avrebbero avuto a disposizione appena 133 mila euro a testa all’anno (diventati 123 mila nel 2013), il valore più basso tra tutti i paesi europei (meno della metà di quanto stimato in Germania e circa sei-sette volte meno rispetto a Francia e Regno Unito).

 

 

Da quanto detto non sorprende che gli architetti italiani considerino l’eccessiva concorrenza uno dei problemi più gravi da affrontare nello scenario di mercato attuale, preceduto soltanto dal continuo ribasso delle tariffe e dal problema (strutturale) legato al peso delle procedure.

 

 

La saturazione del mercato, la crisi persistente dell’edilizia e la rapida riduzione di redditi e fatturati (a valori costanti, secondo i dati della cassa previdenziale, il reddito medio degli architetti italiani è calato del 30% tra 2008 e 2013) contribuiscono a spiegare il rallentamento osservato nella crescita del numero totale di iscritti agli albi. Da una crescita media del 6% negli anni ottanta, si è infatti passati al 3,4% della prima metà degli anni duemila, fino all’1,3% dell’ultimo biennio. Nel giro di pochi anni il numero di iscritti potrebbe addirittura iniziare a ridursi, considerando, da un lato, il trend osservato nel numero di nuove immatricolazioni ai corsi di Architettura (il numero totale di immatricolati si è praticamente dimezzato tra 2007 e 2012, da oltre 13 mila a poco più di 6.400), e, dall’altro, l’invecchiamento strutturale degli iscritti all’ordine (gli architetti con più di cinquant’anni sono oggi più di un terzo del totale degli iscritti, con punte superiori al 40% in alcune regioni)”.

 

Il testo e gli schemi pubblicati sono estratti dalle pagine 10/14 dell’Osservatorio Professione Architetto 2014.

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