Gli architetti italiani vanno all’estero, si sa; ma è davvero solo così?

Vincono premi internazionali di progettazione ed esportano il design. Arrivano in Cina. Conoscono il valore della riqualificazione urbana e ci scommettono sopra. Potrei scrivere che gli architetti italiani godono di buona salute. Forse è più giusto scrivere che alcuni architetti italiani godono di buona salute, quelli che riescono a uscire dall’Italia. E non è facile per tutti. Internazionale è la parola d’ordine, per chi può. Ma è proprio vero?

I volti sono tanti e tra questi ci sono molti architetti anche sotto i 40 anni, non solo i vecchi dinosauri sempre verdi e sempre sulla cresta dell’onda, come Piano o Fuksas.

Alcuni dei più giovani si trovano citati all’interno di un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore del 12 agosto.

Fabrizio Barozzi (classe 1976) ha vinto il premio Mies Van der Rohe Award 2015, assegnato a Barcellona a maggio, con il progetto della Filarmonica di Szczecin in Polonia. Barozzi racconta che lavorare in Italia è molto difficile a causa della burocrazia e delle incertezze normative, e per il fatto che il sistema non premia la qualità.

Lo Studio PiuArch ha vinto nel 2014 il concorso per gli uffici di IDF Habitat a Champigny Sur Marne vicino a Parigi. Di quest’anno è il progetto del nuovo store Gyvenchy a Seul.

Questi i lavori all’estero vinti attraverso concorso. C’è anche ci lavora in Italia però, sempre grazie ai concorsi. L’articolo pubblicato sul Sole 24 Ore punta tutto sull’estero ma riporta anche i vincitori italiani per l’Italia e in Italia. La riqualificazione rimane la linea dominante, ma l’internazionalizzazione scompare.

Archea Associati ha realizzato la cantina Antinori nel Chianti, presa come modello per le cantine vinicole nel mondo: si tratta di una struttura totalmente ipogea.

In seguito alla vittoria in giugno del Concorso internazionale per la Città della Scienza di Roma (sorgerà di fronte al MAXXI), Paola Viganò di Studio 014 Viganò è tornata in Italia dopo essere fuggita 15 anni fa.

Pierpaolo Tonin (under 35) ha vinto il concorso per la riqualificazione della Piazza della Scala a Milano. Gli under 30 Valerio Ciotola e Andrea Guazzeri hanno vinto quello per il Museo della Scienza di Napoli.

In Italia si può lavorare grazie ai concorsi quindi, non è una chimera. Quello che bisogna fare è partecipare molto, per avere le possibilità di vincere. Il lavoro è impegnativo e poco redditizio ma bisogna farlo. Per i più giovani, poi, rappresenta il banco di prova attraverso il quale si può partire per iniziare a lavorare, almeno per qualche progetto. Poi si prosegue, un progetto alla volta, la strada è lunga, ma alcuni ce la stanno facendo (diverserighestudio).

La storia della supremazia dell’estero può essere quindi smentita, almeno in parte. E coloro che hanno vinto i concorsi in Italia sono tutti raccomandati? I concorsi non funzionano proprio mai? Alcune volte basta osservare e partecipare di più, o anche solo partecipare e insistere.

di Enrico Patti

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