Gli architetti e il Giuramento di Vitruvio

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(di Marcello Balzani)

A cosa serve giurare?
Perché pronunciare una formula rituale che promette qualcosa di impegnativo attraverso un vincolo (di amore, fedeltà, obbedienza alle leggi o a una fede)?

Un termine che contiene al suo interno (nell’etimo) il cuore o l’anima stessa della legge (lat. iūrare, der. di ius iuris «diritto») trova un riscontro non solo nelle aule dei tribunali, dove la forma è sostanza, ma anche nell’etica professionale. Non si intende in questo caso l’azione asseverativa e certificante che, ad ogni stampo di timbro e sigla di firma, dichiarano di descrivere (in parole, disegni e quote) la verità e tutta la verità su una conformazione esistente della realtà, sul suo grado di trasformazione, e sui vincoli o diritti che pesano su quella tale area o quel tale fabbricato.

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Si intende un’altra cosa.

La professione medica con il giuramento di Ippocrate (che fa scorrere la lancetta temporale indietro fino al 400 a.C.) è il punto di riferimento. È possibile quindi, nel codice deontologico dell’architetto italiano, individuare un senso, un percorso oppure un significato etico?

Risponde a questa domanda Andrea Rinaldi, Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Reggio Emilia, che nel gennaio scorso, in tempo di bilanci e previsioni per l’Ordine, “a sigillo di un impegno etico verso il committente e il territorio” ha pensato ad un “atto nuovo e rivoluzionario: agli iscritti sarà infatti offerta la possibilità di compiere il Giuramento di Vitruvio, vero e proprio patto tra l’Architetto e il bene comune”.

Andrea Rinaldi ci racconta che tutto è nato da una collaborazione tra il Centro Studi Vitruviano di Fano e il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara: “il Giuramento di Vitruvio, al pari del Giuramento di Ippocrate per i medici, rappresenta la volontà di ribadire l’importanza del progetto di architettura per la rigenerazione urbana ed ambientale e di una professione, come quella dell’architetto, di riappropriarsi del proprio ruolo nella società contemporanea”.

L’innesco, folgorante, fu una riflessione del Professor Salvatore Settis, che nella sua Lectio Magistralis del 2014 presso la Facoltà di Architettura di Reggio Calabria, recuperò dal trattato De Architectura di Marco Vitruvio Pollione alcuni gradi di valore e di impegno per l’architetto: conoscenza, etica, bene comune, qualità dell’architettura e responsabilità. “Sono i punti principali del giuramento adottato dall’Ordine degli Architetti P.P.C. di Reggio Emilia.

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Un documento che attinge la sua essenza dal primo trattato storico dell’architettura, che fu redatto per dare riferimenti concreti alla costruzione delle città ora quanto mai contemporaneo per ripensare e rigenerare le città del futuro nel rispetto delle persone, dell’ambiente, delle risorse disponibili. Un ponte, tra passato e futuro, che apre una nuova prospettiva dopo oltre due millenni”, dice sempre Andrea Rinaldi, che è il primo firmatario del giuramento.

Il Giuramento di Vitruvio

Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:

  1. di custodire ed accrescere la conoscenza in diversi campi, umanistici di scienze ed arte, per operare a favore della società e dell’ambiente.
  2. di essere generoso, leale e moralmente integro, verso il committente e verso il paesaggio naturale ed urbano, concreta espressione del corpo sociale.
  3. di avere una visione lungimirante nell’agire sul patrimonio culturale e naturalistico, per garantire il bene comune, tutelando il futuro dei giovani e delle comunità.
  4. di cercare l’armonia con la natura nella qualità dell’architettura, attraverso lo studio della sua forma del linguaggio e dei materiali. Per donare qualità di vita attraverso i nuovi interventi sul paesaggio e sul costruito.
  5. di essere responsabile nei confronti della viva memoria del nostro passato, lievito per il presente e fonte di riferimenti da conservare ed innovare per costruire il futuro.

Scarica qui la versione in pdf del Giuramento di Vitruvio

Non sono solo parole.
Sono cinque atti di fede laica, che possono rendere il significato e il senso di altrettanti momenti/comportamenti fondamentali della nostra professione.
Ecco a cosa serve giurare.

Settis, in un suo articolo dal titolo “Architetture antiscempio” pubblicato sul Sole24ore di domenica scorsa ricorda tutta la storia del Giuramento di Vitruvio e applaude all’iniziativa di Andrea Rinaldi, Paolo Clini, Valentina Radi e Gianni Volpe.

Ora bisogna sperare che il giuramento venga adottato da altri Ordini in Italia.

 

Nell’immagine, Vitruvio presenta il De Architectura (stampa del 1654).

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