Giovanni Corbellini sul Ddl Bondi

(di Giovanni Corbellini) […] sto leggendo il disegno di legge sulla qualità architettonica. Le finalità dichiarate all’inizio mi ricordano le prediche del parroco di Luigi Meneghello raccontate in “Libera nos a malo”. Quel sant’uomo sintetizzava invariabilmente il suo sermone con un venetissimo: “bisogna essare boni!”. Mi sembra che ci sia lo stesso livello di genericità e, insieme, il rischio concreto di spiacevoli effetti collaterali inevitabilmente connesso alle buone intenzioni, dichiarate o sincere che siano. La mia diffidenza trova conferme nella relazione illustrativa, quando si afferma che “nelle città, devastate dalla bruttezza e dal degrado, si annidano fenomeni allarmanti di disagio sociale: la bruttezza e soprattutto il degrado generano violenza. Occorre investire nella bellezza e riportare l’arte nel cuore delle città”. Dubito infatti che una qualsiasi legge possa stabilire cosa sia brutto e cosa bello. Il Corviale, dal punto di vista compositivo, è bellissimo, e lo stesso vituperatissimo Zen è per i suoi autori altrettanto riuscito. E non si può dire che Vittorio Gregotti e Franco Purini non siano autorità in materia… e poi, dal punto di vista della “tenuta” sociale, hanno sempre funzionato meglio le borgate abusive, controllate dalle diverse mafie dei paesi di provenienza dei loro abitanti, che i grandi interventi di autore.

 

Affidarsi in maniera più diffusa ai concorsi può forse migliorare un po’ le cose, anche se la corruzione dilagante nel nostro paese – e gli architetti di sicuro non rappresentano una eccezione – non ne fa certo un sistema di confronto aperto e trasparente. Anche le altre iniziative, i premi, i centri di documentazione, gli incentivi per i giovani e gli archivi sono in sé lodevoli (soprattutto per le persone che in qualche modo ne troveranno occasioni di sostentamento) ma sono poco più che pannicelli caldi e finiscono per evidenziare la crisi piuttosto che risolverla: un po’ come le misure che si prendono per salvare qualche specie in estinzione, mettendola in uno zoo o in un’area protetta (dicendo implicitamente che fuori dal recinto, la realtà è un’altra).

 

Volendo incrementare la qualità del nostro patrimonio edilizio e dei nostri spazi urbani sarebbe il caso di intervenire su questioni maggiormente strutturali. Di fondo c’è la povertà culturale di un paese “incantesemato” (così diceva mia nonna di chi rimaneva con lo sguardo fisso nel vuoto) davanti alla televisione. Bisognerebbe ricordare al nostro ministro che il suo/nostro Presidente del Consiglio (e di riflesso la sua parte politica) deve le sue fortune economiche e di consenso a questo potente mezzo di comunicazione, ben più penetrante ed efficace della stampa che, secondo Victor Hugo, aveva a suo tempo già ucciso le cattedrali (comunque, vedendo gli esiti delle idee architettoniche di Berlusconi – dagli esordi come costruttore agli addobbi per il G8 di Genova, dalla sala per le conferenze stampa di Palazzo Chigi all’agghiacciante scenografia nel palazzo di Libera all’EUR per la conferenza intergovernativa sulla costituzione europea del 2003 -, è forse meglio che il cuore e il portafoglio lo portino verso ambizioni diverse da quelle di un mitterand…).

 

Al deserto culturale del nostro paese contribuisce poi una scuola già in cattive acque e in procinto di subire altri colpi devastanti dallo stesso governo di cui il ministro Bondi fa parte. Una scuola che già ora agisce poco, e spesso in senso contrario alla costruzione di una sensibilità contemporanea, a partire dalle elementari e fino all’università. Per darti una idea di come vengono “piallate” le menti dei nostri giovani ti racconto di quando sono andato a parlare con le maestre di mio figlio più piccolo (peraltro bravissime) e di come basassero il loro giudizio positivo sulla capacità di realizzare delle “cornicette” (ghirigori ornamentali su carta a quadretti) perfettamente simmetriche. Le ho pregate di non insistere troppo: ai miei studenti del secondo anno, in una esercitazione iniziale, avevo chiesto di fare una proposta di progetto che evitasse la simmetria e quasi un terzo di loro non ci è riuscito…

 

Guardando ai paesi nei quali si produce una architettura migliore, il ruolo della scuola appare sempre centrale: altrove ci sono meno architetti e, evidentemente, li si forma meglio. Il paradosso italiano è che abbiamo un architetto ogni 470 abitanti e uno studente di architettura ogni 760 (tre volte la Spagna, quattro la Francia…). Ciò nonostante, continuiamo ad aprire nuove facoltà. Ciò nonostante, si è concesso alle facoltà di ingegneria di fare i propri corsi di architettura (moltiplicando ulteriormente l’offerta didattica). Ciò nonostante, nelle nostre università non si boccia praticamente più (almeno nell’ambito della progettazione): un po’ per l’introduzione dei laboratori e un po’ per la falsa idea di “produttività” che lega il valore di una scuola al numero di persone che riesce a laureare. In una prospettiva di miglioramento qualitativo avrebbe più senso accorpare le facoltà, ridurre i numeri degli iscritti, legare i finanziamenti a capitoli necessari (biblioteca, laboratori, contratti di eccellenza…), pagare, reclutare e dare peso decisionale ai docenti sulla base della loro produttività scientifica… e, soprattutto, fare meno architetti, laureare solo chi ha il talento, la volontà e l’intelligenza per fare questo difficile mestiere. Gino Valle diceva che con tanti colleghi, qualcuno disposto a fare qualsiasi cosa per qualsiasi cifra si trova sempre…
In più, il nostro è il paese dove persino un laureato in agraria può progettare un edificio rurale, per non parlare di ingegneri, geometri e periti vari: le commissioni edilizie giudicano progetti firmati da architetti per non più del 5% del totale (e anche in quella minuscola percentuale, per i motivi sopra indicati, non c’è da stare allegri).
E che dire poi della frammentazione del processo progettuale introdotta dalla “Merloni”? Tanto che dal preliminare all’esecutivo possono alternarsi tanti progettisti quanti sono i passi decisionali in una specie di “telefono senza fili” che non si sa se sia più comico o tragico.

 

E della liberalizzazione delle tariffe imposta dal mercatismo europeo? Quando, ad esempio, una delle basi della qualità spagnola era il controllo dei rapporti economici tra progettisti e clienti attraverso l’ordine professionale.
E della pervicace stupidità di regolamenti edilizi sempre più prescrittivi? Tanto da impedire di fatto ogni ricerca qualitativa e costringere i progettisti ad acrobazie compositive e legali per tirare fuori qualcosa di sensato… a voler pensar male, mi sembra che il governo stia agendo con la tattica del poliziotto buono e di quello cattivo: uno ti mena e l’altro ti offre una sigaretta per fotterti sfruttando un momento di gratitudine. Ma molto più probabilmente si tratta solo della convergenza tra pressioni lobbistiche degli ordini professionali e concessioni demagogiche da parte di un ministero che in questo governo non può che essere marginale (basta guardare alla distribuzione degli elettori nei vari schieramenti a seconda del titolo di studio).

 

Quello che temo è che, in un paese di analfabeti funzionali (oltre il 60% degli italiani non è in grado di capire cosa c’è scritto in un articolo di giornale) e di vecchi naturalmente conservatori (vedi le polemiche sulla nuova teca dell’Ara Pacis), quella della qualità diventi la scusa per reintrodurre le Commissioni di Ornato, per estendere il controllo politico e “identitario” sulla trasformazione urbana. Sul giornale di oggi leggo dell’intenzione del sindaco di Roma, Alemanno, di chiedere a Renzo Piano di rivedere il progetto per un complesso residenziale all’EUR, considerato disarmonico rispetto al “contesto”. Dico Renzo Piano, l’architetto di Padre Pio e degli Agnelli, non certo uno sperimentatore di avanguardia.
Ecco, sentire parlare di bellezza da Bondi mi dà un brivido sinistro nella schiena…*

 

di Giovanni Corbellini

 

* Giovanni Corbellini risponde al Direttore di Paesaggio Urbano, Marcello Balzani, a proposito del Disegno di Legge sulla Qualità Architettonica.

Scritto da

The author didnt add any Information to his profile yet



Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico