GiArch, l’importanza di un network. Intervista a Luca Paschini

GiArch è il coordinamento nazionale dei Giovani Architetti Italiani. Costituito nel 2007 è un network indipendente tra le associazioni dei giovani architetti di alcune province italiane: Brescia, Catania, il Canavese, Enna, Ferrara, Firenze, Genova, Pordenone, Roma, Torino, Trieste, Trapani, Venezia, Verona e Vicenza. Lo scopo di Giarch è quello di mettere in rete le singole realtà locali, avviare scambi di esperienze e informazioni tra giovani professionisti italiani e non solo, con l’obiettivo di promuovere la cultura e la qualità architettonica. “Architetti” ha incontrato l’Arch. Luca Paschini, coordinatore nazionale di Giarch, per saperne di più.

 

Architetto, come nasce Giarch e come è strutturata?
Nel 2005 a Venezia si formò un’associazione tra dei giovani architetti chiamata Agave (Associazione Giovani Architetti della Provincia di Venezia) con lo scopo di promuovere l’architettura presso il territorio veneziano e per cercare di risolvere alcuni problemi legati alla professione.
Le attività organizzate ebbero da subito un grande successo, sia in termini di pubblico che di critica. Le attività e le azioni e svolte avevano come obbiettivo soprattutto quello di coinvolgere diversi operatori su tematiche e questioni legate allo sviluppo del territorio e la qualità della produzione architettonica e dello spazio dell’abitare. Questi eventi diventarono da subito occasioni importanti per stimolare le amministrazioni pubbliche, istituzioni ed enti privati, creando delle opportunità e sinergie sui temi proposti. Dal 2005 ad oggi sono state realizzate diverse manifestazioni: workshop, conferenze, mostre, proiezioni di filmati, ma anche occasioni formative come seminari, corsi, visite guidate a cantieri e opere di architettura. Inoltre l’associazione ha attivato una serie di servizi pratici utili agli iscritti per costruire delle sinergie tra chi era appena entrato nel mondo della professione e doveva affrontare le stesse problematiche.
Nel 2006 abbiamo notato l’esistenza di altri gruppi simili attivi in altre città che condividevano i nostri interessi e gli obbiettivi e li abbiamo contattati per verificare la possibilità di costruire una rete per mettere insieme le risorse ed avviare azioni a più ampia scala a livello nazionale ed internazionale. Immediatamente abbiamo riscontrato un grande interesse da parte di tutte le altre realtà e nell’autunno 2006 ci siamo trovati a Milano per iniziare a capire cosa si poteva fare insieme e come.
Da questi primi incontri (e centinaia di mail) è nato il GiArch. Il GiArch ha una struttura molto orizzontale e non verticistica: è prima di tutto un coordinamento, un network nel vero senso della parola, ossia uno strumento per mettere in contatto diverse realtà che restano autonome ed indipendenti. Uno dei punti forti dell’iniziativa è infatti la totale indipendenza dei gruppi locali, che si organizzano, si strutturano, pianificano e realizzano manifestazioni ed eventi in totale autonomia, sviluppando le attività che ritengono più utili o interessanti per i loro fini e per la loro realtà locale. Le attività di tutti i gruppi non sono finalizzate a produrre reddito o a fare business, sono attività no-profit che si basano principalmente sui contributi volontari degli iscritti e si sostengono con sponsorizzazioni e finanziamenti pubblici o privati. Per questo motivo e per i limiti che una struttura di questo genere ha, abbiamo voluto non spendere tempo e risorse nel realizzare sovrastrutture nazionali ma avviare una rete leggera ed efficace che produca sinergie ed implementi i lavori dei singoli. Il coordinamento serve quindi innanzitutto a condividere le esperienze e i saperi dei vari gruppi per aiutare gli altri a realizzare nuove attività o migliorare quelle esistenti. Oltre ad un fertile scambio di informazioni, su proposta di uno o più gruppi si cerca anche di realizzare attività comuni a scala nazionale.
Anche in questo caso comunque non c’è nessun obbligo per gli iscritti a partecipare: solo chi ne ha piacere e ne condivide i fini (e soprattutto magari chi ha il tempo di seguirle) si associa all’evento e lo promuove e sviluppa insieme.

La rete è aperta e in continua evoluzione?
Certamente. Siamo partiti dialogando tra sette associazioni, poi siamo subito arrivati alla dozzina, oggi siamo in sedici e continuiamo ad avere nuove richieste. Qualche giorno fa abbiamo ricevuto nuovi contatti da Cagliari e Arezzo di continuare così. L’aiuto reciproco funziona molto, a diversi livelli: dalla fornitura delle informazioni iniziali a chi vuole fondare una nuova associazione locale, alla condivisione di esperienze: spesso la cosa più utile è vedere cosa gli altri hanno fatto ed avere consigli utili. Inoltre, soprattutto per chi inizia o è ancora una piccola realtà, il fare parte di una struttura più ampia e di scala nazionale aiuta in termini di referenze e attendibilità.

Di recente avete partecipato al Congresso mondiale degli Architetti, com’è stata questa esperienza e quali riflessioni avete fatto?
Al XXIII Congresso Mondiale degli Architetti a Torino abbiamo realizzato un Forum ed uno stand di circa 100 mq all’interno del quale si sono organizzate diverse attività. Entrambi gli eventi sono stati importanti occasioni per il coordinamento. Il Forum ha permesso di avviare contatti e relazioni con altre realtà di giovani
architetti al di fuori dell’Italia e di prendere coscienza delle situazioni esistenti in altre nazioni.
Gli amici che operano negli Stati Uniti, in Cina, in Spagna, Austria, Malta e altri ancora ci hanno stimolato a ragionare in termini più ampi ed andare al di là delle problematiche nazionali. Il congresso è servito soprattutto a questo, ad allargare l’esperienza a livello nazionale ed internazionale.
A Torino abbiamo anche voluto ri-proporre un tema caro a molti della nostra generazione, quello dell’impegno, dell’impegno reale, concreto sul campo. Dell’impegno nel lavoro, dell’impegno nella professione, dell’impegno verso gli altri e la società e l’ambiente. Abbiamo voluto esserci e dimostrare che anche con solo poche risorse, se ci si impegna, si possono raggiungere grandi obbiettivi.
Questo atteggiamento ha determinato anche il progetto dello stand GiArch. Lo spazio del coordinamento è stato infatti realizzato con materiale riciclato e riciclabile. Il padiglione GiArch ha voluto essere un manifesto concreto per illustrare un diverso approccio alla progettazione ed alla costruzione: l’idea progettuale nasce infatti dalla volontà di realizzare l’opera al cento per cento con materiale riciclato e nuovamente riciclabile che non lasci scarti al termine del suo uso. Il padiglione si è distinto per la sua particolare costruzione, realizzata con elementi scatolari in cartone riciclato bianco, da riutilizzare e riciclare dopo lo svolgimento del congresso. In questo modo l’oggetto effimero diventa esempio di “architettura a impatto zero” sia nel ciclo di
produzione dei materiali che nella fase di smaltimento. Il concetto ed i principi di LCA Life Cycle Assessment sono stati presi come base costitutiva del processo ideativo per la realizzazione di una struttura che si confronta in maniera estrema con i principi di sostenibilità. I box bianchi che formano le pareti sono composti ponendo gli elementi in traslazione per evidenziare un processo costruttivo che si basa sulla definizione geometrica e misurata dello spazio. L’utilizzo di singoli pezzi composti assieme raffigurava l’unità delle differenze che il Coordinamento Nazionale delle associazioni dei giovani Architetti rappresenta, mentre l’equilibrio dinamico delle pareti sottolineava l’energia di un Coordinamento di Giovani Professionisti che con le loro azioni aspirano ad essere parte attiva della società civile.
L’incontro di Torino è stato anche l’occasione per lanciare diverse nuove iniziative, come il programma EDUARCH, il sito ARCHITUBE.ORG, il concorso “l’altra bottiglia”, il programma “Giovani Architetti Europei a confronto” promosso dagli amici romani etc.
Con Alessandra Fidanza, Elisabetta Mazzola, Andrew Boffa, ma anche Paolo Giordano, Lucia Montanaro e Denis Zaghi e molti altri amici, abbiamo cercato di dare voce a Torino alla presenza e alle attività dei giovani architetti.

Un progetto importante che state portando avanti è New Landscapes …di cosa si tratta?
New Landscapes è una mostra itinerante e un ciclo di conferenze che promuovono il tema della sostenibilità illustrando diversi progetti di architetti di fama internazionale che utilizzano tecniche di risparmio dei consumi e tecnologie per la produzione energetica da fonti rinnovabili. Abbiamo cercato di sviluppare una riflessione sulle trasformazioni del paesaggio contemporaneo, e sui “nuovi paesaggi” del domani. Spesso nel passato il paesaggio ha dovuto piegarsi alle numerose dinamiche di crescita che la società ha vissuto (quelle edilizie,
industriali, infrastrutturali, ecc.), inerme o incapace di individuare o costruire un equilibrio tra le diverse necessità. Oggi nuovamente si apre una dimensione di confronto sulla quale bisogna riflettere prima che lo sviluppo incontrollato produca profondi danni ad un ambiente già in difficile equilibrio. La mostra NEW LANDSCAPES è un’occasione di riflessione su questi sviluppi attraverso l’esposizione e il confronto di una rassegna di venti progetti significativi, in cui sono proposte soluzioni innovative e nuovi linguaggi estetici legati all’uso di tecnologie di risparmio energetico o produzione di energia da fonti rinnovabili. Tra questi lavori spicca la “Pensilina Fotovoltaica” realizzata presso il Forum di Barcellona dagli architetti José Antonio Martìnez Lapeña e Elìas Torres, un simbolo del grande complesso del Forum, che in realtà è una centrale che produce 500 kw/h in assoluto silenzio (oltrechè senza alcuna produzione di emissioni inquinanti). Ma la struttura non viene percepita come elemento tecnologico bensì come piacevole luogo di sosta al riparo dal sole, per godere della vista del mare e delle sue brezze alla fine della passeggiata a mare. Significativi sono anche gli interventi della città di Don Tang in Cina, dove lo studio londinese Arup sta realizzando un nuovo complesso insediativo di oltre 100.000 abitanti che auto-produrrà il 98 per cento dell’energia necessaria al suo funzionamento. Ma anche i progetti per i nuovi uffici realizzati da Sauerbruch- Hutton e Behnisch Architekten o i progetti di edilizia residenziale sono modelli di utile riferimento per un nuovo approccio sostenibile al territorio. La rassegna, organizzata dal GiArch assieme a InnovazioneSostenibile.it verrà presentata a Vicenza, Verona, Torino, Trieste e Venezia.

Come giovani architetti, dunque, sentite come prioritario il tema della sostenibilità?
Tra le tematiche identificate come prioritarie per lo sviluppo delle attività, la questione della sostenibilità nel progetto di architettura e del territorio è emersa come principale paradigma di riferimento. Molte associazioni hanno sentito la necessità di impegnarsi nella promozione della conoscenza dei principi di progettazione sostenibile e delle nuove tecnologie di produzione energetica da fonti rinnovabili al fine di dare un contributo attivo per la definizione di un nuovo approccio alle costruzioni, un approccio che tenga maggiormente conto delle esigenze ambientali, del risparmio energetico e dell’integrazione delle nuove tecnologie di produzione energetica nel progetto anche estetico degli edifici.

Ma cosa significa esattamente…“giovani architetti”?
Può sembrare forse una banalità suddividere i professionisti, gli architetti utilizzando o meno il termine giovane, ma in realtà esistono profonde differenze e diverse necessità tra chi ha iniziato a lavorare in questo campo nel 2000 e chi magari negli anni Ottanta del secolo scorso. Le pratiche, il mercato, il sistema dei lavori pubblici, le norme, le prassi, i materiali e l’idea stessa e il ruolo dell’architetto sono drammaticamente diversi. Uso il termine “drammatico” perché vorrei evidenziare questo punto, a cui spesso non si fa particolare attenzione. Oggi non si può più pensare di operare allo stesso modo di vent’anni fa, non si può più progettare come vent’anni fa. Purtroppo, e questo è drammatico, molti ancora lo fanno producendo risultati di mediocre, se non pessima, qualità. La questione anagrafica e generazionale sicuramente si esprime attraverso la consapevolezza dei giovani a dover ripensare il proprio modo di operare ed il ruolo della professione. Si esprime attraverso un diverso uso delle forme di comunicazione e degli strumenti d’uso per la realizzazione di un progetto. Si esprime attraverso una sensibilità diversa sulle ragioni compositive e sulle scelte di valore per la definizione di un progetto. Si esprime nell’organizzazione e gestione di un ufficio. E si esprime forse anche attraverso un nuovo rinnovato impegno nella società civile, di cui il GiArch è testimone.

I vostri progetti futuri?
Molti. Ogni associazione ha un fitto programma locale e per questo rimando ai singoli siti web. A livello nazionale stiamo lavorando per portare la mostra NEW LANDSCAPES nel 2009 in altre città e per riproporre il programma EDUARCH a scala nazionale. Inoltre ARCHITUBE.ORG si sta evolvendo e presto avrà un sito più articolato con molti più contenuti. Elisabetta Mazzola sta portando avanti anche un interessante discorso con altri gruppi di giovani professionisti attraverso il PATTO DEL MERITO promosso dai giovani avvocati. A febbraio poi faremo un congresso a Roma con una grande festa.
In più c’è un’azione molto significativa a livello nazionale in fase di sviluppo, ma di questo preferirei parlarne quando avremo definito tutti i dettagli del progetto!

 

Fonte: ARCHITETTI – numero 1-2 Gennaio Febbraio 2009, pag.10

 

Nell’Immagine: Padiglione GiArch al Congresso Mondiale degli Architetti, UIA, Torino giugno 2008

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