Gianfranco Corzani, un architetto della memoria

“Gli architetti che parlano di se stessi, in generale, sono piuttosto noiosi; i pittori, addirittura insopportabili. Nessuno riesce ad essere veramente oggettivo, ma la comunicazione in questi casi è anche un fatto personale, soggettivo, quasi privato. Così è per me. Dipingo per cercare tra i mille segni le componenti interiori di una specie di città ideale. L’azione creativa, nell’opinione comune, è un approccio totalmente libero da schemi, regole e parametri definiti, dunque, per certi versi, non ascrivibile al fare architettura. Ma la progettazione architettonica è la successione continua di scelte ed idee. Di fronte al foglio bianco nessuna scelta autentica può prescindere da un’azione creativa. Rinunciare a questa dimensione significa recepire passivamente i modelli di una società dominata da regole e parametri precostituiti, ripetere forme selezionate dalla produzione continuando ad assemblare contenitori privi di anima. Confrontarsi ed esprimersi su questo tema è importante per la nostra dimensione individuale, ma anche per la forma e l’immagine della città”

Queste parole di Gianfranco Corzani sono tratte dal testo della Mostra “Tre architetti dipinti” organizzata nel giugno del 2001 alla Loggetta Lippi di Bagno di Romagna in Provincia di Forlì-Cesena e sono lo spunto per ricordarlo.

Gianfranco Corzani è nato a S. Piero in Bagno nel 1954. Il disegno è per lui un impegno costante. Frequenta il Liceo Artistico a Firenze dove incontra la tradizione rinascimentale, che resta determinante per la sua formazione. Nel 1977, sempre a Firenze, si laurea in Architettura. Opera all’interno dell’Ente Pubblico dove si occupa di urbanistica e progettazione urbana. Ha ottenuto premi e riconoscimenti in Concorsi Nazionali di progettazione. È autore di pubblicazioni sul tema del restauro e dell’immagine urbana. Dal 1992 fa parte del comitato di Redazione della Rivista “Paesaggio Urbano” dossier di cultura e progetto della città, dove cura una rubrica sul degrado del paesaggio costruito. Ha partecipato a mostre collettive di pittura e scultura. Dal 1997, grazie al forno di Florio Fedi, ha recuperato l’antica passione per la lavorazione della creta. Da questo sono nate nuove occasioni di confronto con le mostre: L’immagine di Maria (Bagno di Romagna, luglio 1997), Segni di Terra (San Piero in Bagno, dicembre 1997, Terra di Confine (Bagno di Romagna, 1998). Molte anche le opere in campo grafico con realizzazione di manifesti, copertine di libri e riviste. Quello che caratterizza principalmente la sua opera è una costante ricerca di equilibri formali, di valori e significati dedotti dai rapporti dimensionali. Il corpo umano ed il paesaggio costruito diventano oggetti silenziosi parte di uno spazio rigoroso, all’interno del quale si muovono in un rapporto di assoluta equivalenza. Dal 2004 si rapporta anche con l’attività didattica universitaria in qualità di Cultore della Materia presso il Corso di Storia dell’Architettura Contemporanea alla Facoltà di Architettura di Cesena. Sempre nel 2004 cura il volume “Paesaggi di Pietra”, dedicato all’attività dell’architetto Cesare Spighi.

È scomparso nel mese di gennaio del 2009.
La coerenza, lo spirito critico e la dedizione verso il ruolo e la professione dell’architetto saranno ricordate nel prossimo numero di “Paesaggio Urbano”, che ha intenzione di realizzare con il Comune di Bagno di Romagna delle iniziative volte a non disperdere il segno e il contributo che la sua vita ha saputo lasciare.

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