Futuri Architetti

L’Italia è oggi il maggior produttore di architetti, con una media per numero di abitanti che supera di gran lunga quella europea. Eppure migliaia di giovani ogni anno continuano a scegliere le facoltà di architettura, a laurearsi e ad immettersi in un settore del mercato ormai saturo.
Un neolaureato ha un percorso quasi obbligato: gettare dei ponti di contatto con la realtà del mondo del lavoro  e colmare le lacune che da esso lo separano. Si tuffa in anni di  “servitù” in studi professionali che dal canto loro si trovano a gestire del capitale umano tutto da formare. Ma cosa spinge migliaia di giovani a cimentarsi a capo chino in un settore del mercato tanto saturo?
Lo abbiamo chiesto a loro. Giovani futuri architetti sono stati invitati a rispondere a una serie di domande che indagano fra le loro consapevolezze, le loro aspettative, le loro speranze, le loro paure.  In un momento particolare: la conclusione di una fase della loro vita e l’inizio di un’altra, quella in cui si immaginano alle prese col mondo della libera professione. E si aspettano dal lavoro  quello che non hanno raggiunto in anni di studio.
L’approccio alla progettazione e la distanza tra il mondo accademico e quello professionale, il ruolo dell’architetto oggi, le aspettative da una collaborazione con studi professionali già avviati sono alcuni dei temi affrontati e proposti nell’ottica di chi, più o meno consapevolmente, inizia ora un nuovo percorso formativo. Studenti, laureandi, neolaureati pesano il proprio grado di consapevolezza della realtà alle porte sulla base delle loro esperienze (o non-esperienze).
Ne escono figure diverse, personalità più o meno formate, ma accomunate da quella passione e quell’entusiasmo che non possono che indirizzarli verso un unico obiettivo: fare l’architetto. Qualunque cosa significhi oggi!

 

di Flavia Benigni

 

 

La versione completa dell’articolo è pubblicata all’interno del numero 1-2/2010 del Tabloid Architetti di Maggioli Editore

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