Fino a che punto stiamo rinunciando a noi stessi?

Presentiamo in anteprima alcuni importanti passaggi contenuti nell’editoriale della rivista Architetti di Maggioli Editore, che ha deciso di dedicare la copertina del prossimo numero, che sarà presente a MadeExpo 2009 (la grande chermesse dell’innovazione edilizia e delle costruzioni) “non a un mirabile progetto del futuro megametropolitano ma a una straordinaria realizzazione del recentissimo passato“, la Colonia ENEL di Giancarlo De Carlo a Riccione, “che dallo stato di abbandono sembra essere ormai entrata a far parte dei condannati del “miglio verde””. Le parole di Marcello Balzani, direttore di Architetti, introducono il lavoro curato dagli architetti romagnoli Elena Farnè e Alessandro Costa, autori dell’articolo presente nelle pagine centrali della rivista, che “stanno aiutando a ‘fomentare la rivolta delle coscienze’ per permetterci di capire meglio i ‘perché’ e i ‘per come’ sia stato possibile rinunciare a noi stessi così rapidamente”.


FINO A CHE PUNTO STIAMO RINUNCIANDO A NOI STESSI?
Difendere le forme della contemporaneità

 

di Marcello Balzani
bzm@unife.it

 

Durante questi anni che sono come vagiti del nuovo millennio, il secolo che ci ha visto nascere e fatto crescere sembra rapidamente sparire all’orizzonte. Velocità e perdita di orientamento condizionano la dispersione concettuale del nostro momento storico e anche una buona dose di “disturbi visivi”, effetti di una vecchiaia in procinto di subentrare, rendono sempre più complicato riuscire a “mettere a fuoco” il valore e il significato rispetto all’interesse e al necessario.
Eppure tutto è intorno a noi come parte integrante della contemporaneità. Di fronte all’architettura moderna non si deve andare alla ricerca delle tracce, degli antichi impianti sepolti sotto o insieme alla città costruita. Essa non richiede grande sforzo ed estreme difficoltà e forse per questo resta al margine della nostra attenzione, solletica raramente la curiosità. Argomento non di poco conto, se si pensa come la diretta percezione del costruito immedesima ed immerge i visitatori e i cittadini in quello spazio urbano definito dai caratteri della città attuale, complessa e variabile, dove i processi di trasformazione si legano ambiguamente spesso a desideri e necessità d’incerte riqualificazioni, connessi ad un superficiale giudizio di valore negativo, ormai diffuso su tutto ciò che non è antico.

 

Appare, quindi, urgente e indispensabile affrontare con metodo (e l’attenzione rivolta da alcuni anni al Moderno come materiale storico e archeologico della contemporaneità ne è un importante segnale) la riscoperta di questa città recente, a volte ancora vivente nei suoi artefici, ma forse più in pericolo di quella antica, perché incompresa nei suoi caratteri rimane esclusa dal recupero e dal restauro filologico, soggetta a rapide ristrutturazioni funzionali che disgregano e disperdono gli elementi di identità.

 

Il pericolo è ancora più evidente se si pensa ai fraintendimenti che sottendono, a scala urbanistica, le mancate comprensionidelle mutazioni urbane in rapporto alle configurazioni attuali, e, a scala architettonica, le analogie tecnologie e le parziali similitudini costruttive per una creduta facilità di intervento apparentemente congrua invece devastante.

 

[…] “Architetti” crede che l’architettura (di Giancarlo De Carlo, come di molti altri) debba avere il diritto di esistere e di invecchiare nel migliore dei modi.
“Architetti” crede che non riuscire neppure a riconoscere la presenza dell’architettura (quando così raramente sempre di più oggi si esprime) sia una pestilenza da combattere in tutti i modi e con tutta la tenacia e la dedizione possibile.
“Architetti” crede che il nostro ruolo di professionisti, ricercatori e formatori può avere uno scopo (e lo potrà avere in futuro) solo se saremo capaci di non operare, difesi dal buio (della conoscenza), la subdola pratica dell’eutanasia architettonica.
Aprendo gli occhi potremmo scoprire di aver eliminato i nostri genitori e di essere ancora più soli ed inutili.

 

Fonte: ARCHITETTI – Idee Cultura e Progetto, n. 1-2 Gennaio-Febbraio 2009, Maggioli Editore

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