Federarchitetti dice basta alle finte riforme degli ultimi trent’anni

Federarchitetti ha indicato le condizioni prioritarie per rilanciare il lavoro dei liberi professionisti tecnici e per una ripresa del settore. Tutti i punti del programma mirano a porre attenzione sulla libera professione tecnica in Italia, bistrattata dagli ultimi Governi: “qualche provvedimento qua e là per tamponare qualche falla” non è sufficiente per risolvere una situazione economicamente difficile. Al nuovo Governo che si instaurerà Federarchitetti chiede quindi scelte radicali, che diano una spinta al settore delle professioni, e che facciano uscire il Paese dalla situazione melmosa in cui si è cacciato a causa di 30 anni di governo disattento. Dopo le ultime elezioni politiche, il giorno 27 febbraio, anche il Cnappc aveva avanzato alcune rischieste al futuro Governo, che è ancora “futuro” (leggi anche Elezioni 2013, le richieste del CNAPPC ai politici). Qualcuno avrà potere per ascoltare e mettere in atto le richieste dei Professioniti tecnici?

 

“Dalla recente campagna elettorale delle elezioni nazionali, e dai successivi dibattiti, emerge un dato di per sé esaustivo: le varie forze politiche, nell’affermare tutto e il contrario di tutto, su un punto hanno dimostrato eguale visione: il tema delle libere professioni italiane, semplicemente, meglio fingere che non esista.
Fin qui nulla di nuovo, ne era stata data ampia dimostrazione per decenni, dai precedenti Governi. Qualche provvedimento qua e là per tamponare qualche falla, ma assoluta indifferenza per un comparto che pure ha un peso rilevante nell’immagine del Paese, nell’occupazione e nell’economia in generale.


Il comparto delle professioni tecniche è maggiormente danneggiato dalla recessione economica ma anche dall’approssimazione e dall’ingessatura delle procedure e dalla poca trasparenza.
Federarchitetti, anche di concerto con le altre rappresentanze delle professioni tecniche, quali ingegneri, geometri e periti, riuniti in Confedertecnica, quale riconosciuta parte sociale, ha ripetutamente denunciato la necessità di cambiamenti radicali, avanzando proposte perché il settore si rafforzi e costituisca un elemento di traino per l’immagine e l’economia del Paese.

 

Al nuovo Governo occorre porre volontà e competenza per affrontare le problematiche in modo radicale, con il supporto dei diretti operatori, senza subire le pressioni dei settori più radicati nell’apparato pubblico, di coloro che intendono progressivamente concentrare a sé oltre a poteri di scelta e di controllo, anche quelli esecutivi. Nello specifico, occorre che il nuovo Governo abbia la volontà di ridefinire i ruoli del settore pubblico e di ridare analoga dignità al lavoro autonomo.

 

Federarchitetti attenzionerà le pressioni messe in atto sui Governi dai settori che boicottano le misure di crescita delle libere professioni fagocitandone le competenze, denunciando all’opinione pubblica le forze politiche che ne assecondano le istanze per preservarsi opportunità di consenso e personalizzazione dei rapporti.
Federarchitetti dice basta alle finte riforme dell’ultimo trentennio, e pone all’attenzione una sintesi, non esaustiva, delle principali richieste di destrutturazione delle attuali disposizioni vigenti, già approfondite in più occasioni:


1. Stop al doppio lavoro dei tecnici pubblici dipendenti e alle indennità incentivanti. Definizione dei limiti di ingresso, nel mercato del lavoro autonomo, dei pubblici dipendenti, operativi con il supporto dei fondi pubblici diversamente destinati, con alterazione dei principi di libera concorrenza a parità di condizioni; abolizione del D.M. 14/06/2011 n.170, determinante l’indennità del 2% ai tecnici dipendenti della P.A. affidatari di incarichi professionali.


2. No al doppio lavoro per qualsiasi tipo di docenti universitari e NO alla loro partecipazione a qualsiasi titolo nelle società professionali e di ingegneria. Introduzione modalità trasparenti nella composizione delle società professionali e di ingegneria, in merito alla partecipazione di soci docenti universitari, per alterazione dei principi di libera concorrenza e della parità di condizioni.


3. Affidamenti professionali e incarichi aperti. Maggiore apertura nell’accesso agli affidamenti professionali e ampia trasparenza delle procedure non condizionate da vincoli decisionali subordinati a risorse economiche, o strutturali, o altro.


4. Definizione dei parametri per l’onorario e definizione delle soglie minime di anomalia. Parametri per il calcolo degli onorari e/o della determinazione del prezzo a base di gara, con libere valutazioni soggettive e oggettive delle tariffe professionali e introduzione di parametri legati al costo del lavoro dei professionisti per l’individuazione delle soglie minime dell’onorario.


5. Valutazione di congruità degli onorari trasferita alle Associazioni Sindacali dei professionisti. La competenza nella valutazione dei livelli di onorari chiaramente trasferite alle OO.SS. delle libere professioni.


6. Trasferimento responsabilità ministeriali per lo sviluppo delle libere professioni tecniche. Attività libero professionale tecnica trasferita alle competenze dei Ministeri del Lavoro e delle Attività produttive.


7. Procedure di affidamento snelle e trasparenza nella partecipazione. Nuova procedura che riequilibri l’attuale potere unilaterale del RUP, applicata oltre che per la valutazione dei compensi, anche nel ricorso alle procedure di affidamento favorendo un’ampia partecipazione del mondo professionale. Attenuazione delle richieste di requisiti economici e ampliamento dei limiti temporali di riferimento all’attività professionale.


8. Nuovo ruolo propositivo degli Ordini professionali tecnici. Albi professionali che definiscano separatamente tutti i soggetti esercenti libera attività professionale, singoli o associati, e tutti i dipendenti sia pubblici che privati. Ruolo degli Ordini di supporto all’attuazione delle procedure legislative anche internazionali, onde consentire ad un alto numero di professionisti di operare in un mercato globale.
Contrazione del numero degli Ordini, uno per Regione, per potenziarne le suddette funzioni e trasferimento dei costi delle allo Stato, diversamente dalle attuali funzioni di controllo sui professionisti finanziata dai medesimi.


9. Incentivi alle aggregazioni interprofessionali. Nuova definizione dei campi di competenza delle professioni tecniche ed introduzione delle responsabilità professionali individuali nel contesto delle diverse prestazioni di un’opera, per consentire una crescita esponenziale delle opportunità di lavoro e del potenziamento degli studi professionali.


10. Ogni valutazione del livello di preparazione è da attribuire al libero giudizio. La Formazione “continua” dei liberi professionisti, deve avere come riferimento un libero mercato che ne individua e valuta le capacità di aggiornamento ed affidabilità idonee all’espletamento dei servizi: ogni criterio, di valutazione della stessa, deve poter fare riferimento alle attività professionali effettivamente svolte e alle più ampie attività culturali. Forme di formazione complementare, di aggiornamento e/o integrativa, deve essere certificata con il controllo delle strutture di rappresentanza sindacale dei liberi professionisti a livello nazionale, che ne valutano la efficacia rispetto alla domanda, escludendo quindi una competenza esclusiva degli Ordini, come rilevato anche dal Consiglio di Stato e sancito dalla Comunità Europea.


11. Riconoscimento tempestivo degli onorari derivanti da lavoro autonomo. Nell’ambito dei servizi professionali, è necessario il soddisfacimento immediato dei crediti, anche se ricadenti nel patto di stabilità, ove il mancato riscontro della P.A. ai diritti dei liberi professionisti, determina l’effetto di falcidiare le strutture professionali: effetti positivi deriverebbero dalla introduzione di misure di credito a supporto dell’affidamento dei servizi ove acquisiti, oltre alla semplificazione delle procedure ed assunzione di responsabilità della P. Amministrazione nella effettiva attivazione degli Sportelli Unici.


12. Necessità di certezze nelle norme di regolazione degli interventi. Obbligo di approvazione dei Piani Urbanistici entro termini perentori ed interventi sostitutivi automatici, onde consentire il controllo del territorio e la definizione delle linee organiche di sviluppo, con priorità al recupero, alla manutenzione, alla definizione delle destinazioni d’uso e/o alienazione dell’edilizia civile non significativa.

 

I suddetti indirizzi possono coniugarsi con l’instaurazione di proficui rapporti di integrazione tra le competenze libero-professionali, l’apparato pubblico e la stessa Università, ponendo l’Italia a livello delle più avanzate democrazie”.

 

La lettera è firmata dal Presidente Nazionale di Federarchitetti, Arch. Paolo Grassi.

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