False Partite IVA, Architetti: è in vigore la Legge Fornero per i NON iscritti all’Ordine

La seconda tranche della Legge Fornero per sconfiggere le false Partite IVA è in vigore da gennaio 2015. Il 31 dicembre 2014 è scaduto il primo termine biennale (della durata 2013-2014) per il controllo della cosiddetta “monocommittenza”, vale a dire per valutare la genuinità (o meno) dei rapporti di lavoro autonomo in base ai parametri individuati dalla legge 92/2012, la Legge Fornero appunto. La Legge era in vigore dal 18 luglio 2012 e il Ministero aveva chiarito anche che non si potevano fare gli accertamenti sull’effettiva regolarità dei rapporti di lavoro prima della fine del 2014. Dunque, eccoci qui, al via con i controlli, dall’inizio del nuovo anno.

 

Si tratta del regime che regola la presunzione di subordinazione e i Professionisti, quindi anche gli Architetti, sono coinvolti da tale sistema di controlli previsti sullo smascheramento delle false Partite IVA

 

L’efficacia delle presunzioni è quindi limitata:
– alle persone che hanno la Partita IVA,
– a quelli che svolgono attività di impresa individuale di servizi,
– ai lavoratori autonomi privi di un ordinamento o di un iscrizione a un elenco.

 

Bisogna distinguere due situazioni tra gli Architetti (così come tra gli altri Professionisti Tecnici): se il lavoratore autonomo è iscritto a un Ordine, la presunzione relativa di subordinazione non potrà trovare applicazione, visto che il decreto ministeriale del Lavoro del 20 dicembre 2012 ha escluso queste figure dal regime di verifica. Se il lavoratore autonomo, invece, non è iscritto a un Ordine, gli ispettori che effettueranno il controllo potranno far leva sui parametri disciplinati dalla riforma Fornero.

 

È l’esito della “guerra” alle false consulenze in azienda di Partite IVA e ai contratti di collaborazione che in realtà mascherano rapporti di lavoro subordinato. Il ricorso a contratti a progetto o a Partita IVA è illegittimo se serve a evitare contenziosi e sfuggire a obblighi previdenziali verso il lavoratore precario con scarse tutele e prospettive di stabilizzazione più o meno inesistenti.

 

I titolari di Partita IVA sono lavoratori subordinati (Circolare Ministero del lavoro 32/2014):
– se la collaborazione “fittizia” dura più di 8 mesi nell’arco di un anno;
– se dal rapporto il collaboratore ricava più dell’80% del corrispettivo verso un unico committente;
– se il collaboratore possiede una postazione fissa presso il committente, vale a dire una propria scrivania.

 

Se due di questi indici non sono rispettati, gli ispettori del lavoro, potranno ascrivere la collaborazione a Partita Iva tra le collaborazioni coordinate e continuative. Al datore di lavoro è sempre consentito provare il contrario ma se non è in grado di dimostrare l’esistenza di una collaborazione a progetto allora il rapporto di lavoro è subordinato a tempo indeterminato.

 

Non scatta la presunzione di lavoro subordinato cocopro se il lavoratore ha competenze teoriche elevate o particolari capacità tecnico-pratiche o se è titolare di un reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile ai fini del versamento dei contributi alla gestione Inps commercianti (19.395 euro per il 2014, per il 2015 il limite è da definire). Altra eccezione: se la collaborazione viene svolta nell’ambito di un’attività iscritta a un Ordine professionale o derivante dall’iscrizione in Albi o elenchi. Ritorniamo quindi alla prima delle due situazioni incui può essere coinvolto un architetto. Ma si tratta di una distinzione corretta?

 

Qual è il motivo per cui i non iscritti sono punibili e gli iscritti non lo sono? Alcune volte bisognerebbe pensare anche che molti non si iscrivono all’Ordine per non dovere pagare altri soldi… (solo a titolo esemplificativo: le quote per Roma per il 2014 e Milano, sempre per il 2014).

 

Il punto sulle false Partite IVA
Ci sono sì i lavoratori autonomi a Partita IVA ma esiste anche un’area dentro la quale sono proliferati lavoratori dipendenti mascherati da autonomi: queste sono le false Partite IVA. Mentre il numero di partite IVA negli ultimi anni è diminuito, la categoria dei liberi professionisti è cresciuta (+125mila): sarebbero 1,3 milioni in base ai calcoli Acta (Associazione consulenti terziario avanzato) sui dati del ministero delle Finanze a luglio 2014.

 

Tra i giovani sotto i 35 anni solo nel 2012 le partite Iva sono aumentate dell’8 per cento. Tra gli under 35, in una situazione difficile in un mercato del lavoro instabile, potrebbero esserci anche quelli, per esempio, che hanno aperto Partita Iva perché il datore di lavoro non ha offerto alternative. La Partita Iva conviene al datore di lavoro che così non deve pagare i contributi e quindi può assumere e licenziare senza costi, ma non conviene al lavoratore dipendente mascherato da Partita IVA, perché rispetto a un dipendente “normale” non ha alcuna tutela, dalla maternità alla malattia. In più ha costi, come per esempio gli acconti sulle tasse dell’anno successivo. Non è una situazione ideale.

 

Poi, in luglio 2014, è arrivata la sentenza del Tribunale di Viterbo: la Commissione Tributaria ha accolto i ricorsi presentati da un operaio edile per ottenere l’annullamento delle richieste di pagamento di addizionali Irpef, Iva e Irap dopo che l’operaio era stato costretto dal suo datore ad aprire una partita Iva per poter lavorare. Recitava la sentenza:

 

Se un lavoratore dipendente chiede l’attribuzione di una partita iva, non per questo può essere considerato soggetto passivo di imposta. La fattura emessa a fronte del salario corrispostogli dal datore di lavoro riguarda certamente un’operazione inesistente, che non può comportare per il lavoratore il versamento del tributo e per il datore di lavoro la possibilità di portarsi in detrazione l’Iva, che apparentemente risulta dalla fattura, da lui corrisposta”.

 

La legge Fornero tenta di risolvere il problema delle false Partite IVA. Nessuna delle riforme del lavoro varate successivamente, compreso il Jobs Act (legge delega 183/2014), ha modificato l’impianto del controllo dei rapporti di lavoro autonomo a Partita IVA: dal 1° gennaio il sistema di controllo è dunque in vigore.

 

a cura di Enrico Patti

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