Etica professionale e “verità” dei materiali tradizionali per un’Architettura Cosciente e quindi Appropriata

Grande successo di pubblico al Convegno “Architettura Cosciente, Architettura Appropriata”, organizzato da SanMarco-Terreal Italia con il Patrocinio dell’Ordine degli Architetti, del Politecnico di Milano e della Consulta Regionale degli Ordini della Lombardia, tenutosi lo scorso 24 settembre a Milano.

La particolare location e la qualità dei relatori ha attirato l’interesse di moltissimi architetti milanesi e del nord Italia che hanno letteralmente riempito la sala ed il roof garden della prestigiosa Terrazza Martini, istituzione milanese ormai riconosciuta nell’immaginario collettivo.

 

Il convegno è stato anche seguito da 45 giornalisti accreditati appartenenti alle redazioni delle più prestigiose riviste del settore, che dalla speciale sala stampa hanno potuto seguire i lavori del Convegno, particolarmente interessante per i contenuti, come ha sottolineato Davide Desiderio, Image&Communication Manager SanMarco ed organizzatore del convegno: “il successo dell’evento è rappresentato dal fatto che un’Azienda leader nel settore produttivo di materiali per l’architettura,sponsorizza un convegno sull’architettura contemporanea, un’occasione, cioè, di confronto tra i protagonisti del dibattito architettonico moderno, che rappresenta sicuramente una novità rispetto al proliferare di convegni e meeting dal taglio tecnico e spesso troppo specialistico, importanti sì, ma che non toccano tematiche più ampie relative alla cultura architettonica. Questo è il motivo che ci rende particolarmente orgogliosi: legittimare un’Azienda in grado di sostenere e promuovere occasioni di riflessione sulla cultura architettonica contemporanea”.

 

Tra le presenze istituzionali, Daniela Volpi, presidente dell’Ordine degli Architetti di Milano, ha introdotto il tema del convegno, centrandolo sul concetto di Qualità, quella che si vive nella buona architettura e che forse non può essere imposta con una legge. È frutto di un’etica professionale di cui non sempre gli architetti e i designer si rendono conto del potere che esercita sulla società.
A seguire anche Ferruccio Favaron, presidente della Consulta degli Ordini degli Architetti Lombardi, insiste sulla necessità delle Scuole e delle Università di formare architetti consapevoli del diritto della società al buono, della qualità come esigenza collettiva; per questo sarebbe bene introdurre l’insegnamento dell’ architettura tra le discipline della scuola dell’obbligo.

Entrando nel vivo del dibattito architettonico, Marcello Balzani, direttore della rivista Paesaggio Urbano e moderatore dell’incontro, ha presentato l’iniziativa pensata insieme a SanMarco, come una prima raccolta di voci di un possibile Dizionario che si vorrebbe formare ripetendo l’iniziativa in luoghi diversi, una raccolta di contributi di qualità operante, dove il laterizio come materiale del linguaggio architettonico incontra le sue ragioni di continuità nel suo continuo essere tradizionale ed al tempo stesso moderno protagonista dell’architettura contemporanea.
L’architetto Torricelli ha ribadito l’accostamento a coscienza del principio di adeguatezza, inteso come il “dar contesto ai luoghi”, mostrando progetti dello studio nell’hinterland milanese, centrati sul continuo colloquio con il contesto ed il paesaggio circostante.
Federico Bucci, critico, storico e docente del Politecnico di Milano, ha proposto un dialogo sull’intervento del prof. Torricelli e del Dipartimento di Progettazione per il Comune di Cerignola: PRG e alcuni progetti che lo hanno caratterizzato.
A seguire l’intervento dell’architetto Danilo Guerri che, emozionato dalla memoria di Milano nella sua storia personale, ha raccontato e mostrato il suo lavoro nel Teatro delle Muse di Ancona. Un “ripristino”, come lo chiama lui, in cui per 25 anni si è confrontato con il tema, con il contesto e con la città e dove anche l’utilizzo di un materiale tradizionale ma in forme nuove, come il laterizio è “piegato” alle ragioni del linguaggio architettonico.
Balzani ha ripreso la citazione di Guerri a proposito della rivista fondata da Giancarlo De Carlo “Spazio e Società”, per presentare l’intervento successivo, degli architetti Monica Mazzolani e Antonio Troisi. Riconoscendosi nella continuità con l’insegnamento di Giancarlo De Carlo, hanno impostato l’intervento sulla definita invariante: spazio pubblico, bene della comunità, che riconosce la strada e la piazza come i luoghi ad esso deputati storicamente, attraverso le immagini della corte del British Museum di Foster, la Biblioteca di S.Giovanni a Pesaro di Danilo Guerri, oltre che la Data di Urbino, Palazzo di Giustizia a Pesaro, i Collegi di Urbino e le Colonie degli anni ’60 di Giancarlo De Carlo, definiti condensatori sociali, luoghi in cui all’occasione organizzatasi interseca l’incontro spontaneo, in cui si perde – e si può perdere, grazie all’architettura – il proprio ruolo. Antonio Troisi ha presentato come esempio in dettaglio l’ultima opera di Giancarlo De Carlo, inaugurata da quasi un anno, la Scuola per l’infanzia Lama sud a Ravenna, di cui ha curato la realizzazione, anch’essa caratterizzata dall’uso sapiente dei mattoni a pasta molle per il rivestimento delle facciate.
A seguire Flavio Bruna e Claudio Mellano, formatisi all’interno dello Studio Gabetti&Isola (ora Isolarchitetti) di Torino, hanno illustrato alcune esperienze progettuali e realizzazioni architettoniche da loro eseguite a Cuneo. Da Heidegger ereditano il pensare l’abitare dalla parte di chi abita: illustrano il concetto con i quadri di Fredrich, in cui l’osservatore è parte del paesaggio rappresentato; sensibili insomma ai valori ambientali locali.
Infine Andrea Liverani ha presentato il lavoro dello studio Molteni&Liverani attraverso due belle case unifamiliari. La prima realizzata a Barlassina e multi premiata, in cui al sapiente articolarsi degli spazi – senza soluzione di continuità tra interno ed esterno- affiancano un involucro di mattoni, che interessa anche le falde di copertura – a guisa di pavimentazione inclinata, con quindi gli stessi accorgimenti tecnici per il deflusso dell’acqua – senza fughe di malta. La seconda in cui ancora l’articolazione del volume è così sensibile al suo intorno, un giardino di alberi pluriennali, che già dalle foto della costruzione durante il cantiere è chiaro il suo radicamento con il luogo, fatto non di materia ma di spazio, in cui tutto sembra già compiuto, come se da sempre si fosse trovato lì.

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