Università, Esame di Stato e Professione nel terzo millennio

esame di stato architettura

(di Alberto Fabio Ceccarelli)

Vi insegnerò prima a progettare con il legno, il primo materiale dell’architettura quando ogni colpo d’ascia aveva un significato, poi con la pietra, quando ogni colpo di scalpello era un espressione, poi con i mattoni, largamente usati dagli antichi egizi, e poi con il cemento armato, il materiale più duttile, e infine con l’acciaio e il vetro… alla fine dei corsi molti di voi saranno pronti per laurearsi e, dopo qualche anno di esperienza in qualche buono studio professionale, pochi di voi diventeranno architetti”.

Queste erano le parole usate da Mies van der Rohe per gli studenti dell’Istituto di Tecnologia dell’Illinois, il famoso IIT di Chicago, dove insegnò, dopo aver lasciato la direzione del Bauhaus di Berlino, su chiamata di Wright. Ma quanti tra i laureati italiani degli ultimi 40 anni – me compreso ovviamente – possono dire di aver ricevuto una tale formazione dall’università? E perché questo mio intervento, che inizia con tale citazione?

Premetto che la mia professione è stata caratterizzata da sempre anche da specifica attività formativa sull’Esame di Stato in Architettura, che ha generato peraltro i volumi per la preparazione dei laureati in Architettura e Ingegneria civile-edile “Guida pratica alla progettazione” e “Prontuario tecnico urbanistico amministrativo” di Maggioli Editore, giunti entrambi alla sesta edizione, che ampio riscontro hanno avuto negli anni. Quindi, stante detta attività, leggere su questo sito un articolo, pubblicato lo scorso anno, dal titolo L’esame di stato senza domani (di Marcello Balzani), ha generato un po’ di irritazione e tanti pensieri.

L’articolo citato, facendo il verso in maniera se vogliamo anche divertente ad un noto film fantascientifico, auspicava a livello nazionale la messa a regime di convenzioni tra Università e Ordini professionali tali da permettere l’eliminazione della prova grafica, vero spauracchio dei candidati. E tutto ciò perché l’autore dell’articolo sembrerebbe credere che il vero problema dell’esame sia esclusivamente l’uso della grafica tradizionale, e non invece l’incapacità di affrontare, da parte del laureato medio, un qualsiasi progetto per mancanza di basi culturali e normative.

Ma la soluzione proposta, già in uso purtroppo in alcune Regioni, ovvierebbe a siffatte carenze? Penso sia giusto ricordare che molto spesso le prime esperienze di lavoro sono caratterizzate prevalentemente dal far fotocopie, rispondere al telefono, sistemare archivi, pagare bollette e forse disegnare in sequenza bagni; queste almeno sono le testimonianze di alcuni miei studenti. Pochi, infatti, sono gli studi che possano garantire un periodo di apprendistato caratterizzato dalla trattazione di progetti architettonici, urbanistici e di restauro, dalla frequentazione di adeguati cantieri o dallo studio delle complesse normative che caratterizzano la materia in Italia, tali quindi da generare adeguati livelli di esperienza ed apprendimento.

Ti potrebbe interessare anche Esame Stato Architettura, ci risiamo: 17 consigli per superarlo

Peraltro, l’attivazione di queste convenzioni Università – Ordini professionali la prevede il DPR 328/2001, testo di legge che regola la materia “esame di stato per le professioni regolamentate”. Il DPR disciplina però, in presenza di  specifiche convenzioni, l’attivazione di tirocini post laurea con uno sconto sulle prove scritte, così come riportato all’art. 5 comma 2; la norma prevede altresì a titolo esemplificativo (art.17 comma 3) che l’esame per architetti sez. A settore “Architettura” sia strutturato in 1) una prova pratica avente ad oggetto la progettazione di un’opera di edilizia civile o di un intervento a scala urbana; 2) una prova scritta relativa alla giustificazione del dimensionamento strutturale o insediativo della prova pratica; 3) una seconda prova scritta vertente sulle problematiche culturali e conoscitive dell’architettura; 4) una prova orale consistente nel commento dell’elaborato progettuale e nell’approfondimento delle materie oggetto delle prove scritte, nonché sugli aspetti di legislazione e deontologia professionale.

Ebbene, non si comprende allora, per quale motivo, in spregio della norma – o del significato delle parole – le convenzioni auspicate nell’articolo, già promosse in alcune Regioni, abbiano deciso per i fortunati tirocinanti l’eliminazione della prova grafica, che è cosa diversa rispetto alle prove scritte, queste ultime peraltro vera novità introdotta nel 2001 nella nuova disciplina d’esame. In Italia, tanto per cambiare, le leggi non si applicano, bensì si interpretano sulla base di specifici interessi.

Fatta questa doverosa precisazione, il  problema vero, secondo me, è che la nostra società, a livello generale, messa in discussione ogni forma di autorità, tollerata l’indisciplina, giustificato l’impegno scadente (anche per la complicità della scuola tutta) ha generato un livello formativo molto scarso; ma questo non sembra preoccupare alcuno. Politici, alcuni tra professori universitari, colleghi, e studenti sembrano avere come unico interesse la promozione, la laurea, l’abilitazione, e l’immissione sul mercato, di forza lavoro nuova a prescindere dal livello culturale acquisito dai futuri colleghi.

E a me sembra essere indirizzata con questa logica anche la proposta del collega relativamente alle convenzioni, con queste probabili conseguenze:

  1. per l’università il liberarsi totalmente della responsabilità di specifici insegnamenti che dovrebbero essere alla base delle conoscenze minime di un giovane laureato, compresa la grafica manuale, che all’estero non è stata totalmente abbandonata, come mi hanno testimoniato più volte studenti polacchi, russi, tedeschi e sudamericani;
  2. proseguire nel solco della modernità, che ha generato già nella scuola di ogni ordine e grado l’eliminazione degli esami e al posto di essi le esperienze extra scolastiche con crediti formativi, deresponsabilizzando di fatto le future generazioni, abituate ad ovviare in questa maniera alle proprie carenze ed  insufficienze;
  3. ampliare infine la possibilità, già ora molto in voga da parte degli studi professionali più spregiudicati, di uno sfruttamento post laurea, male o per nulla pagato, a livello di stage o apprendistato.

Infatti queste convenzioni cosa genereranno se non forza lavoro sottopagata, continuamente rinnovabile? In fin dei conti, i nuovi laureati, ben formati all’uso dei programmi informatici, ma probabilmente poco formati sulle materie della futura professione, saranno disposti a tutto pur di “ovviare” alle difficoltà della prova grafica progettuale. È questo che realmente si vuole?

Ecco quindi che lo stato generalizzato di crisi, anche conseguenza di scelte dissennate in termini di scuola, denunciato ormai dalle stesse università, mi costringe a segnalare tutto ciò. So altresì che nel nostro Paese, le cose più ovvie sono sempre state contrastate, alla ricerca del facile consenso; ma dove ci ha portati tutto ciò in termini di credibilità internazionale? Negli anni ’70 eravamo una delle prime 5 potenze industriali; oggi, a distanza di 40 anni, nel mondo globalizzato, come siamo posti in classifica? Non sarà stata forse anche la dissennata politica su scuola e università, portata avanti da tutti, in una gara al ribasso per ottenere facile consenso elettorale, a farci scivolare in certe posizioni?

Io credo che senza adeguata formazione, oggi ancor più di ieri, non si sia in grado di competere a livello internazionale e globale. E con questo non voglio asserire che il tirocinio sia inutile; al contrario sarebbe utilissimo, ma da introdurre obbligatoriamente per tutti, e supportato comunque successivamente, così come prevede il DPR 328/2001, da un esame di stato che verifichi la reale preparazione del futuro architetto, caratterizzato quindi dalla prova grafica e prima prova scritta, oltre all’orale, che di fatto ricalcherebbe  le vecchie modalità d’esame in uso un tempo.

Guida pratica 
alla progettazione per l’esame di abilitazione

Guida pratica 
alla progettazione per l’esame di abilitazione

Alberto Fabio Ceccarelli - Paolo Villatico Campbell, 2017, Maggioli Editore

Qualificato testo di riferimento per la progettazione architettonica, urbanistica e di recupero/restauro, la GUIDA PRATICA ALLA PROGETTAZIONE è, da oltre 15 anni, lo strumento indispensabile per prepararsi all’esame di Stato per...

82,00 € 69,70 € Acquista

su www.maggiolieditore.it

Prontuario tecnico urbanistico amministrativo

Prontuario tecnico urbanistico amministrativo

Alberto Fabio Ceccarelli, 2017, Maggioli Editore

La sesta edizione del Prontuario tecnico urbanistico amministrativo, pur conservando inalterate le caratteristiche di chiarezza ed esaustività necessarie a rispondere ai vari quesiti delle prove d’esame di Stato delle pro- fessioni...

62,00 € 52,70 € Acquista

su www.maggiolieditore.it

Risparmia comprando insieme i due volumi, con questo kit: “Guida pratica alla progettazione” + “Prontuario tecnico urbanistico amministrativo” a 97,75 € 

CONDIVIDI

Aggiungi un commento

Aggiungi un commento
Please enter your name here