Equilibrio ambientale: territori fragili

(di Federica Maietti) In tempi recenti le parole Terra o Territorio richiamano ad immediata associazione le parole sicurezza, rischio idrogeologico, infrastrutture. Crolli, frane, alluvioni. Disastro colposo. La Terra è fragile, e non possiamo più far finta di niente.

 

La Terra è fragile, e in quanto tale è un tema concreto di grande responsabilità per il progetto contemporaneo, prima di tutto in termini di sviluppo sostenibile, laddove la Terra diventa fonte di ispirazione primaria per operare scelte progettuali in regime di equilibrio ambientale, attraverso l’utilizzo di risorse rinnovabili, attraverso il recupero di tecnologie costruttive tradizionali e la riscoperta del peculiare (antico, primitivo, indispensabile) rapporto tra uomo e natura.

 

A tal proposito è indicativo, e non casuale, che la prossima Esposizione Universale, che si svolgerà nel 2015 a Milano, verterà attorno al tema Feeding the Planet, Energy for Life: nutrire la Terra per alimentare l’uomo, e viceversa, “preservare la bio-diversità, rispettare l’ambiente in quanto eco-sistema dell’agricoltura, […] assicurare nuove fonti alimentari nelle aree del mondo dove l’agricoltura non è sviluppata o è minacciata dalla desertificazione dei terreni e delle foreste, delle siccità e dalle carestie, dall’impoverimento ittico dei fiumi e dei mari (Dossier di Candidatura World Exposition Milano 2015).

 

È scientificamente provato che l’uomo è la causa principale dei mutamenti climatici che interessano il nostro Pianeta. Proteggere la terra, per non compromettere la possibilità alle future generazioni di perdurare nello sviluppo, preservando la qualità e la quantità del patrimonio e delle riserve naturali, è ormai il denominatore comune di tutte le attività umane che comportano un consumo di risorse.

 

Alla luce di questi nuovi scenari globali il panorama architettonico contemporaneo offre molteplici spunti di riflessione. Primo fra tutti il tema del riuso e della “rigenerazione urbana sostenibile come un’irripetibile ed improrogabile occasione per stimolare concretamente la riqualificazione, architettonica, ambientale, energetica e sociale delle città italiane, nella consapevolezza che il territorio non costituisce una risorsa infinita e che le città devono essere capaci di ricostruirsi al proprio interno, anche al fine di garantire un habitat che assicuri la massima qualità di vita ai propri cittadini”, come ha recentemente sottolineato il Consiglio Nazionale degli Architetti. Politiche diffuse di rigenerazione urbana quindi, ma anche creazione di nuovi ecosistemi ambientali per frenare la dilagante urbanizzazione del suolo, e realizzazione di paesaggi in grado di ristabilire nuove relazioni fisiche e visive tra edificio e contesto naturalistico di appartenenza.

 

Che cosa si può conoscere del mondo? Dalla nascita alla morte, che quantità di spazio può sperare di abbracciare il nostro sguardo? Quanti centimetri quadrati del pianeta Terra avranno toccato le nostre suole?
Girare il mondo, percorrerlo in lungo e in largo, non permetterà di conoscerne più che qualche ara, qualche arpento
[…]. E con essi, irriducibile, immediata e tangibile, la sensazione della concretezza del mondo: qualcosa di chiaro, di più vicino a noi: il mondo, non più come un percorso da rifare senza sosta o come una corsa senza fine, non più come una perenne sfida da accettare senza tregua, non come unico pretesto per una esasperante accumulazione né come illusione d’una conquista, ma come ritrovamento d’un senso, come percezione di una scrittura terrestre, d’una geografia di cui abbiamo dimenticato di essere gli autori” (G. Perec, Specie di Spazi).

 

Nell’immagine, Renzo Piano Building Workshop, California Academy of Sciences, San Francisco


Federica Maietti, architetto, è Direttore di Architetti.com

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