Elezioni Consiglio Nazionale Architetti 2016, il futuro della professione è (adesso) molto concreto

Lo scorso giovedì 11 febbraio gli Ordini hanno votato per le elezioni Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori che rimarrà in carica nel quinquiennio 2016-2021.

Circa una novantina di candidati erano in gara tra le due sezioni. Alcuni si sono riconosciuti in un’aggregazione di liste capeggiate rispettivamente da Arturo Livio Sacchi (Ordine di Roma) e da Giuseppe Cappochin (Ordine di Padova). Il risultato della votazione nazionale, che deve essere ancora ratificato dal Ministero, presenta questa rosa di nominativi tra i primi più votati: Carmela Cannarella, Giuseppe Cappochin, Marco Giovanni Aimetti, Arturo Livio Sacchi, Franco Frison, Paolo Malara, Fabrizio Pistolesi, Massimo Crusi, Salvatore La Mendola, Diego Zoppi, Walter Baricchi, Ilaria Becco, Alessandra Ferrari, Fabiola Molteni, Luisa Mutti.

Entro un mese circa dal giorno di votazione si dovrà insediare il nuovo Consiglio ed eleggere nella prima seduta le cariche e quindi anche il nuovo Presidente.

Auguriamo buon lavoro alla nuova squadra di colleghi, che dovrà fin da subito impegnarsi su molti fronti partendo soprattutto dalla salvaguardia del ruolo sociale della professione intellettuale per poi dipanare, come svolgendo una matassa con molti fili e molti nodi intrecciati e stretti ormai da troppi anni, i temi del rapporto con l’università e del territorio con le sue perdute politiche, dell’aggiornamento professionale obbligatorio, del valore e della qualità del tirocinio, dell’importantissima internazionalizzazione come strategia di rete, dell’impegno civile e delle (quanto mai necessarie) politiche economiche.

Tematiche che, a parte alcune differrenze soprattutto sulla creazione di nuovi strumenti e strutture di coordinamento e di ricerca e sul peso da conferire al sistema ordinistico italiano nel modello più simile all’attuale (però in rete) piuttosto che in un modello più orientato all’aggregazione per grandi aree metropolitane, non ha visto grandissimi punti di differenza tra i programmi dei candidati.

Come a dire che la realtà ormai è questa e la si deve comunque affrontare.

Un futuro che, come scrive Marc Augé, è diventato per noi “il tempo più concreto della coniugazione”.

Un futuro che ci mette di fronte a delle responsabilità. Responsabilità che penetrano ormai violentemente nella carne viva della necessità, perché molti dei contenuti  schematicamente elencati non possono far più parte di un tempo sospeso, in cui è concesso il lusso di definire un’interpretazione, di rileggere, di cercare variazioni sull’esistente o rassicuranti ridondanze persuasive.

Il futuro della professione dell’Architetto è, adesso, molto concreto.

 

di Marcello Balzani

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